Stefano Resta – VIAVAI!

“VIAVAI!” non è semplicemente un disco sulla notte, ma sul movimento incessante della mente proprio quando avrebbe bisogno di fermarsi. Quel flusso di pensieri che passa da un argomento all’altro, si intreccia, torna indietro e finisce per alimentare l’overthinking, una delle condizioni più rappresentative del nostro tempo: l’incapacità di spegnere davvero il cervello. Da una guerra a una relazione finita, da un amico scomparso a un caffè, da una crisi generazionale a un giardino zen, il nuovo LP dell’artista pugliese Stefano Resta si sviluppa attraverso associazioni, ricordi e immagini che si sovrappongono, restituendo quella confusione interiore che spesso emerge quando la notte mette a tacere tutto il resto.
Le dieci tracce attraversano cantautorato, pop, elettronica, dream pop e shoegaze, muovendosi tra riferimenti che vanno dai Tiromancino a Tommaso Paradiso, fino ai Baustelle, soprattutto per la capacità di trasformare dettagli apparentemente ordinari in immagini dal significato più ampio. Tra i fili conduttori del disco emerge la difficoltà di comunicare, l’incapacità di trovare le parole giuste o di farle arrivare a destinazione. In “Vuota il sacco”, il dialogo sembra arenarsi prima ancora di riuscire a raggiungere l’altra persona, mentre in “Orfeo ed Euridice” messaggi, vocali e pensieri cancellati restituiscono una comunicazione frammentata, fatta più di tentativi che di reali possibilità di incontro. In “Maledistato”, invece, il venir meno del dialogo lascia spazio alla violenza, mostrando il lato più drammatico di questa distanza.
Un altro elemento distintivo è il modo in cui Resta riesce a far convivere ironia e dolore, senza che l’una finisca per sminuire l’altro. In “Nubi Corallo”, Steve Buscemi, Bach, un cane, un dottore e un giardino zen si ritrovano all’interno di un immaginario apparentemente surreale, ma attraversato da una sensibilità profondamente umana. L’ironia diventa così uno strumento per avvicinarsi alle proprie inquietudini, un modo per raccontare anche ciò che altrimenti sarebbe difficile affrontare direttamente.
È proprio nel quotidiano che il disco trova molte delle sue immagini più significative: una fotografia di Firenze, una televisione accesa, una valigia ancora da disfare, un motorino sull’asfalto o un vocale sull’iPhone diventano piccoli frammenti attraverso cui affiorano memoria, amore e perdita. Oggetti, gesti e situazioni familiari che, accostati in modo imprevedibile, finiscono per raccontare qualcosa di più grande, come se ogni dettaglio potesse aprire una nuova parentesi nel flusso dei pensieri.
“VIAVAI!” non cerca di mettere ordine nel disordine, né di trovare necessariamente una risposta alle domande che affollano la mente. Ne asseconda piuttosto il movimento, lasciando convivere passato e presente, ironia e malinconia, leggerezza e inquietudine. Perché, quando tutto intorno si spegne, il rumore più difficile da mettere a tacere è spesso quello che continua a risuonare dentro di noi.

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