Intercity: Laguna

ANNO: 2018

ETICHETTA: Dischirotti / Orso polare dischi

PROTAGONISTI: Fabio Campetti(Voce e chitarre), Michele Campetti(Chitarre ed elettronica), Paolo “Mellory” Comini (Basso, synth, chitarre, elettronica, piano), Riccardo Taglietti (Batteria, percussioni) e tanti altri

INGREDIENTI: Un doppio, un doppio nel duemiladiciotto. Ventidue canzoni, ventidue nel duemiladiciotto. Un periodo in cui indie è quasi sempre sinonimo di ‘ci provo ad essere alternativo ma poi voglio il mainstream’ gli Intercity, milanesi al quarto album, ricordano al mondo cosa significa indipendenza, quella vera.
Il gruppo dei fratelli Campetti sforna il successore di Amur, già ricco di spunti, ampliando ogni spunto e trasformandolo in un brano. Il timbro e lo stile ben riconoscibile a cui ci hanno abituato negli anni viene arricchito dalla presenza di numerosi ospiti che hanno suonato violini, trombone, syhth e pianoforti.
Un anno e mezzo, quasi due dice Fabio Campetti per completare il lavoro, uscito per Dischirotti / Orso polare dischi.

QUALITA’:

l’attesa per l’uscita di Laguna (31 agosto) è stata scandita da un pugno di singoli/video:

Zenith, Joshua, Un poster, L’indiano hanno dato l’idea di quello che poi si sarebbe sentito nel disco.

Il fatto che poi sia doppio(“Un sogno che avevo da tempo” dichiara Fabio Campetti) amplia il discorso che si rivela solo accennato dalle preview.

L’epica Notturno, che apre il lavoro, non rientra nei canoni dei singoli: corre veloce, in uno stile riconoscibilissimo e personale tra chitarre e la voce mai sopra le righe di Fabio.

Ad ascoltare Laguna tutto in un fiato perdersi tra le parole, i suoni e le ambientazioni del gruppo e di chi ha collaborato è fin troppo facile. L’elettronica usata come appoggio per partire lontano (Zenith) o come base (Joshua). La presenza del piano esalta i brani più lenti (Per un pochino di spazio, Ufos) dove trova la naturale collocazione evidenziando i testi eterei e pieni di immagini che altrove si perdono nascosti dietro fiumi di chitarre o accompagnati dal violino (Limbo).

Se si dovesse scegliere un brano che racchiuda un po’ tutte le anime del disco si sarebbe costretti a sceglierne almeno due (eh eh eh) il secondo del secondo ‘cd’: Scatto fisso e il terzo Le piante di canapa. Il primo è pieno di un po’ tutto: elettronica, trombone, chitarre e tutto quello che serve per far amare il suono del disco e secondo è un pezzo di anima che viaggia lontano e che non vorresti finisse mai, ma sinceramente ogni brano nasconde qualcosa che ad ogni ascolto cresce e c’è sempre nascosto qualcosa di diverso.

Con questa quarta fatica gli Intercity hanno creato un lavoro fuori dal tempo che riempie il cuore con la semplicità e la schiettezza di un viaggio senza fine. La candidatura a disco dell’anno è scontata.

Intercity – Laguna – 2018

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Un lavoro fuori dal tempo che riempie il cuore con la semplicità e la schiettezza di un viaggio senza fine
  • 8.5/10
    Voto - 8.5/10
8.5/10

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