Ritratti musicali – Sofia Gobbi

Land Of Broken Dreams: l’America è ancora sinonimo di Sogno Americano?

Il quarto anno di liceo l’ho passato a San Clemente, il paese in cui è nata mia madre. Il primo giorno di scuola stavo prendendo appunti quando è suonata la campanella della terza ora: ho visto tutti i miei compagni alzarsi, voltarsi verso la bandiera degli Stati Uniti e iniziare a recitare il Pledge of Allegiance, una sorta di giuramento al proprio Paese. Mi sono sembrati dei Robot…

È questo il momento in cui Sofia Gobbi, cantautrice italoamericana nata e vissuta in Italia, si rende conto che l’America forse non è uno Stato libero come si può credere.

Ho deciso di intervistarla dopo l’uscita di Land of Broken Dreams, il suo ultimo singolo, per farmi raccontare la sua esperienza di vita negli Stati Uniti e il suo punto di vista sul Sogno Americano, di cui parla proprio nel suo testo.

UNA PASSIONE NATA MOLTO PRESTO

Il suo amore per la musica è nato ben prima degli anni del liceo. I suoi genitori l’hanno cresciuta a pane e rock anni Settanta. A otto anni, grazie alla sua ossessione per Hannah Montana, capisce che quello che vuole fare da grande, quello che vuole essere per il resto della vita, è proprio la cantante. Da quel momento passa intere giornate chiusa in camera insieme alla sua migliore amica, con cui inizia a scrivere i primi testi e a fantasticare sull’organizzazione dei vari tour mondiali.

Di pari passo con la sua prima passione, coltiva anche quella per il Paese di cui è figlia per metà: passa tutte le estati a casa dei nonni materni in California – a San Clemente – ed è lì che inizia ad apprezzare la cultura americana. Le sembra di vivere un sogno. Per tutto l’anno non vede l’ora che arrivi l’estate per tornare in quel posto che per molti è considerato l’isola in cui tutti possono arrivare a esaudire i propri sogni.

IL CAMBIO DI PERCEZIONE

Nel 2014 riesce finalmente a trasferirsi proprio a San Clemente per frequentare un anno accademico. Da quel momento, la sua percezione della vita statunitense cambia. Si rende conto che non è un mondo perfetto come quello che vedeva quando era bambina e – dopo l’episodio del Pledge of Allegiance – inizia a ragionare davvero. Si rende conto di quanto la percezione degli altri Stati, ma soprattutto delle persone che negli Stati Uniti ci vivono, sia completamente diversa della realtà. Ne hanno un’idea distorta, nata principalmente da quello che gli viene insegnato fin dalla tenera età.

“L’America è un mondo di contraddizione: stando lì mi sono resa conto quanto il sogno americano esista solo per un certo tipo di persone. Bisogna avere privilegi. Dopo quel primo giorno di scuola ho riflettuto molto: gli viene insegnato che ogni giorno devono dare la loro alleanza al Paese nonostante tutto. Gli fanno credere che quello è il paese migliore del mondo e che non dovranno cercare altro al di fuori. Non troveranno nulla di meglio da nessuna parte. Si possono considerare davvero liberi?

Sofia torna a casa e inizia a rendersi conto che la sua percezione è cambiata. Non sa ancora esattamente come si sente, cosa vuole esprimere, ma è proprio in quel momento che avverte la sua urgenza, sente il bisogno di dire qualcosa.

Land Of Broken Dreams nasce nel 2017, l’anno in cui Sofia si trasferisce a Los Angeles per praticare un tirocinio all’interno di una casa discografica.

Ho notato molte differenze tra i due mandati. Quando vivevo in America durante la presidenza di Obama (nel 2014, durante il liceo, ndr) ho avuto a che fare con il popolo che conoscevo fin da piccola.  Persone aperte, gentili, positive. Durante il governo Trump è stato stancante. Lo notavo nelle piccole cose: c’era molta più paura nella conversazione, paura del diverso. La gente era arrabbiata, pronta al confronto in qualsiasi ambito. La rabbia e la frustrazione erano palpabili.

La guardo mentre me lo racconta attraverso lo schermo del pc: intravedo un sorriso pieno di dispiacere e capisco che è quella l’emozione che ha voluto trasmettere all’interno del suo testo: raccontare la verità di un paese che l’appartiene, senza filtri, gioie e dolori compresi.

LAND OF BROKEN DREAMS

Dopo la sua esperienza a Los Angeles, Sofia accantona per un periodo la sua canzone e la riprende in mano solo la scorsa estate. Racconta di quel periodo come di un momento in cui si sentiva parecchio turbata dagli avvenimenti oltreoceano. Gli episodi violenti legati al Black Lives Matter e le notizie inerenti alla gestione dell’ondata del Covid-19 rendevano la presidenza di Trump un pensiero pericoloso. Sofia decide di tirare fuori il suo testo e lo finisce in un solo pomeriggio.

Esce così, il 2 novembre 2020, Land Of Broken Dreams. Brano che Sofia ha inciso – non potendo andare nello studio di registrazione- nel salotto di casa insieme alla sua migliore amica e il ragazzo di quest’ultima.

Sono molte le immagini che Sofia ci regala per esprimere la sua idea di distopia americana: cantando, si rivolge direttamente alle persone che si sentono figlie della patria, che la amano e la venerano. Si chiede se veramente si sentono liberi, se gli Stati Uniti siano veramente portatori di quella realizzazione dei sogni che da sempre hanno osannato.

“Just take a look around

Are you free?

Everyone sings in monotone, words to the same old song

Well, you sound like robots to me”

 “Where a cartoon president

Plays “Risk” at your expense and

Lies travel from teeth of porcelain

Through field of gossiping, gossiping daisies

They keep gossiping, gossiping”

Leggendo questa strofa mi sono subito chiesta a cosa alludesse parlando dei denti di porcellana: Sofia mi ha raccontato di come in America sia molto diffusa, tra le persone importanti, la pratica di rivestire i propri denti con uno strato di porcellana per renderli notevolmente più bianchi. Da qui l’immagine di una bocca falsa, letteralmente e metaforicamente.

Si è poi soffermata sulla questione della propagazione di notizie false tramite i social descrivendo il popolo di Twitter come un campo di margherite che fa gossip. Una sorta di telefono senza fili che porta le persone a parlare e discutere di concetti senza informarsi tramite fonti certe. L’idea è quella di sottolineare quanto sia più facile discutere di qualcosa su cui si è poco informati, rispetto a informarsi davvero. È proprio in questo modo che i poter forti giocano a “Risiko” con le vite altrui.

Ma è nel ritornello la vera forza della sua critica:

“You’ll see thieves rule like kings

While queens sweep the streets

You’ll see all sorts of things

In the land of broken dreams”

In questi versi Sofia vuole sottolineare quanto di sbagliato ci sia nell’idea di Sogno Americano. 

Le Queens sono le minoranze che non vengono ascoltate. Il Sogno Americano vuole farci credere che se una persona si impegna e lo vuole veramente, in America può diventare quello che vuole, nonostante il suo background. Non è così. Le scuole, le famiglie, gli ambienti contano. Ciò che ti circonda influisce sulle scelte che prendi, il livello di istruzione a cui puoi aspirare e quindi, inevitabilmente, sul tuo futuro. Le Queens sono le persone che nonostante il loro impegno non regnano a causa delle opportunità che non hanno potuto avere.”

IL FUTURO

Sofia mi ha poi confessato che, all’inizio della sua carriera, non aveva mai pensato che avrebbe trattato di temi così impegnati e importanti. Ha ammesso di aver toccato un tema pesante, rischioso. L’obiettivo della sua musica, però, è quello di tornare a dare importanza ai testi. Per lei la musica contemporanea tende a banalizzare i sentimenti, ed è per questo che si sente così legata alla musica degli anni ’70. Ciò che si propone di fare con i suoi testi è di trovare nuove parole per esprimere le sensazioni, cercando di creare una comunità di utenti che non si senta sola.

La musica è il modo migliore per esprimermi: è un appoggio nei momenti belli e brutti. È una specie di terapia: mettere sentimenti, sensazioni in forma musicale mi ha sempre aiutato a capire e a superare parecchie situazioni. Vorrei che le persone che mi ascoltano possano trovare nei miei testi quel conforto che avrei voluto avere quando anche io mi sentivo così.”

E ancora mi racconta che non vede l’ora che esca il suo nuovo EP nel 2021, in cui sviscera la storia di un amore faticoso. Fa fatica, si imbarazza, ma mi spiega che è una riflessione a posteriori e ci tiene a far sapere che è un testo confortante, che quelle sono emozioni tremende, ma che poi passano. Spera di poter continuare a collaborare con altre persone che condividono le sue stesse passioni e ambizioni, e mi parla di un Master in marketing musicale che inizierà a frequentare a gennaio.

Alla fine della nostra chiacchierata la guardo riflettere sul suo futuro con entusiasmo e lasciarmi con il monito di uscire dalla zona di comfort, perché ogni voce è giusto che venga ascoltata.

Spengo il pc e mi rendo conto che forse l’idea del Sogno Americano è ormai un’utopia, un concetto obsoleto, ma Sofia mi ha certamente dimostrato che non serve l’America per provare a esaudire i propri sogni.

6 Comments

  • Avatar Julia ha detto:

    Intervista bellissima. Scritta davvero bene, si comprende benissimo la storia interessante di Sofia. È stato un piacere leggerlo! Non vedo l’ora di vedere come si svolgerà in futuro il suo percorso musicale… è nata una stella!!
    Complimenti a tutte e due

  • Avatar Manu ha detto:

    Bellissimo articolo,
    Leggendolo siamo un po’ tutti portati ad aprire gli occhi su una realtà troppo spesso idealizzata.
    La storia di Sofia non poteva essere raccontata meglio di così.

    Complimenti Paola e complimenti Sofia

  • Avatar Renza ha detto:

    Intervista toccante perché finalmente sento giovani coraggiosi, desiderosi di cambiare qualcosa e che lo fanno davvero. Complimenti!
    Sofia continua così.

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