Nuovo singolo per i Cactus?

Ieri, 9 giugno, è uscito, per Costello’s e Peermusic, Blue Lips/Cold Heart, il nuovo singolo dei Cactus?, seconda anticipazione dal secondo disco della band, di prossima uscita. Anche questo nuovo brano, come il precedente, è stato mixato e masterizzato da Federico Carillo presso il Monnalisa Studio di Milano.

Così viene presentato il brano:

“Saints smile watching your nice breast swinging” è il verso principale del testo che racconta il voler mettersi in mostra in modo ossessivo, per soddisfare il proprio bisogno di attenzioni tramite gli sguardi altrui.”Blue Lips / Cold Heart” è la metafora del camuffare esteriore che oscura la profondità interiore.

Percepirsi, innanzitutto come un corpo, una faccia, o forse meglio dire una maschera, da pittare, con una dedizione a null’altro riservata, prima di incrociare gli occhi altrui. L’immagine come ossessione, e l’essenza, che fatica a trovare un ruolo, in un gioco insieme solitario e corale, che ci siamo dentro tutti, eppure ognuno fa da sé. “Blue Lips / Cold Heart”, nuovo video dei Cactus?, parla di questo, del narcisismo che diventa ossessione, lo stesso di “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, con il protagonista Vitangelo Moscarda in guerra con il suo naso, ma lo stesso anche delle dinamiche dei social, dove le raffiche di “filtri bellezza” ci cancellano i difetti e ci bombardano la testa con la versione “migliorata” di noi stessi. Lo diceva anche lo scrittore e poeta Iosif Brodskij, che l’essere umano è creatura estetica, ancor prima che etica, ed è, quindi, dalla notte dei tempi che lottiamo contro la pressione sociale di dover essere all’altezza di determinate aspettative. Il punto è, e ce lo raccontano bene i ragazzi, in questo pezzo che ci porta sul dancefloor di un club, tra camicette bagnate di martini dry e ondeggiamenti calcolati al millimetro, che si può scegliere (davvero, si può) di uscire dal gioco. Sospendere il giudizio degli altri, scoprire la potenza dell’auto consapevolezza, è una strada possibile, e per percorrerla non bisogna nemmeno essere dei mistici, basta solo non poterne più della dittatura dell’apparenza.

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