Blood in Venice – The Dancefloor Assassin EP

GENERE: pop-rock, o citando il sito della band “modern rock with a vintage touch”

PROTAGONISTI: Matteo Siddi (voce), Henrik Gus Rangstrup (chitarra) e Alex Picciau (batteria)

SEGNI PARTICOLARI: I Blood in Venice sono una band fondata in tempi relativamente recenti. I tre membri, che portano con sé un insolito mix di origini tra Sardegna e Danimarca, vengono da esperienze con altre formazioni ed anni di cover di Placebo, Guns n’ Roses e Muse. A differenza di quello che il curioso nome di battaglia possa far presagire, il trio ha base a Cagliari e ha fatto entrare nel culmine questo progetto musicale con la pubblicazione di ‘Let the Drama Begin’ (6 brani, febbraio 2012) seguito appunto da ‘The Dancefloor Assassin’ (4 brani, in uscita il 28 gennaio 2013). L’idea per il prossimo futuro é quella di proporre un album vero e proprio che raccolga il meglio di questi due ep in aggiunta a qualche inedito.

INGREDIENTI: In soli quattro brani troviamo un saggio esaustivo delle capacità ed inclinazioni di una band che mostra una maturità rara per chi é all’opera da nemmeno un paio d’anni. Ad ogni modo possiamo trovare la ragione del loro apparire così rodati nelle esperienze passate dei membri, sicuramente coscienti di cosa significhi stare in questo ambiente, tanto da sembrare di aver trovato la giusta ricetta per ampliare il proprio pubblico. L’ispirazione, oltre a quella indubbia proveniente da band studiate a fondo come Muse e Placebo sembra tratta anche da atmosfere cinematografiche e fa trasparire un certo gusto per il retrò, attualizzato in melodie moderne.

DENSITA’ DI QUALITA’: La title track, nonché brano d’apertura dell’ep, ‘The Dancefloor Assassin‘, é il pezzo dal ritmo più coinvolgente dell’intero lavoro. Ci incuriosisce fin da subito e la voglia di continuare a sentire cosa ci prospettino i brani a seguire non ci abbandona neanche per un attimo. Bastano pochi ascolti, poi, per farsi entrare in testa quell’ “oh oh oh oh” che é un po’ il leit motiv di questa traccia. Troviamo falsetti, cori ed un finale improvviso dal retrogusto punk, genere che comunque non appartiene alla band che propone suoni curati ed attenzione al dettaglio. ‘The Way You Love Me‘ ci accoglie con un delizioso quanto incalzante intro di piano, mentre le liriche si intrecciano tra amore e dramma. Terzo brano é ‘A recipe for broken heart‘, traccia più rock ed energica del novero. Ad emergere dalle note, allietate nuovamente da un azzeccato sottofondo di piano, é l’ottima pronuncia inglese del cantante, davvero una rarità in un panorama come quello italiano dove spesso la conoscenza dell’idioma britannico é così approssimativa che un pubblico anglofono difficilmente comprenderebbe che ci si stia esprimendo nella propria lingua. Immaginiamo questa traccia come ideale colonna sonora di una corsa al parco d’inverno ed allo stesso tempo come una delle frecce più acuminate tra quelle presenti nell’arco dei BIV per far muovere le teste ed i corpi del pubblico durante i propri live. Si chiude con ‘Lonely‘, pezzo più cupo dell’ep che ci porta alla mente i Muse ed allo stesso tempo é l’unico a non convincerci, troppo ballad e scontata per i personali gusti del recensore, ma che siamo sicuri una buona fetta di pubblico apprezzerà .

VELOCITA’: Variabile, a differenza dell’attenzione e del divertimento dell’ascoltatore che rimangono sempre alti.

IL TESTO: “Your tears will never change a thing” (tratta da ‘A recipe of broken hearts‘ e riutilizzabile con ogni nostro conoscente che usa la via delle lacrime ad ogni pié sospinto)

LA DICHIARAZIONE: “Mi auguro che la nostra musica possa arrivare a più persone possibile, il che vorrebbe dire condividere pezzi della propria anima con persone che hanno la giusta sensibilità per arrivarci.” (Matteo, in un’intervista rilasciata a Saltinaria.it)

UN ASSAGGIO: 'The Dancefloor Assasin'

IL SITO: ‘bloodinvenice.com’

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