Afterhours – Foto Di Pura Gioia

ETICHETTA: Universal Music Italia

GENERE: alternative rock

PROTAGONISTI: il nucleo base degli Afterhours è lo stesso dal 2014 a questa parte, da quando ai veterani ed insostituibili Manuel Agnelli, Xabier Iriondo, Roberto Dell’Era e Rodrigo D’Erasmo si sono aggiunti Fabio Rondadini, storico batterista dei Calibro 35, e Stefano Pilia, all’attivo con Massimo Volume e Settlefish.

SEGNI PARTICOLARI: Foto Di Pura Gioia è un’antologia di 76 brani che mira a ricostruire per filo e per segno ogni step della discografia di questa ormai trentennale band, partendo dal lontano 1987 arrivando ad oggi, al fine di rendere palese la direttiva che nell’arco di tutti questi anni i sei eterni giovanotti si sono preposti di seguire. A corredare il cofanetto anche un libro scritto da Federico Fiume, una sorta di bussola che ci permette di orientarci nel passato, ma anche nel presente, degli Afterhours grazie ad aneddoti vari, ad interviste, a fotografie e a memorie varie.

INGREDIENTI: la raccolta si compone di quattro dischi: i primi tre ripercorrono, come già detto, ogni fase del percorso musicale della band, dai tempi di All The Good Children Go To Hell fino al più recente Folfiri o Folfox, mentre l’ultimo mette insieme inediti e rarità varie estratte da vecchi demo. Andiamo con ordine: il primo disco vede le grandi “hit” del passato degli Afterhours, dai primi esperimenti in inglese, di cui sono emblematiche le prime due tracce My Bit Boy e Billie Serenade, passando per l’alternative in stile Afghan Whigs dei brani estratti da During Christine’s Sleep (How We Divide Our Souls e Confidence) sino ad arrivare al noise di Glory – Of Soul Ignoring, estratta dall’Ep Cocaine Head. E ancora, dal terzo disco in studio, Pop Kills Your Soul, compare la ballata Slush e da qui si giunge ai brani dei primi due dischi in italiano; aggressivi (Germi, Siete Proprio Dei Pulcini, Dea) o romantici (Dentro Marylin, Pelle) che siano stati, tali canzoni hanno segnato un’epoca, facendo sì che il nome degli Afterhours potesse crescere in maniera esponenziale. Passiamo al secondo disco della raccolta, quello che abbraccia il lasso di tempo che va dal 1999, anno di pubblicazione di Non è Per Sempre, al 2005, anno di Ballate Per Piccole Iene. Gli step qui sono molteplici e importanti, questi per gli Afterhours sono anni di cambiamento, d’ innovazione e di voglia di migliorarsi, tutte caratteristiche di un disco, intermedio a quelli poc’anzi menzionati, come Quello Che Non C’è. Dello stesso vengono selezionati brani altamente espressivi, dalla title-track a Bungee Jumping. Il terzo capitolo ripercorre la fase che va da I Milanesi Ammazzano Il Sabato (da cui sono estrapolate è Solo Febbre, Riprendere Berlino ed altre), quella che li ha visti affrontare con audacia il palco dell’Ariston di Sanremo nel 2009 con il brano Il Paese è Reale, sino ai più recenti Padania (Costruire Per Distruggere, Nostro Anche Se Ci Fa Male e via dicendo) e Folfiri o Folfox, dell’anno scorso, di cui compaiono ben sei brani. Il quarto ed ultimo passo della tetralogia è quello che mette a nudo le menti e le attitudini dell’Agnelli compositore (ma senz’altro degli Afterhours tutti) con canzoni mai pubblicate prima, che ripropongono il post-punk degli esordi come nessun disco tra quelli noti della band fa. Allo stesso quarto capitolo appartiene Bianca, brano derivante dalla tracklist di Non è Per Sempre, riedita per l’occasione con Carmen Consoli, che ne ha anticipato l’uscita.       

DENSITÀ DI QUALITÀ: l’incendio che ha distrutto la sala di registrazione della band milanese, proprio nel mentre della fase di realizzazione del progetto in questione, ha fatto sì che riaffiorassero le eroiche gesta di un tempo andato. Sono tornate tra le mani quelle canzoni che appartengono al passato, non troppo glorioso ma senz’altro avvincente, degli Afterhours, quelle stesse che necessariamente dovevano appartenere alla cospicua tracklist di un lavoro così ambizioso. Tutto verte su questo, basta dare una lettura alla lista dei brani che compongono Foto Di Pura Gioia per comprendere che la forza motrice di questo loro momento è l’ambizione, intesa come voglia di far conoscere a quanta più gente possibile la musica incredibile, in ogni sua fase e aspetto, di una band altrettanto incredibile, che tanto ha fatto e tanto ancora vuole fare. Ognuna delle 76 canzoni rappresenta una fotografia in un grande album fotografico che sono questi trent’anni di carriera degli Afterhours, ognuna è una testimonianza di quello che sono stati in tutto questo tempo.

VELOCITÀ: il disco suona come suona ogni disco della band in questione, a tratti è veloce-rumoroso-dinamico e in altri casi dolce-lento-riflessivo.

IL TESTO: “Ho questa foto di pura gioia, è di un bambino con la sua pistola che spara dritto davanti a sé, a quello che non c’è”, da Quello Che Non C’è. La copertina del disco ritrae esattamente la scena descritta in questo verso, appare un Manuel Agnelli bambino con un cinturone da cowboy con una fondina con dentro una pistola e lo sguardo serio.

LA DICHIARAZIONE: “In questo “mattone” c’è la nostra vita, la nostra identità al di fuori della televisione o degli stadi pieni. 30 anni al di fuori dei media, del mercato e del mainstream. Se questa antologia potrà trasmettere anche solo una briciola della rabbia e del suono che sono stati gli Afterhours, allora sarò contento”, da un’intervista rilasciata a Rolling Stone.

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