Bachi da Pietra – Habemus Baco

GENERE: black metal, rock.

PROTAGONISTI: non hanno bisogno di particolari presentazioni i componenti dei Bachi da Pietra, i loro nomi sono tra i più stimati e rispettati del panorama musicale italiano, Giovanni Succi (ex Madrigali Magri) e Bruno Dorella (OvO, Ronin).

SEGNI PARTICOLARI: tornano a distanza di due anni d’assenza dalle scene i Bachi da Pietra con il secondo Ep consecutivo (dopo Festivalbug del 2013, via Corpoc) e in seguito ai cinque dischi che, in modo sempre più graduale, hanno permesso loro di ascendere verso i piani alti della “società” musicale degli ultimi dieci anni. Il mini album vede la luce come vinile bianco e vanta la collaborazione di Giulio Ragno Favero per registrazione, mix e mastering.

INGREDIENTI: aggressivi, ipnotici, riflessivi: i Bachi da Pietra, da dieci lunghi anni, sono tutto questo. Habemus Baco è un Ep che resta impresso in chi si permette di addentrarsi nel tunnel violentissimo della loro musica, uno di quei casi in cui “non ne esci vivo”. I tre brani che lo compongono mirano a colpire chi si trovano di fronte, come un mitra. L’omonimo brano d’apertura si fa esemplare della nuova parentesi stilistica della band, quella degli ultimi anni: ritornello ripetitivo e incalzante, metriche delle strofe adeguate in modo particolarissimo alla base lenta nonché nervosa data dalla fusione del solito binomio chitarra-batteria e testi mozzafiato. Tutta La Vita, pezzo che segue, ha una durata di appena due minuti, dai fischi noise d’apertura si passa al vivo del brano che esplode in tutta la sua vigorosità. Un brano dal grande senso morale, uno spunto riflessivo senza precedenti sulla vita, per l’appunto (in basso uno scorcio del testo). A chiudere troviamo Amiamo La Guerra che riprende le liriche della poesia di Giovanni Papini, la base in pieno stile black-metal e la recitazione stentata di Succi rendono il brano inquietante e conturbante.

DENSITA’ DI QUALITA’: i Bachi da Pietra, inutile ribadirlo, rappresentano una tra le maggiori realtà musicali che ci appartiene, nonché uno dei motivi per cui essere orgogliosi di sostenere una scena artistica come questa. Quando venne pubblicato Quintale, nel 2013, l’entusiasmo dei propri fan fu incontenibile: nulla togliere ai primi quattro lavori della band ma il punto è che un disco come questo ha fatto sì che si percepisse immediatamente una mutazione nel loro essere musicisti, è stato un grande passo avanti, il cosiddetto “disco della svolta”, un punto di non ritorno. Seguendo tale linea, con Festivalbug’e ovviamente con Habemus Baco, non si può che confermare quanto ammesso sin ora. Partiamo dal presupposto che questi suoni così intensi e al contempo la cura dei propri brani che fa invidia sono dati da un duo, non da una band composta da chissà quanti elementi, per quanto inimmaginabile possa sembrare. Morale della favola, dei mostri sacri.

VELOCITA’: tre brani dalla velocità varia, o lentissima e aggressivissima o veloce e piacevolissima.

IL TESTO: “La vita è una e questa è mia, non so la tua la mia va via. Buona fortuna, comunque sia la vita è una. Una bugiarda, una fottuta, un veleno che si sputa, appesa a un impianto di fortuna. La vita è una, tanto amata mai cagata” da Tutta La Vita.

LA DICHIARAZIONE: “Festeggiamo il nostro decennale e la festa è aperta a tutti. Ricapitoliamo in trenta secondi la nostra evoluzione e facciamo il punto della situazione ad oggi. Cosi nasce Habemus Baco: ammissione definitiva di lucida follia. Il microscopico ordigno interno, sicuramente guasto, che ci ha spinti avanti per dieci lunghi anni, mutazione dopo mutazione; e ne vuole ancora. A questo ci condanna l’istinto che ci salva. Il punto è presto fatto e il programma pure: siamo vermi spacca pietra, tutta la vita. Rock’n’roll”, da un’intervista rilasciata a Rock.It

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