Brothers In Law-Hard Times For Dreamers

GENERE: shoegaze, dream pop

PROTAGONISTI: Nicola Lampredi (chitarra), Giacomo Stolzini (voce, chitarra), Andrea Guagneli (batteria)

SEGNI PARTICOLARI: primo Lp per questo trio pesarese, dopo due convincenti Ep ( uno omonimo e ‘Gray Days’ dell’anno scorso). Nicola Lampredi è anche il chitarrista dei Be Forest, con cui si è tolto la notevole soddisfazione di aprire le date europee dei Japandroids. Il gruppo sarà uno dei rappresentanti italiani al SXSW Festival di Austin.

INGREDIENTI: rispetto a ‘Gray Days’, l’impianto principale delle canzoni viene arricchito con ingredienti synthetici, decisivi nella creazione di un suono più caldo e coeso. Ci sono i Ride che incontrano i Cocteau Twins, aggiornati ai canoni del decennio appena trascorso; attenzione però: qui i vecchi modelli servono solo da punto di partenza. Una volta assimilati, il risultato è quanto di più attuale e internazionale si possa trovare al momento in Italia.

DENSITA’ DI QUALITA’: ‘Lose Control‘ mette immediatamente le cose in chiaro: drumming martellante, chitarre riverberate, appigli jangle che fanno capolino verso ermetici territori shoegaze; discorso analogo potrebbe valere per l’oscura e umorale ‘She’s gone too far‘. Esattamente quello che vi dicevamo poco sopra, ma se il tutto si limitasse unicamente a questo, staremmo a parlarvi di un disco profondamente derivativo e poco altro. Invece il respiro si fa ben più ampio quando emergono anche contaminazioni indie-rock, come la ballata ‘Childhood‘ con il suo crescendo trionfale che rimanda agli amici A Classic Education, oppure l’essenzialità di ‘A Magic‘, chitarre in primo piano a fare da collante con i lavori precedenti. La genesi di ‘Follow Me (Shadow I)‘ è del tutto particolare: nata da un soundcheck prima dell’ apertura per i Neon Indian e rifinita pochi giorni dopo in sala prove, è il momento più scarno e atmosferico del disco, riporta alla mente i singoli più pacati dei Brighter ( ‘Things Will Get Better’ tanto per fare un esempio) e fa da introduzione pressochà© perfetta al primo singolo (nonchà© secondo capitolo di quella che sarebbe in realtà un’unica canzone) ‘Leave Me (Shadow II)‘. Scandita dalla precisa e incalzante batteria di Guagneli, è una canzone dal sicuro impatto: chitarre puntuali, ha il “tiro” giusto per restare impressa e una certa componente beach grazie ai piccoli cori che l’accompagnano. La conclusiva ‘40 Hours‘ si apre su un tappeto di synth, sopra al quale è abile a incunearsi e a guadagnare la scena principale la chitarra di Lampredi, seguendo una sottile linea che lambisce il post-punk e ci ricorda per certi versi gli Ocean Blue.

VELOCITA’: 8 canzoni per una mezz’ora di musica a buon ritmo,

IL TESTO: ‘Childhood is a breath / memories, emotions. / All those children full of dreams and joy / now are sad, they’re so sad, / duties have killed their happiness… / duties have killed their happiness…‘ da ‘Childhood

LA DICHIARAZIONE: ‘Nata quasi per gioco, forse l’unica traccia che ricorda più da vicino Holy weekend (singolo dell’ep Gray Days), è la seconda parte di quella che noi consideriamo, come detto, una sola e unica canzone. Incredibilmente è diventata poi il primo singolo dell’album e il video. Chi l’avrebbe immaginato!‘ dalla presentazione del disco a Rockit, riguardo a ‘Leave Me (Shadow II)’

UN ASSAGGIO ‘Leave Me (Shadow II)’

IL SITO: facebook.com/brothersinlaw

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