Gli EP del mese – marzo 2019

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.


WEIRD BLOOM & DIZZYRIDE – The Flying Pan Club (2019, WWNBB)
Interessante collaborazione tra il romano Weird Bloom e il duo italo-canadese dei Dizzyride, nei quali la componente italiana (Nicola Donà) era già anima dei The Calorifer Is Very Hot!. Cinque canzoni che si muovono tra diverse varianti della psichedelia “synthetica”, con melodie sghembe, atmosfere dolci e sognanti che stanno gomito a gomito con momenti spigolosi, e brani strutturati in modo da non seguire la forma canzone tradizionale, ma nei quali la successione di melodie e suoni ha sempre una chiara logica. Le tonalità sono acute, gli arrangiamenti dinamici e l’ascolto risulta sempre coinvolgente dalla prima all’ultima nota proprio perché non c’è mai nulla di davvero prevedibile ma nemmeno di casuale. Un lavoro uscito in pieno inverno ma che potrebbe benissimo rappresentare l’estate quando la viviamo libera da ogni pensiero e ci alterniamo tra relax e momenti attivi, sempre con l’idea di essere fuori dalla nostra routine (Stefano Bartolotta)
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BLACK EYES 2 – Shadows (2019, autoprodotto)
Loro sono Nora e Alessandro, duo dalla Brianza che esordisce con tre tracce basso + batteria, cantano entrambi. Un sound che ben ricorda i Royal Blood, ma che in realtà nascondono un sound più complesso (come tutte le storie d’amore) e che va a ripescare da tutti gli anni Novanta colmi di grunge. Canzoni, urlate, pestate, viscerali, una pronuncia inglese credibile e tanta voglia di spaccare tutto, il tutto in un assetto minimale. Prodotti da Davide Lasala presso l’Edac Studio (Giorgieness, Edda, Dellera…), sono una perla rara della scena rock italiana che non vediamo l’ora di veder crescere e condividere ovunque. Solo tre brani, ma non serviva molto di più per convincere del fatto che ci sanno (e sapranno) fare (Smoking Area)
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CREVICE – Pesci (2019, autoproduzione)
Un titolo certo non proprio felice, dopo il fortunato e omonimo singolo di Maria Antonietta tratto dal suo ultimo album. Ma omonimie a parte, il ritorno dei Crevice con questo iper-produttivo EP è un gran bel biglietto da visita per scoprire (e ri-scoprire) una band sottovalutata che si fa addirittura eccelsa grazie alla voce, rara e potente, di Elia Biancardi. Il brano Viola, che ha un ritornello e un tiro in grado di resuscitare i morti. Per tutti i sognatori che però amano anche pogare, per tutti i nostalgici che però cercano sempre musica nuova da ascoltare. Musica catartica per cuori forti (Smoking Area)
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HIDE VINCENT – The House Marring (2019, I Make Records)
Hide Vincent è Mario Perna, classe 1993 e attivo con questo progetto fin dal 2012. Le quattro canzoni di questo EP sono un classico esempio di cantautorato dall’attitudine intimista nonostante abbia un suono più da band che non da musicista solista (nei credits, infatti, ci sono sei musicisti, tra membri fissi e ospiti). Vengono in mente i Veils più introspettivi e il primo Cherry Ghost, quello della famosissima People Help The People. Si capisce, quindi, che c’è una forte intensità vocale e una parte strumentale nella quale il pianoforte la fa da padrone, ma le chitarre e gli archi hanno comunque un ruolo non certo marginale, e che i testi esplorano stati d’animo non certo piacevoli, infatti, per usare le parole dell’autore, “l’EP vuole trascinarci in un abisso di intimità e paure, con un terrorismo sensibile che non si accontenta di restare in superficie”. Gli intendimenti di questo lavoro vengono pienamente raggiunti, ed è un piacere ascoltare un artista di casa nostra che si confronta con una strada cantautorale poco battuta da queste parti, e lo fa con costrutto e tirando fuori belle canzoni (Stefano Bartolotta)
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THE OCEAN BOY – Rapture (2018, 1Q84 Tapes)
La prima uscita di questa nuova tape label piemontese è anche il debutto per il duo shoegaze romano. Angelo e Andrea non raccontano nulla di loro e preferiscono far parlare di sé tramite questo biglietto da visita musicale di tre canzoni. Nella loro proposta vengono ripresi piuttosto fedelmente gli stilemi del genere di riferimento, per cui troviamo le tipiche melodie accennate, le chitarre riverberate e molto in primo piano, la ritmica cadenzata e le voci che stanno sotto, con l’interazione tra questi elementi che crea atmosfere a metà tra il sognante e il disturbante. L’aspetto interessante è dato dal fatto che, di solito, con i ritmi lenti che caratterizzano queste canzoni, le chitarre sono molto dilatate, invece, in questo caso, il suono delle sei corde è sempre piuttosto diretto e molto vicino al rock. Inoltre, va dato merito al duo di essere stato in grado, in soli tre brani per meno di 15 minuti di durata, di essersi saputi muovere tra diverse tonalità, alcune più cupe e altre più solari, e di non essersi mai ripetuti. Si tratta, quindi, di un nome interessante, che merita di essere seguito. Dai loro social sappiamo che sono già al lavoro con una nuova formazione, vedremo cosa ne verrà fuori (Stefano Bartolotta)
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