Perturbazione – Le Storie Che Ci Raccontiamo

GENERE: pop

PROTAGONISTI: Tommaso Cerasuolo: voce, Cristiano Lo Mele: chitarra, Rossano Antonio Lo Mele: batteria, Alex Baracco: basso. Produce Tommaso Colliva, fresco vincitore di un Grammy.

SEGNI PARTICOLARI: sesto disco per la band di Rivoli, il primo da quando la formazione è passata a quattro dopo l’abbandono di Gigi Giancursi e Elena Diana.

INGREDIENTI: la rinnovata band prosegue nella strada tracciata con Musica X, quindi c’è una prevalenza di brani nei quali si fa un utilizzo importante di sonorità e ritmiche elettroniche e una minoranza di canzoni nelle quali, invece, si utilizza una strumentazione più classica e anche lo stile con cui sono suonati gli strumenti è vicino ai Perturbazione dei dischi precedenti.

DENSITÀ DI QUALITÀ: queste canzoni possono essere divise in tre categorie: quelle irrimediabilmente brutte, quelle che avrebbero potuto essere buone ma sono state rovinate da scelte illogiche in fase di produzione e quelle effettivamente buone. Già il quadro messo così non è certo esaltante, e lo diventa ancor meno quando si pensa che i brani appartenenti all’ultimo gruppo sono solo due. Ma andiamo con ordine: le canzoni irrimediabilmente brutte lo sono perché ognuna di esse soffre di almeno qualcuna tra le seguenti problematiche, quando non di tutte: scarsa ispirazione melodica; banalità dei testi; inabilità nel raccordare tra loro strofa e ritornello, che sembrano due mondi a parte anziché due parti della stessa unità artistico-creativa; arrangiamenti confusionari con suoni invadenti e per nulla funzionali a una resa armonica del brano. I titoli: Dipende Da Te, Trentenni, Ti Aspettavo Già, La Prossima Estate, Da Qualche Parte Del Mondo. Le canzoni che avrebbero potuto essere buone, non lo sono perché c’è sempre la voglia fine a se stessa di forzare all’interno del brano certi suoni volutamente atti a catturare l’attenzione dell’ascoltatore e certe ritmiche che hanno l’evidente scopo di far battere il piedino: purtroppo, se questi elementi vengono usati male, si crea solo un gran pastrocchio. Qui i titoli sono Una Festa A Sorpresa, Cinico, Everest. Il caso di Everest è emblematico: una canzone pop per una volta con tutte le cose a posto che a un certo punto propone un inserto rap totalmente fuori luogo. Le canzoni effettivamente buone, guarda caso, sono quelle nelle quali l’elettronica sparisce o è molto limitata: qui esce finalmente la peculiare attitudine emotiva della band, quella che ne ha fatto sì che tanta gente si innamorasse di loro. Stiamo parlando di Cara Rubrica Del Cuore e della title track. Non si può dire che il giudizio sia influenzato da un’eventuale incapacità di accettare la voglia da parte della band di percorrere nuove strade, perché i difetti di cui sopra sono evidenti e non può essere un caso che essi non si riscontrano nel momento più vicini al passato. I Perturbazione hanno provato a accettare completamente le regole del pop da classifica e a buttarvisi fino in fondo, ma semplicemente, questo non è un gioco che fa per loro.

VELOCITÀ: varia.

IL TESTO:Son la salvezza dell’Occidente, trentenni stanche fan finta di niente, ascoltan storie sul bordo del letto, nessun problema, voglio quando smetto”, il presunto ritratto di una generazione di disillusi in Trentenni ha la stessa profondità di un tema di terza media.

LA DICHIARAZIONE:Quando ti trovi davanti a melodia vocale, metrica e testo, il bello è riuscire ad intrecciare tutto ” Tommaso a rockol. Purtroppo è proprio questa capacità di intrecciare tutto che è quasi sempre venuta a mancare.

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