Aucan – Aucan

GENERE: math-rock, post-rock.

PROTAGONISTI: Francesco D’Abbraccio (synth/chitarra), Dario Dassenno (batteria), Giovanni Ferliga (chitarra/synth).

SEGNI PARTICOLARI: nato a Brescia nel 2005, il trio strumentale Aucan esordisce ufficialmente dopo due anni di isolamento e pratica costante. Energie ed idee sono convogliate nell’omonimo disco di debutto in uscita nel formato digisleeve il 28 settembre.

INGREDIENTI: quello che non manca agli Aucan è di certo l’energia, scaturita da una sintesi di stili e sonorità che solo a titolo di suggerimento possiamo definire math-rock, ma che in realtà si spinge oltre lambendo territori più sperimentali. Gli aspetti antitetici si avvicendano in una convulsione ossessiva: pulizia e distorsione, melodia e dissonanza, calma e potenza. Le complesse architetture sonore si compattano e poi si sgretolano in caduta libera, complice una ritmica martellante ed una lucidità tecnica micidiale non prive però di una propria vena emotiva.

DENSITÀ DI QUALITÀ: post-rock, math-rock ed in genere tutte le correnti strumentali rappresentano un campo fertile quanto insidioso, disseminato variabilmente da trappole e cul-de-sac, dove i guizzi creativi, le intuinzioni e le innovazioni sono prerogativa di un ristretto numero di artisti ed il manierismo un’insidia appostata subito dietro l’angolo. Così accade che per post-rock e/o math-rock si spacci ormai tutto ciò che di strumentale e derivativo si ottenga dalle permutazioni di chitarra, basso e batteria, combinate ad un attitudine riflessiva e nostalgica tendente all’apatia quando non ad una ferocia devastante fine a sé stessa. Gli Aucan dribblano trabocchetti, scartano esche ed arrivano dritti alla meta con un disco solido e convincente, capace di coabitare fieramente con le produzioni di Don Caballero, Shellac, Dianogah, Battles. Nei suoi circa 46 minuti di durata si sviluppa tutto il corredo stilistico del gruppo bresciano: i rumorismi minimali dell’iniziale ‘Reset’ sono un breve prologo alla successiva traccia priva di titolo, un succedersi di sincopatismi prog preludio della robusta ‘Iena’, trainata da chitarre in odor di metal. Atmosfere alla Goblin di Profondo Rosso introducono ‘Urano’, dove sull’evocativo giro di basso si inseriscono tocchi di glockenspiel e in successione le chitarre, per un nervoso finale alla Mogwai. Ritmi dispari e synth caratterizzano ‘Fauna’, dove la geometria dei suoni non è dettata da alcun rigore: nei suoi sei minuti di durata infatti si assiste ad un continuo cambio di ritmo, che in uscita si rende più precipitoso ed esplode in detonazioni sintetiche. Ritornano atmosfere prog in ‘Ac Ha B’, prima del breve interludio cacofonico a schema libero della settima traccia, anch’essa senza titolo ed assente dalla tracklist, così come la successiva, dove si assiste inizialmente al reiterarsi della tradizionale formula math. Gli ultimi tre brani sono sostanzialmente un trittico che non presenta nuovi elementi aggiuntivi: ‘Satellite’ percorre un orbita jazzeggiante che si avvicina alla traiettoria dei Tortoise, ‘Imho’ e ‘Tesla’, i due brani più lunghi dell’album, sono un riepilogativo della cifra stilistica del gruppo, con ritmi frenetici e spezzati, reiterazioni di chitarra e tocchi di synth dall’andamento asimmetrico. L’ascolto, mai pretenzioso, ne’ ostico, lascia già al primo passaggio un buon giudizio. Tutti gli elementi compositivi del disco si combinano e si intersecano in un meccanismo perfetto: niente e’ lasciato al caso, ogni strumento è chiamato a rispettare un disegno, o meglio sarebbe dire, a completare una formula, un’equazione matematica che sappia spiegare il valore della luce e dell’ombra nello spettro sonoro.

VELOCITÀ: schizofrenica. Dall’applicazione della formula math(ematica) agli sbandamenti metal senza passare per la cafonaggine.

IL SITO: ‘Myspace.com/aucan’.

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