Nico Sambo – Ognisogno

GENERE: Cantautorato, alt-pop

PROTAGONISTI: Nico Sambo (voce, chitarra elettrica, pianoforte, field recording),
Davide Morelli (pianoforte, sassofono) , Alessandro Quaglierini (basso), Valerio Ianitto (fisarmonica wahtube, campane tibetane, santoor, pianoforte ), Federico Melosi (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: Classe 1979, Nico Sambo è un musicista eclettico che, lavoro dopo lavoro, ha saputo caratterizzarsi per l’utilizzo di sperimentazioni strumentali che hanno dato vita a lavori riconoscibili. Nel 2014 “Argonauta”, affrontando il tema del viaggio in maniera peculiare, tra suoni ed espressioni riferiti ad un immaginario mondo “spaziale”, era stata una piacevolissima sorpresa. Il livornese è adesso al quarto album in studio e non rinuncia alla già riuscitissima collaborazione con Lucio Tirinnanzi, che, come nel precedente lavoro, si è occupato della stesura dei testi. “Ognisogno”, titolo profetico come gran parte dei precedenti, è uscito il 30 Settembre 2016 e, come il precedente lavoro, è stato prodotto da Cappuccino Records.

INGREDIENTI: Dimentichiamoci dei synth, delle chitarre graffianti e degli echi spaziali. In questo caso Nico Sambo semplifica i suoni e ci si trova di fronte ad un lavoro molto più “asciutto”, i cui protagonisti vanno ricercati nella strumentazione acustica. Il pianoforte, in particolare, è quasi sempre in primo piano e delinea tutti gli arrangiamenti. Quello che non scompare è l’impressione che anche stavolta l’intento sia legato in qualche modo alla tematica di un viaggio, che se in “Argonauta” era stato caratterizzato dal superamento di una pena d’amore mascherato da cammini spaziali e incontri di altre forme di vita, in questo caso diventa un percorso tra i propri sogni, le proprie esperienze e i propri desideri. “Ognisogno”, allora, diventa una parola che racchiude un mondo più complesso, fattore che si ripete musicalmente, poiché dietro la semplificazione acustica già citata l’orecchio coglie una pienezza nei suoni legata all’utilizzo di fisarmonica, sassofono, campane tibetane, registrazioni di voci e suoni naturali. E così, se la svolta è decisamente pop, si tratta di pop di qualità.

DENSITA’ DI QUALITA’: Ci ritroviamo, allora, ancora una volta a parlare di viaggio. In un certo senso America Isterica, prima vera traccia di apertura dopo l’intro strumentale jazzato di Coincidenze è l’emblema dell’intera tematica. Apparentemente un viaggio in sidecar in giro per il mondo, forse anche in sostanza, e che tuttavia lascia immagini veloci, aggettivi attribuibili ad ogni luogo che ne delineano per così dire il “carattere” a livello geografico, politico, sociale. La domanda è sempre se il viaggio sia reale o meno, e tuttavia resta una domanda superflua. Diventa subito chiaro che in realtà l’uso privilegiato del pianoforte ha proprio l’obiettivo di rendere rarefatte le esperienze, come fossero ricordi o immagini della mente, caratteristica attribuibile praticamente ad ogni pezzo. E così se Arrivederci mai gioca coi ricordi estivi di un amore mai concretizzato, Connessioni instabili, elettronica sullo sfondo, sembra quasi partorita da Battiato nelle prime battute ed evoca la lontananza e l’incompletezza delle comunicazioni a distanza; e se Santa Giulia si muove tra gli attaccamenti e i desideri di un ritorno nella propria terra natìa, Lo sai che diventa una carrellata di pensieri apparentemente sconnessi, quasi una scusa per una conversazione immaginaria con qualcuno di non presente (“lo sai, ti penso“).
Se dunque abbiamo parlato di arrangiamenti delicati, semplici e rarefatti, la sperimentazione ritorna prepotente ne La stazione, punto di arrivo in cui si fondono una parte ritmica martellante, decisamente new wave, ad un uso quasi fusion di sassofono e pianoforte e che regala anche la tematica più complessa di tutto l’album.
Nonostante l’apparente semplicità, “Ognisogno” va sicuramente ascoltato più di una volta per coglierne appieno le sfumature, caratteristica che lo accomuna perfettamente al precedente “Argonauta”. Si parla di una leggerezza di qualità, che quando preme sull’acceleratore dà dimostrazione di classe ed esperienza. Ed è forse l’unico punto dolente di un lavoro riuscito, quello di regalare tracce sparse di complessità e suscitare in un certo senso una nostalgia nelle orecchie e nei cuori più abituati a sonorità cupe. E’ un album che si fa apprezzare, anche molto, ma che rischia di lasciare un desiderio di distorsioni e psichedelia che soddisfa solo in parte. Tralasciando le esigenze personali, non si tratta affatto di un passo indietro, ma di uno avanti e il bilancio resta molto positivo.

VELOCITA’: 10 brani a ritmo pacato per godersi il panorama.

IL TESTO: “Medioriente disoriente non si sente chi si pente, non si vede niente, segna assente” da America Isterica

LA DICHIARAZIONE: “Un ponte è l’evasione dalla routine, dal quotidiano e da tutto ciò che può annoiarci o insoddisfarci. Questo è sicuramente un motore comune ai due album. Così come nel precedente “Argonauta” l’evasione si realizzava col viaggio, in “Ognisogno” evadiamo dall’insoddisfazione col sogno, sia esso inteso come aspirazione o desiderio consapevole che come qualcosa che si manifesta nel sonno.” da un’intervista a fourzine.it

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