Amari: fare finta di niente, atto di resistenza
Eccolo, lo lascio girare, tra futuro e quel pop che tanto ci piace. Si titola “Finta di Niente” il nuovo disco dei friulani Amari che tornano a fare i conti con il tempo, i ricordi e le trasformazioni della vita adulta senza concedersi alla nostalgia. Tra paternità, rapporti familiari da ricomporre, sogni lucidi e atmosfere elettroniche rarefatte, il passato non viene cancellato ma attraversato, mentre la resistenza diventa la possibilità di perdere qualcosa, cambiare forma e continuare comunque a guardare avanti. La distopia qui sembra il vero cuore espositivo, la luce, il senso e la ragione. Ma tutto poi diviene pop, d’autore… ma comunque pop.
Vi cito: “è un modo semplice per cancellare quanto mi ha fatto male”. Un tema che torna nel disco, a partire dal titolo?
Dariella: Vedi, alla fine tutto torna in questo disco. In questo caso mi sono interrogato se per non rimanere col broncio fosse stato più semplice cancellare in toto tutti i ricordi (pure quelli positivi) che ho di mio padre (defunto molti anni fa) oppure provare a fare un po’ di ordine riconsiderando le dinamiche del nostro difficile rapporto, uscendo dal recinto del mio percepito personale. In questo senso diventare io stesso padre è stato molto illuminante e impattante; molti ricordi carichi di rancore che ancora conservavo si sono davvero arrotondati. Ho provato a mettermi nei suoi panni e a studiare il contesto biografico che l’hanno portato a comportarsi in un determinato modo nei miei confronti e devo dire che credo di aver fatto pace con questa faccenda. A proposito, sai che uno dei primi titoli di “Finta di niente” era proprio “Pace”? Di sti tempi poi, ti immagini?
Che poi questa copertina che sembra “un sogno”… come evasione dal reale?
Pasta: Un paesaggio rilassante, per provare a distrarsi un attimo dalla realtà che ci bombarda ogni giorno, ma anche una trappola per farti credere che (almeno) dentro questo disco sia tutto rose e fiori.
Dariella: Tra l’altro questo paesaggio normalmente non è così tranquillo e desertico. Diciamo che questo disegno è stato realizzato durante un periodo molto particolare.
E restando sul tema anche nel suono, forse macchiato dal mio pregiudizio, sembra voler regalare un’alternativa al concreto…
Pasta: Escludendo gli assalti sonori di qualche breakbeat impazzito, questo disco è sicuramente caratterizzato da atmosfere nebulose, è sfocato come solo certi sogni lucidi sanno essere.
Dariella: Si effettivamente all’inizio dei lavori doveva essere il nostro disco ambient poi si è arricchito nel processo di scrittura delle canzoni ma il carattere dilatato dei pezzi con lunghe digressioni strumentali è rimasto.
Nota per i nerd musicali : l’utilizzo massiccio di sintetizzatori modulari combinato al mitico sintetizzatore Roland D-50 (famoso soprattutto per i deliziosi suoni atmosferici) ha sicuramente intensificato il sapore etereo del disco.
E qui finiamo anche dentro le trame di “Tutto Torna”, del video, del B/N… le maschere… demolire i ricordi e far finta di niente quanta sofferenza porta?
Pasta: Credo che cancellare certi ricordi in fondo sia impossibile, è più realistico provare a far i conti con il passato, cercando una forma di accettazione. Ti chiederai a questo punto: “ma perchè lo avete chiamato “Finta di niente”?” Anche qui emerge la nostra trappola, è un disco dove proviamo a fare di tutto tranne che “Finta di niente”.
Dariella: Se c’è una cosa che ha sempre caratterizzato questa band a livello filosofico / ideologico è stato il confronto con il futuro. Si, magari nei testi ci siamo spesso soffermati su concetti come il “passare del tempo” ma le nostre intenzioni non sono mai state celebrative nei confronti del nostro passato (e quindi dei nostri ricordi legati alla storia della band). Non ci interessa la nostalgia dei bei tempi andati, scriviamo su frammenti di presente o al massimo di passato prossimo. Che poi la cosa davvero assurda è che il protagonista del video di Tutto Torna è mio figlio e aver fatto un video in Bianco e nero con lui 6enne più che demolire un ricordo è crearne uno da zero. So già che fra 10 anni (ma anche prima) quando riguarderò questo clip piangerò l’anima.
Il nuovo suono degli Amari porta con sé un messaggio di resistenza o di resilienza? Parola forse abusata ma decisamente importante…
Dariella: A me piace la resistenza e vorrei che il messaggio fosse legato a questa bella parola.
Trovo che sia più interessante resistere perdendo qualcosa, uscendone diversi magari, piuttosto che frustrarsi sulla capacità di tornare “integri” come prima.



