Jocelyn Pulsar – Convivenza Arcade

Genere: cantautorato indie-pop

Protagonisti: Jocelyn Pulsar è Francesco Pizzinelli. Uomo tutto campo, di quelli vecchio stampo, che nel campo dell’oratorio può fare un po’ tutti i ruoli. Ma di quelli anche che fanno il lavoro oscuro, quello sporco. Indispensabile. Anche se a volte è più bello che uno così stia sempre in porta. Stronzi.

Segni particolari: Dischi, EP, un alter-ego, una fine che sembrava una fine e invece era solo un arrivederci, messaggi su Facebook agrodolci che buttano li, con l’ironia di sempre, il fatto che, insomma, un posto al sole sarebbe anche gradito e tutto sommato meritato, ma va bene anche così. La passione per il Cesena. Lo sguardo bonaccione. Francesco, nei cartoni animati, sarebbe l’angioletto ma anche il diavoletto che ogni tanto appaiono sulle spalle del protagonista e gli mostrano la situazioni da angolature diverse. La voce della verita, la voce del vorrei (ma non posso?), la voce di “cazzo me ne frega stavolta penso solo a me”. Dicevo prima “indispensabile. Lo ribadisco.

Ingredienti: Pare essere dimesso un po’ più del solito il nostro. Dal punto di vista musicale non ci sono fronzoli o orpelli particolari: chitarra acustica, ritmiche basse, voce. Anche i pezzi per lo più sono ballate morbide. Tranquilli, i ritornelli e le melodie ci sono, ma se cercate il pezzo scoppiettante, beh, stavolta cercate male. Quasi un disco “notturno”, forse perchè, se bisogna tirare delle somme o guardarsi dentro, magari la penombra è più adatta piuttosto che la luce forte che metta in evidenza anche qualche lacrima.

Densità di qualità: Campione del ripescaggio anni ’80, campione di polaroid capaci d’immortalare le cose semplici e più intime, sia che riguardino semplici stati d’animo o oggetti del quotidiano quasi trascurati o gli aspetti all’apparenza più inutili di una coppia che, poi, diventano anche motivo di rottura. Campione si. Leggiamo paroloni ovunque per mezze seghe come Calcutta, beh, potrò usare la parola campione per Francesco oppure no?  Ci mette la faccia, la voce e le paure, le sue, ma anche le nostre: tra ansie di coppia (Convivenza Arcade), ansie da futura coppia (Domani Mi Sposo), spavalderie da faccia tosta che poi tosta non lo è, timori di non essere capito e di essere sempre visto come “il fratello sfigato” (L’altro Baggio), ansie da prestazione non solo davanti a un porno, ma davanti alla vita stessa (In Nome di Barbarella, Attrice). Sicuramente anche la sua vita da musicista, perché forse Francesco a volte potrebbe pensare che chi ascolta la sua musica lo faccia come chi prendeva i giornali con sopra Barbarella, materiale gradito ma da nascondere, come se non avesse la dignità di essere mostrato o più che la dignità l’impatto visivo o di “like”. Meglio mettere sul profilo di Facebook la foto che si è stati a live di Dente piuttosto che un live di Jocelyn Pulsar. E a volte questo brucia. Eccome. Ma l’ho detto o no che qui stiamo parlando di un campione? Lui guarda, manda giù, ma ci scrive sopra una canzone. Ecco, magari mi correggo (ma Calcutta resta mezza sega, sappiatelo!). Francesco è un giocatore. Uno vero, con le sue giocate deliziose, ma anche le sue partitacce, i suoi dubbi e le sue domande. Uguali a quelle di chi ascolta. Uno di quei giocatori sanno davvero come si fa, nonostante tutto, o che almeno ci provano, sempre. Un gran bel disco.

Velocità: poco sostenuta.

Il testo: “Dentro di me c’è un fuoriclasse, di questo sono certo“, da L’altro Baggio

La dichiarazione: “In questi giorni sto ricevendo molti messaggi privati dai fanz di complimenti per il disco nuovo. O almeno credo che siano messaggi di complimenti. Sono tutti di fanz stranieri, non capisco esattamente cosa dicano….spesso alla fine c’è un cuore..immagino dunque siano complimenti.

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