Cut – Second Skin

GENERE: blues-core/garage-punk

PROTAGONISTI: Ferruccio Quercetti (chitarra, voce); Carlo Masu (chitarra, voce); Gaetano Maria di Giacinto (batteria, percussioni). Hanno collaborato: Michael “Mike” David Watt (basso), Stefano Pilia (chitarra), Sergio Carlini (chitarra), Andrea Rovacchi (tastiere), Francesco Salomone (batteria), Francesco Bucci (tromba), Paolo Raineri (trombone), Bruno Germano (in doppia veste di musicista e produttore).

SEGNI PARTICOLARI: Second Skin è il sesto album di inediti dei CUT, ed è il disco con cui la formazione bolognese festeggia gli oltre venti anni di attività.

INGREDIENTI: Non deve essere stato semplice rimanere sulla cresta dell’onda per una band dalla proposta musicale molto vicina al punk, che tuttavia si pregia di inserti tecnici e stilistici rock di alto livello. Quercetti e Masu sono nella formazione originale dei CUT sin dalla prima prova del gruppo nei primi mesi del 1996. Dagli esordi, quando alla voce c’era Elena Skoko, la band è passata da quattro a tre elementi sempre privilegiando nella composizione il suono della chitarra. Raro è l’innesto del basso che, in Second Skin, tuttavia, emerge grazie alla partecipazione alle registrazioni di Mike Watt.

DENSITA’ DI QUALITA’: Sin dal titolo particolarmente evocativo, come un serpente che muta la sua pelle per restare uguale a sé stesso nel rinnovarsi, Second Skin è un album che suona misurato, omogeneo ed eufonico. A rendere interessanti le canzoni è una scrittura fresca e semplice, con idee ben chiare. Risulta chiaro un messaggio insito nello stile CUT: per comunicare veramente qualcosa bisogna essere sinceri prima di tutto con sé stessi. In questo, anche a costo di tagliare fuori possibili interlocutori, la band pone le basi del proprio linguaggio. L’interscambio che i CUT pongono in essere è quanto di più reale, schietto e diretto sia possibile. Si tratta di un genere non riconducibile a primo impatto nelle influenze, seppur il krautrock di fine anni Settanta sembra quello più affine allo stile della band. Too Late eleggibile a brano simbolo dell’album è un continuo sbattere fra le onde del sinuoso suono del basso di Watt e movimenti veloci e rocciosi. Altra peculiarità di Second Skin è l’utilizzo dei fiati con le trombe che donano a tratti dei toni ska-rock, ad esempio a pezzi come Shot Dead e Parasite. Mentre, sono delle atmosfere con cori e tastiere a impreziosire Automatic Heart (Tacoma Time Travel). Travolgente e ballabile è il ritmo di The One Who Waits che si preannuncia essere un imperdibile pezzo da suonare live. Ossessivo e allucinato è il ritornello di Paralysed, a tratti psichedelico. Catch My Fall è un bagliore di speranza, una boccata d’ossigeno.

IL TESTO:All I do is fall / Tell me what I want / I’m paralysed” da Paralysed

LA DICHIARAZIONE: “Il titolo del disco rimanda al valore affettivo che ha per noi la band che rappresenta una seconda identità, una seconda pelle. Dall’altra abbracciamo un discorso più ampio, …, che racchiude il nostro pensiero sull’ironia e il sarcasmo moderno, maschere dietro al quale nascondersi invece di mettersi a nudo ed esporsi.” da un’intervista a Radio Città del Capo

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