Ångström – Ångström EP

GENERE: alternative/ Prog rockPROTAGONISTI: Simone Italiano, Guido Tosi, Luca Zigiotto, Gianluca Tosi, Stefano Bider

SEGNI PARTICOLARI: prendono il nome da un fisico svedese, suonano insieme dal 2011 e hanno una spiccata attitudine lo-fi. Nell’estate 2012 pubblicano il video (autoprodotto) del loro primo singolo ‘ Five Little Bears‘ e nel 2013 esce il loro primo EP, registrato e mixato in completa autonomia. In modo coraggioso (o folle a seconda del punto di vista) scelgono un approccio strumentale alla musica, con la voce che fa solo sporadiche apparizioni.

INGREDIENTI: i quindici anni a cavallo tra i ’60 e la metà dei ’70 sono il periodo della corsa allo spazio tra Usa e Unione Sovietica, in questi anni nasce e si sviluppa in Francia il movimento cinematografico della Nouvelle Vague e nei garage della periferia nord di Milano si intrecciano quelle storie di lavoro e malavita che faranno da sfondo ai film poliziotteschidegli anni 70. Pur non avendo punti riferimento ben precisi per quanto riguarda la musica, la band si rifà a questa epoca attingendo direttamente dal suo immaginario tra sensazioni, stati d’animo e colori che l’hanno contraddistinta.

DENSITA’ DI QUALITA’: l’EP si apre con la registrazione di due voci che parlano. Una robotica che ripete insistentemente dei comandi, l’altra sussurra qualcosa in francese e in men che non si dica si parte a bordo di ‘Godard‘. La calma misteriosa delle prime battute è solo il preludio ad un finale quasi tragico nel quale il riff di chitarra sembra il grido di aiuto di un cosmonauta resosi conto di essersi disperso nelle profondità dello spazio; in un attimo il terrore si trasforma in rassegnazione grazie alla stessa voce sussurrata che apriva il pezzo. Il lavoro prosegue con ‘The Third Word is You‘. Pezzo della durata di 6 minuti e dalla struttura piuttosto complessa nella quale tastiere etere, chitarre con delay infiniti e riff arabeggianti si intrecciano e grazie all’incalzare della batteria si trasformano in cavalcate stellari, tra una timido tentativo di cantato qua e là . ‘Scalar (Thirteen)‘ potrebbe fare da sfondo ad un inseguimento tra pantere della polizia ed alfette truccate al cui volante troviamo loschi personaggi con grossi baffi a manubrio e rayban a goccia. Il quarto ed ultimo pezzo ‘ You And I For A Hundred Miles ‘, più di tutti illude l’ascoltare di trovarsi alle prese con una traccia che abbia una forma-canzone tradizionale: le due strofe cantate sembrano sfociare in un vero ritornello nel quale la voce però viene sostituita da un assolo di saxofono.

La già citata attitudine lo-fi con la quale è stato realizzato questo lavoro, è sicuramente uno dei punti di forza, donandogli un taglio personale e più attuale rispetto ai lavori che negli ultimi anni che vanno alla riscoperta del prog rock. La scelta di non utilizzare il cantato rientra perfettamente negli stilemi del genere; il che però potrebbe risultare un’arma a doppio taglio impedendo agli Ångström di arrivare alla fetta maggiore di pubblico a cui potrebbero ambire viste le capacità di creare canzoni interessanti e belle melodie.

VELOCITA’: 4 pezzi lanciati nell’atmosfera come un razzo spaziale.

LA DICHIARAZIONE: “Ci divertiamo a produrre esperienze musicali difficilmente etichettabili, all’interno di luoghi
non deputati: cucina e salotto di appartamenti periferici della zona nord di Milano. nonostante le rimostranze del vicinato
“ tratto da cartella stampa.

UN ASSAGGIO: ‘Scalar (thirteen)’

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.