Quiet Sonic – Quiet Sonic

Genere: grunge, hard rock.

Protagonisti: la band si forma a fine 2014 ed è composta da quattro elementi provenienti da gruppi ben conosciuti nel panorama piacentino: la formazione odierna è composta dai fondatori Riccardo Molinari (chitarra) e Marco Cavozzi (basso) a cui si aggiungono Alberto Zucconi alla voce e Federico Merli alla batteria. Parallelamente inizia la collaborazione con Elena Saltarelli in qualità di autrice dei testi.

Segni particolari: album d’esordio per la band, dopo diversi mesi di esibizioni live. Uscito ad aprile 2016 per Orzorock Music, etichetta di riferimento per le piccole band del piacentino, e anticipata dal singolo Gullit il cui video ha ottenuto anche passaggi su Rock Tv.

Ingredienti: la band punta su un sound tutto incentrato su influenze anni 90, senza concessioni a sonorità oggi più in voga. Le influenze principali sono il grunge nella sua versione più granitica e vicina all’hard rock, come Soundgarden e Alice in Chains (vedi, su tutte, Gullit e Vietnam) nonché reminiscenze delle chitarre dei Nirvana di In Utero. Ma non mancano citazioni dei Red Hot Chili Peppers e Faith No More (l’assolo di basso di Vietnam, il riff di Hot 2 o, a tratti, l’andamento di Cataract) e del miglior post grunge (Audioslave, Deftones).

Densità di qualità: siamo quindi di fronte a un disco derivativo, ma questo non deve far pensare a una carenza di personalità. Anzi, sia negli arrangiamenti sia nei testi la band dimostra maturità, nonostante l’album sia a tutti gli effetti un esordio. Tra i brani migliori, il citato singolo Gullit, che si regge su un potente riff sabbathiano di chitarra e su un’ottima sezione ritmica, con un basso tortuoso che si arrotola su una batteria grohliana, Silver, che parte morbida e sinuosa, ricordando anche i migliori Incubus, ed esplode nella seconda parte, e che è una delle migliori prove vocali del disco, e poi la lunga cavalcata Vietnam, che potrebbe stare su Badmotorfinger e gioca con continui cambi di ritmo che sorreggono un cantato potente e credibile. In generale, un lavoro potente e compatto, che crediamo avrà una forte potenzialità suonato dal vivo.

Velocità: la potenza di un treno in corsa, per una quarantina di minuti di rock forse fuori moda, ma genuino e molto ben suonato.

Il testo: “Silk words inside my pillow / Whispered to you millions miles away” da Gullit.

La dichiarazione: dal comunicato stampa: “Scoprire se stessi, i propri limiti e ciò che va oltre la razionalità è una delle grandi “paure nascoste”, e l’obbiettivo è appunto quello di riscoprirci senza fronzoli, per una volta, attraverso tante piccole storie di pietà e di crudeltà, di amore e di oblio”.

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