L’orso – L’orso

GENERE: indie-pop, twee-folk.

PROTAGONISTI: Mattia Barro (voce, chitarra), Tommaso Spinelli (voce, basso), Gaia D’Arrigo (violino, voce, tastiere) e Giulio Scarano (batteria e voce)

SEGNI PARTICOLARI: tre EP, svariati concerti ed esperienze live; una pausa per rielaborare materiale precedente con nuovi arrangiamenti e produrre inediti brillanti e significativi. Questa è la strada che L’orso ha affrontato per arrivare alla pubblicazione del suo album di debutto, distribuito sempre da Garrincha Dischi, che con questo progetto sembra finalmente badare all’aspetto qualitativo e non solo all’hype.

INGREDIENTI: L’orso è fortemente influenzato dalle esperienze della scena indie-folk dell’ultimo decenni, in particolare da Beirut, Belle&Sebastian e Sufjan Stevens, ma non mancano chiari riferimenti a quel pop-cantautorato leggero à la Battisti dei primi anni e generalmente il tentativo di riprendere l’immediatezza post-adolescenziale degli amati 883 nel descrivere situazioni comuni, quotidiane, generazionali. Attenta la cura di testi sempre intriganti, tra giochi di parole (o di enigmistica?, ndr.) e versi spensierati, imbevuti di sensazioni quasi tangibili, tra fluidità e delicatezza; curata molto, rispetto alle uscite precedenti, anche la struttura musicale, con linee melodiche ben orchestrate e sostenute da una gamma strumentale varia ed efficace, arricchita con passaggi di glockenspiel, banjo e tromba.

DENSITA’ DI QUALITA’: dischi come questo sono rari nel panorama italiano: “L’orso” è esempio di fantastiche suggestioni di vita e la prova che si possano musicare situazioni profondamente emotive. La band riesce a trasmettere quell’atmosfera esistenziale che caratterizza il giovane italiano del ventunesimo secolo, ora nella sua fresca vivacità , ora nella sua morbida malinconia. Insomma Barro e soci rievocano per analogia quelle fotografie che vedono protagonisti un po’ tutti noi ascoltatori, membri di una società che sempre più allontana la soglia dell’età adulta, in una continua crescita interiore alla ricerca dell’equilibrio maturo. Ed ecco canzoni che parlano con occhi nuovi di amori controversi (‘Ottobre come settembre‘, ‘Acne giovanile‘), sempre con attenzione all’aspetto scritturale ricco di figure semantiche stranianti. Si sottolinea l’importanza del viaggio in una civiltà ormai aperta al mondo, con i trasferimenti nostalgici di ‘Baci dalla provincia‘ e la difficile co-esistenza con le distanze in ‘Con i chilometri contro‘, ma anche nei disillusi ritorni (‘Tornando a casa‘). ‘I nostri decenni‘ descrive invece il cambiamento dei rapporti umani in atto, con l’amore che “perde la emme e diventa A-ORE“, privandosi della naturalezza delle vecchie abitudini, sostituita da mail e conversazioni in chat. Tra gli idoli adolescenziali di ‘James Van Der Beek‘ (che vede la collaborazione del compagno di etichetta Magellano) e le agrodolci speculazioni di ‘Invitami per un tè‘, L’orso debutta nella scena italiana con grande passione e personalità ; il primo lp si presenta con sorprendente spontaneità , in un connubio vincente di vecchi estratti revisionati, che ora rendono finalmente merito alle capacità dei componenti, e nuovi pezzi che reggono bene il confronto con i pre-esistenti. Questi ragazzi andranno lontano; se, poi, troveranno difficoltà nel percorso ci avranno lasciato perlomeno un piccolo capolavoro.

VELOCITA’: 11 tracce scorrono fluide in 36 minuti che quasi non si avvertono. 36 minuti diventano poi 72 e ancora 108 in continuo loop.

IL TESTO: “Accordami i polsi che è da un po’ che non scrivo più / o almeno invitami per un tè“, da ‘Invitami per un tè‘.

LA DICHIARAZIONE: vivere di musica o vivere per la musica? Barro ha le idee chiare: “Vivere per la musica. E vivere di musica nell’accezione che non potrei passare una giornata senza ascoltare qualcosa.“

UN ASSAGGIO Il Tempo Passa Per Noi

IL SITO: facebook.com/lorsoband

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