Interview: Barbara Cavaleri

In occasione della presentazione ufficiale al 75Beat del suo terzo album “So Rare”, incontriamo Barbara Cavaleri. La cantautrice di indubbio talento ci racconta il percorso che ha portato alla sua realizzazione, del DIY , del crowdfunding e di cosa vuol dire cercare di fare certi percorsi musicali in Italia.

L’ultima intervista che ti ho fatto risale a due anni fa, da allora i tuoi brani, di cui avevo sentito i demo, sono molto cambiati, sono “cresciuti”. Avevi previsto potessero prendere questa forma?

Barbara: Quando sono arrivata da Londra avevo in mano le pre-produzioni del 70% del disco. Il resto l’ho finito qui a Milano, sempre con metodo DIY cioè da sola fino alla fine e poi sono passata al lavoro in studio. L’incognita vera era vedere cosa succedeva dopo. Nel momento in cui io e Max (Lotti ndr) il fonico, abbiamo deciso di produrre con Leziero (Rescigno ndr) non sapevamo dove saremmo arrivati. Leziero, che conosco benissimo, come produttore e come musicista ama sfidare il brano e anch’io mi sono posta in questa ottica e questo è stata la chiave delle registrazioni. Per chi come te, già conosceva i demo dei brani, sentendo il risultato finale è rimasto sorpreso: “pensavo volessi prendere un’altra direzione” “è molto diverso da quello che avevo sentito” sono state alcune reazioni di chi ha ascoltato l’album prima che uscisse. Per quanto mi riguarda il disco con questo tipo di lavorazione è quello che volevo e poi dal vivo posso fare quello che voglio.

La prima cosa che si nota di “So rare” è la costruzione vocale dei brani.

Questa è una parte che già dalle prime versioni dei brani doveva esserci ed è stato molto rispettato e accresciuto dalla produzione in studio. Come hai scritto nella tua recensione il perno del disco sono le voci. Le canzoni sono scritte partendo da una melodia sulla quale io ho costruito un arrangiamento.

Nella scorsa intervista avevi parlato di una ‘ teoria dei piccoli passi ’, per sottolineare come non ci fosse fretta di finire tutto ma ti serviva il tempo necessario per fare tutto bene, nei giusti tempi. Sei riuscita a mantenere fede a questa filosofia?

Sì sono riuscita a fare le cose come volevo io. Sicuramente l’attesa è stata tanta, alcuni si sono spazientiti, ho perso dei pezzi per strada ma pazienza, il lavoro va fatto con criterio.

La campagna di Musicraiser è stata impegnativa?

Sì è stato come avere un secondo lavoro. Per prima cosa c’è la progettazione della campagna, un processo lungo mesi, poi la campagna in sé in cui tu fai quello e basta… oltre il tuo lavoro e la famiglia (ridiamo ndr). E’ come un progetto artistico anche se è in un altro versante è più manageriale.

Sei stata sorpresa di raggiungere l’obbiettivo così in fretta (una settimana ndr?

Sì certo. Sono consapevole che avrei potuto chiedere di più da subito, da mille a duemila euro, però mi sono anche fidata di chi mi ha accolto nella piattaforma, per l’Italia una nuova esperienza. Ero tra i primi venti progetti e sai, c’era anche un certo investimento d’immagine e di promozione, quindi è stato un piccolo compromesso. Arrivare al risultato così in fretta mi ha dato un’iniezione di speranza, dato anche dal fatto che molte delle persone che hanno contribuito al crowdfunding non le conoscevo, almeno il 30%, quindi è servito anche per accrescere il mio pubblico.

Parlami delle collaborazioni che hai avuto: Mauro Ermanno Giovanardi, i vessel e l’esperienza a teatro ne ‘L’inquilino’ al Franco Parenti.

Con Giò ci conoscevamo da tempo essendo stata prodotta da Lagash (Luca Saporiti tra l’altro bassista dei La Crus ndr) e il fatto che mi abbia chiesto di collaborare con lui per il progetto con il ‘Sinfonico Honolulu’ è stato un grande piacere ed onore. Poi lui è un professionista pazzesco, sa quello che vuole e lo ottiene, musicalmente parlando, ha fatto delle scelte importanti per la sua carriera su cui centra la sua vita in modo quasi totale. Questa è una cosa che gli ho cercato di rubare: la totale concentrazione sul proprio percorso artistico.
Il progetto con il ‘sinfonico’ non lo conoscevo finché non mi hanno chiamato e mi sono resa conto di aver registrato delle belle parti.

Sulla carta a questo progetto non avrei dato una lira ma vedendolo dal vivo ho cambiato idea radicalmente. Tu comunque ricoprivi un ruolo importante, dalle tue parole sembrava dovessi fare la corista dietro le quinte!

E forse io mi svaluto un po’, alla fine la voce era parte dell’arrangiamento e Giò ha saputo metterla nei punti giusti, per me è stato molto divertente ma anche faticoso. Ho dovuto studiare molto, prepararsi su cose non tue non è semplice e l’occasione di cantare in grossi palchi in tour è stata molto significativa.
Invece l’esperienza teatrale è nata grazie a Silvia Giulia Amendola, un’attrice molto brava e da quest’anno regista residente al Franco Parenti. Mi ha contattata a settembre dopo avermi vista live al Carroponte al concorso “Isola che non c’era” e si innamorò delle canzoni. Poi per caso ci siamo rincontrate ad una riunione di lavoro del mio fidanzato. Parlando ha capito chi ero e dove mi aveva vista e ho scoperta che da quella volta mi cercava ma non era riuscita a risalire al mio nome: “ora che ti ho ritrovata non ti mollo più” mi ha detto felicissima!
Dopo quella volta mi ha proposto di far parte de ‘L’inquilino’ e da qui è nata questa esperienza che è stata una sfida. Ho dovuto adattare le canzoni per essere suonate da sola, in acustico e senza amplificazione ed ero parte della scena non ero semplicemente la colonna sonora.

Fa paura solo a sentirlo raccontare…

Figurati quando il regista mi ha detto: ‘ora tu sei un personaggio non solo una musicista’. Non mi faceva paura recitare ma suonare le mie canzoni in quel contesto, dentro la scena. Alla fine è andato tutto bene ed è stata un’esperienza molto formativa e sono molto grata a chi mi ha coinvolta in questo lavoro.
Per Vessel (progetto di Corrado Nuccini + Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò ndr) conosco Corrado Nuccini dall’evento dello “Smiting” organizzato da PierAngelo Cantù di cui ero parte del cast. L’ho incontrato nel backstage ed è rimasto colpito dalla mia canzone (Everything In Its Right Place con i Port Royal ndr). In seguito mi ha ricontattato sul web proponendomi di cantare su ‘La Spinta’ e io ho accettato. Da quello è nato tutto e dal vivo canterò dividendomi i pezzi con Angela Baraldi.

Con Leziero sei sempre stata in sintonia durante le registrazioni?

Leziero lo conosco da diversi anni, era stato il mio insegnante quando facevo l’accademia. Dopo il primo anno mi aveva già chiesto di lavorare con lui alle produzioni che faceva con Lagash di musica elettronica. Ormai ti parlo del 2002 tra noi c’è un legame che definirei fraterno.

I brani “Desire” e “Holes” mi hanno colpito molto, da dove nascono?

“Desire” nasce dalla parte di me più ‘sindacalista’. E’ frutto della visione che avevo delle vicende italiane parlo degli scandali intorno ai politici che ci furono in quegli anni. Vivevo tutto questo con un po’ di antipatia, di nervoso, non vedevo una via d’uscita. E io che me ne ero andata via per fare le mie esperienze forse sarei rimasta nel mio Paese se le condizioni fossero state migliori, in fondo è il ragionamento di quelli che emigrano: tornerebbero tutti se ci fossero le condizioni per farlo. “Desire” nasce da qui, dal “come siamo diventati”, siamo davvero questi giovani e queste giovani che si ‘danno’ pur di arrivare? E mi dispiace veramente pensare che sia la realtà. Capita nel mio lavoro di insegnante di aver a che fare con degli adolescenti con molto potenziale e talento svuotati per inseguire dei modelli che alla fine li svalutano causando la perdita di questi ‘gioielli’. Questo all’estero è amplificato e tutti ne parlano male ed è un peccato. “Desire” è anche un inno alla libertà: dove ci porta il nostro desiderio vero? Anche musicalmente è un brano ‘pieno’ ed è cresciuto molto da quando l’ho scritto: ha un tempo dispari, tante variazioni, molte voci. E’ venuto così dettato dall’esigenza di quel momento.
“Holes” è nato in un parco. Stavo riflettendo su ciò che succede nella vita, quando perdi delle persone è come se si creassero dei buchi intorno a te. Ne è uscito un brano con delle immagini un po’ cartoonistiche per descrivere queste sensazioni.

Molti ti accostano a interpreti come Feist o St. Vincent ti ci ritrovi?

Mah forse pensare ad un accostamento è un po’ forzato, anche se poi ognuno ha i suoi metri di paragone, però nell’ispirazione sicuramente. Loro sono state due riferimenti importanti, soprattutto sulle loro prime cose, soprattutto per St.Vincent mi fermo a due dischi fa ora mi sembra leziosa però la onoro, rispetto e venero (ride ndr) ogni volta che posso!

Due anni fa mi avevi detto che, appena tornata da Londra, avevi trovato Milano meglio di come l’avevi lasciata. Cosa ne pensi ora?

Sono un po’ amareggiata. A vent’anni hai l’energia per arrabbiarti un po’ di più, ora non riesco e non voglio farlo così tanto, ho deciso che non serve. Mi limito a fare il mio senza far polemica e sono giunta alla conclusione che forse in questo Paese non c’è spazio per tutti e soprattutto per chi vuole fare l’artista. Vorrei ripetere l’esperienza di scrivere all’estero visto che è stato molto appagante e vorrei riuscire a farlo di nuovo, se possibile, non da qui. Ma ora non dipende tutto da me come era qualche anno fa…

Hai in programma altre date live?
R. Certo! Spero e prevedo di suonare molto, però non posso ancora ufficializzare nulla!

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