Le prossime due settimane a raster

Siamo ufficialmente media partner di Mare Culturale Urbano, centro di produzione artistica che, partendo da un forte legame con la dimensione locale, sviluppa scambi a livello internazionale e attiva processi di inclusione sociale, rigenerazione urbana e innovazione culturale. Poiché noi trattiamo di musica italiana, per lo più indipendente, inauguriamo oggi uno spazio bisettimanale nel quale ricorderemo ai nostri lettori gli appuntamenti di raster, la rassegna del giovedì dedicata proprio alla musica indipendente italiana, dando un approfondimento su uno dei nomi a nostra scelta. Lo faremo riprendendo articoli già pubblicati da noi sul musicista/gruppo in questione.

Iniziamo con l’agenda:

Giovedì 17 novembre

Veyl
Veyl inizia il proprio percorso musicale studiando pianoforte classico e gradualmente si avvicina ai sintetizzatori e al theremin, suonando in diverse formazioni e come turnista. Con il progetto “nihil est” ha pubblicato il disco “Nuvole Notturne” (Seahorse Recordings) e ha collaborato con Toshiyuki Yasuda e Gak Sato nell’album “Nameless God’s Blue” (Megadolly). Nel 2012 inizia a produrre musica elettronica e dà vita al suo progetto solista. Le sonorità spaziano da un’elettronica oscura e abissale a sonorità e melodie vocali pop. “Broken Arms” è il titolo del primo singolo estratto da “Ayorama” (tba), il primo ep di Veyl. “Dirty Car”, seconda traccia di Veyl, prodotta in collaborazione con il genovese Useless Idea, è uscita nella compilation di beneficienza “Touched 3 – Music for Macmillan Cancer Support”, accanto a grandi nomi dell’elettronica come Autechre, Amon Tobin, port-royal, Plaid, Richard Devine, Future Sound of London e Holly Herndon. La produzione artistica di Ayorama è di Emilio Pozzolini, membro della storica band di musica elettronica port-royal, con i quali Veyl ha collaborato alla traccia “Alma M.” contenuta nel loro ultimo disco Where Are You Now (n5MD). Tutti i video di Veyl sono realizzati dal regista Alessandro Arcidiacono, art director del progetto, e prodotti da Otterloop Studio.

Aftersalsa
Originariamente nato come un DIY project di Simone Manzotti (synth/produzione) e Matteo Zappa (voce/basso), ha visto un ampliamento della formazione con l’entrata di Nicolò Posenato (synth) e Dario Azzollini (chitarra), con l’intento di portare il tutto anche in dimensione live.
Nei primi due mesi del 2016 sono stati pubblicati i due singoli “Vixion” e “Tispario” che hanno portato la band e calcare i più importanti palchi di Milano e dintorni. Il 21 ottobre è stato pubblicato il primo EP di 4 tracce “Chances”, nato sotto la produzione artistica di Giacomo Zambelloni.

Giovedì 24 novembre

Sylvia
Sylvia è una delle artiste più interessanti della nuova scena alternative pop italiana, ispirata dalle sonorità classiche della melodia italiana, le contamina con il minimalismo elettronico di respiro internazionale.
Sylvia, nel suo esordio lungo Senza Fare Rumore, punta, riuscendoci, a creare un lavoro di pop-soul elettronico sulla scia delle influenze provenienti da Londra e Berlino. Proprio nelle due capitali la cantautrice lombarda ha vissuto per un periodo, portando avanti l’attività di fotografa e inglobando ascolti caratterizzati da voci e melodie distese su onirici tappeti elettronici.

Le Pinne
Siamo un gruppo, tendenzialmente pop, con canzoni nostre e, non so perché, facciamo ridere per sbaglio”. Così Simona parla delle Pinne, il duo musicale tutto al femminile, che la vede insieme alla socia Irene dal 2010. Classe ’86, milanesi, cantante jazz la prima, cantautrice la seconda, si sono conosciute alla scuola civica di jazz di Milano: sono diventate Le Pinne da un errore sul cellulare e hanno deciso di continuare a chiamarsi così anche sul palco. Con un’immagine un po’ vintage e un animo molto autoironico, le due amiche e compagne di avventure, tornano dopo il primo EP, “Le cose gialle”, totalmente registrato in casa, con l’ultimo lavoro, “Avete vinto voi”, ispirato al film Oblivion.

Per questo appuntamento, riproponiamo la nostra recensione dell’EP degli Aftersalsa, del quale abbiamo parlato nell’ultimo numero della nostra rubrica mensile dedicata agli EP. Essendo una recensione breve, la copincolliamo nella sua intereza, per leggere tutta la rubrica cliccate qui.

Primo EP per questo progetto brianzolo attivo dal 2005 e passato da duo a quartetto nel corso del tempo. Le quattro canzoni hanno un’impostazione prettamente synth-wave, con le melodie e il cantato chiusi quanto basta per valorizzare le atmosfere da dark club degli anni Ottanta. Il lavoro nel suo complesso è solido, grazie alla giusta compattezza sonora e alla buona varietà, che porta l’ascoltatore tra le saturazioni sintetiche di White Collar, il discreto ma visibile incalzare ritmico della title track, le rarefazioni di Haldol e i saliscendi ritmici di I Wanna. Manca ancora una canzone che sappia stendere senza scampo, ma un inizio così è molto promettente

Aftersalsa

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