Fast Animals & Slow Kids – Hybris

GENERE: Punk rock

PROTAGONISTI: Aimone (voce, chitarra), Alessandro (chitarra), Jacopo (basso), Alessio (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: Viviamo in un’epoca frenetica, un’era in cui l’informazione viaggia velocissima e i like su Facebook si susseguono a nanosecondi di distanza l’uno dall’altro. Senza neanche accorgersene veniamo sommersi di Megabyte di musica che mai ascolteremo. In tutta questa mole di dati e di suoni è fondamentale non perdere la testa e concentrarsi sulle cose buone e di valore. Come Hybris, realizzato con cuore, con sentimento, con voglia, con rabbia ma soprattutto con impegno. ‘Cavalli’ ci aveva fatto gridare al miracolo perché aveva consegnato alla musica italiana un gruppo giovane dall’attitudine punk, che fa musica perché gli importa e dal vivo suona come se non ci fosse un domani. Con tutto il cuore speravo che non si trattasse un fuoco di paglia e che fosse il primo passo per una carriera in crescendo.

I Fast Animals and Slow Kids, prodotti da Andrea Marmorini di Woordworm ed accompagnati dalle sapienti mani di Appino & company, realizzano un disco coraggioso, maturo e con forte personalità . Un album tracotante, che ho avuto la fortuna di ascoltare al clamoroso live all’Alcatraz, in apertura ai Ministri circa un mese fa. 25 minuti al fulmicotone, durante i quali il gruppo perugino ha sputato sangue, si è concesso al massimo, non ricevendo nessun compenso e decidendo di concedere ‘Hybris’ gratuitamente per sempre, compiendo una scelta davvero coraggiosa che può far discutere. Evidentemente per i Fask l’obiettivo numero 1 non è il denaro, ma la musica, che vogliono condividere con il loro pubblico e con nuovi ascoltatori, anche se ricorderò sempre il grido tanto ironico quanto incazzato di Aimone al Miami 2011: “Vogliamo i vostri soldi, solo i vostri soldi“!.

INGREDIENTI: Il titolo richiama alla storia dell’antica Grecia e simboleggia un’unione di intenti tra i membri del gruppo, che sfocia in una ipotetica sfida agli Dei. La superbia, l’eccesso, l’orgoglio nascono nel disco e confluiscono nelle performance live durante le quali a tratti gli occhi di Aimone diventano iniettati di sangue ed i ragazzi sono tutti in trance agonistica. Con questo secondo lavoro i Fask decidono di osare, di scrivere con coraggio un’opera epica che dimostra come nell’Italia 2013 sia ancora più importante lottare e conquistarsi un presente ed un futuro. Mentre Calli suonava rapido, veloce, istantaneo ed adolescenziale, nel giro di 2 anni i Fask compiono passi da gigante giungendo ad una forte presa di coscienza, pur mantenendo i tratti punk dell’esordio ed i classici stop and go.

DENSITA’ DI QUALITA’: Si comincia come meno te lo aspetti. Organo, arpeggi e tastiere. Dove siamo finiti? Ma il clima è necessario per creare l’atmosfera adatta. ‘Un pasto al giorno‘ è un crescendo di sensazioni e di convinzioni, primo pezzo ideale che fa esplodere il mood epico dell’intero disco e mette in evidenza il percorso del quartetto perugino. I testi di Aimone sono sempre più intimi e descrivono timori ed emozioni che si evolvono con il passare del tempo, descritte molto bene in ‘Fammi domande‘. La sfrontatezza e i pochi giri di parole rimangono una costante dei Fask. Non si ha timore di prendere in giro la morte e non c’è paura del futuro. ‘Combattere l’incertezza‘ segue la stessa linea e racchiude in sé alcuni dubbi della nostra esistenza, che non devono più ostacolare la nostra crescita ma ci aiutano a prendere coscienza di chi siamo ed accettare noi stessi, soprattutto i nostri lati negativi. Il “Nascondevo a me stesso che cercavo il disastro” mi fa venire in mente Fight Club, quando il protagonista ogni volta che sale sull’aereo prega per una collisione, un mega incidente spettacolare. ‘A cosa ci serve‘, primo singolo, è sicuramente la canzone che dà più spessore al disco e descrive al meglio le condizioni di una generazione costretta a lottare e alla quale non resta altro che dare tutto, vivere al meglio il proprio presente, con un’attitudine alla Kerouac di ‘On the road’ o alla Neil Young del “meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”, ripresa anche da Kurt Cobain, recentemente compianto per i 19 anni dalla sua morte.

Il “Non sarò mai come loro” ricorda i testi dei primi Tre Allegri Ragazzi Morti, con la convinzione che un’alternativa c’è al modo di vivere di certi personaggi arrivisti e falsi. Convivono nello stesso pezzo sonorità e vocalità targate Teatro degli Orrori, che di certo avevano ispirato i Fask già ai tempi di ‘Cavalli’. ‘Maria Antonietta‘ è il pezzo più orecchiabile, ma allo stesso tempo a tratti inquietante e crudo. Degna di nota  ‘Treno‘, la canzone in chiusura del disco, che punta forte sui sapienti riff di Alessandro e gioca sulle emozioni vissute in un rapporto complicato e sul controverso intreccio tra destino, tempo e scelta. Il “ti spingerò“, che conclude la canzone rivela forse un macabro finale.

VELOCITA’: Sostenuto, con rapide accelerazioni ed improvvisi assestamenti.

IL TESTO: “Le speranze a vent’anni, essere fermi ma sentirsi distanti. Le speranze a vent’anni dico, ti cuciono gli occhi ma tu pensi ai tramonti” da ‘Farse

LA DICHIARAZIONE: “Hybris, tracotanza. Abbiamo scelto questo titolo per esorcizzare un po’ questo clima di maturità che si era creato intorno a questo nostro nuovo album. Dobbiamo essere superbi, sfidare gli dei ed andare avanti con quello che abbiamo in mente.” (Da un’intervista prima del concerto milanese all’Alcatraz)

UN ASSAGGIO A Cosa Ci Serve

IL SITO: facebook.com/fastanimalsandslowkids

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