Gli EP del mese – aprile 2019

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.

GINEVRA – Ruins (2019, Factory Flaws)
EP di debutto per questa musicista classe 93, nata a Torino ma di stanza a Milano da ormai diversi anni. La proposta di Ginevra è sognante e introspettiva, ma decisamente più ricca di dettagli rispetto ad altre pubblicazioni dello stesso tenore, con scelte sonore che non hanno paura della robustezza e con uno stile compositivo che non segue il classico schema strofa-ritornello, ma procede con successioni di linee melodiche che alcune volte si associano tra loro in modo lineare e in altre occasioni mettono in scena cambi repentini e spiazzanti. Di conseguenza, queste 5 canzoni per 19 minuti sono ricchissime di spunti e di motivi di interesse, sia da un punto di vista strettamente tecnico, che per quanto riguarda l’aspetto emozionale. Il modo in cui Ginevra inanella e mette insieme ritmiche, armonie, saliscendi di intensità, abbinamenti per contrasto e sentimenti forti è proprio solo di chi ha talento e personalità fuori dal comune (Stefano Bartolotta)
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HOMESWEETHOME   – Have you ever felt an emotional chill something that’s so exciting that a shiver runs up and down your spine? (2019, autoprodotto)
Ben memori del retaggio lasciato dai Public Service Broadcasting, il duo milanese HomeSweetHome formato dagli stravaganti Federico e Giuliano propone un EP d’esordio pubblicato a sorpresa dopo un primo singolo dal titolo “NoRad” con un titolo praticamente  impossibile da ricordare e da scavare su Spotify, ma vi consigliamo davvero di farlo: elettronica che si combina con materiale di repertorio (voci di vecchi film, qualcosa che ha a che fare con la Nasa e varie vocine incomprensibili e inquietanti), un’attitudine decisamente hardcore e tanta voglia di spaccare tutto. Un progetto interessante che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per la scena elettronica italiana, e non vediamo l’ora! (Smoking Area)
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VIKY – Tra Le Mie Coste (2019, autoprodotto)
Viky Rubini è nato nel 1995, ma ha già all’attivo esperienze come solista, come membro di una band e anche come scrittore. Per questo EP, Rubini propone un songwriting nel quale la parola d’ordine è “intensità”, sia nel timbro vocale, che in ciò che racconta nei testi, che in un suono che mette insieme chitarre acustiche ed elettronica per amplificare la messa a nudo di stati d’animo difficili e intimi. È una proposta dal carattere ruvido e scarno, senza lustrini e senza compromessi, che sicuramente mette in mostra qualche ingenuità, ma che risulta soprattutto genuino e coinvolgente. 17 minuti che non seguono di certo le ultime tendenze, ma che sono in grado di dare all’ascoltatore un mondo in cui immergersi e, forse, anche immedesimarsi, e, in fondo, quando le canzoni hanno il pregio di riuscire a essere vissute e non solo ascoltate, vale sempre la pena passare del tempo con loro (Stefano Bartolotta)
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YONIC SOUTH – Wild Cobs (2019, La Tempesta / Fuzzy Cluster Records / Glory Records)
Formata da membri di Bee Bee Sea e Miss Chain & The Broken Heels, questa band lombarda è in giro già da qualche anno, ma solo alla fine del mese scorso è arrivato il loro primo EP ufficiale, realizzato sotto la prestigiosa firma di La Tempesta. I ragazzi nel frattempo hanno girato parecchio sia in Italia che in Europa, aprendo anche per importanti band e artisti internazionali, maturando artisticamente e divertendosi. Sedici minuti appena, ma di quelli che lasciano immediatamente il segno e, se avete avuto la fortuna di vedere gli Oh Sees live negli ultimi anni, potrete sentirne la chiara influenza – come gli stessi Yonic South scrivono sulla loro pagina Facebook. Quel garage-rock suonato a velocità supersonica, che martella dall’inizio alla fine, ma lascia anche spazio a ottime sensazioni melodiche, come succede nell’iniziale Sy, che non nasconde anche qualche acida venatura psichedelica: la presenza di Damiano all’interno della formazione ci riporta subito in mente i Bee Bee Sea, l’altra sua band, e il loro eccellente sophomore Sonic Boomerang, uscito a fine 2017. La title-track è una scheggia impazzita con i suoi continui cambiamenti e quella grande aggressività, mentre Comanche, dalle sfumature psych-garage, sembra inizialmente più riflessiva, ma si chiude con un lungo viaggio dal ritmo impazzito che non lascia all’ascoltatore un singolo attimo per riprendere il respiro. Un EP da bere in un sorso dall’inizio alla fine, una grande gioia per le orecchie e per le gambe, che non riescono a starsene ferme: per gli Yonic South si tratta di un debutto ispirato e dai sapori internazionali. Buona la prima! (Antonio Paolo Zucchelli)
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VICTOR KWALITY – Dinosauri (2019, Sugar)
Diciamo che la ricetta è più o meno sempre la stessa di questi tempi: tra trap e it-pop, invettive contro i “colleghi” che si vendono, derive elettroniche, una cassa dritta che ti prende dal bavero e ti trascina nel mondo di Victor Kwality che, a differenza di quello di tutti gli altri, è futuristico e contorto, come se Blade Runner fosse improvvisamente ambientato in via Padova. In questo periodo dove tutto sembra uguale a tutto, e assomigliare a Ghali è più facile di quello che sembra, Victor Kwality è un virtuoso e solo esempio di originalità, non solo di scrittura, ma proprio atmosferica. Un fulmine a ciel sereno (Smiking Area)
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LEVIA – L’Altro Capo (2019, I Make Records)
Quartetto salernitano con all’attivo due album prima di questo EP, i Levia (già Levia Gravia) propongono un cantautorato pop che mette insieme un timbro vocale e dei suoni legati alla tradizione della canzone italiana e una leggerezza, sia nel tocco melodico che nella produzione artistica, che sembra avere l’intento di svecchiare gli elementi di cui sopra. L’intento risulta perfettamente riuscito e queste 5 canzoni per 19 minuti hanno il pregio di non voler risultare moderne a tutti i costi, ma fanno capire all’ascoltatore che si può pescare dalla tradizione lasciando da parte pesantezza e seriosità. Questo, comunque, non vuol dire fare le cose in modo superficiale e piacione, perché qui c’è tutta l’attenzione del mondo ai dettagli, all’espressività vocale e all’uso delle parole, e la grande facilità d’ascolto non è per nulla faciloneria. Un progetto, in definitiva, che rinverdisce le tradizioni della canzone italiana con gusto, credibilità e capacità espressiva (Stefano Bartolotta)
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HESANOBODY -The Night We Played The Moonshine (2019, Street Mission Records)
Ad un anno di distanza dal suo secondo EP The Night We Stole The Moonshine, il songwriter calabrese (ma presto adottato da Milano e poi dalla scena internazionale) Gaetano Chirico ripropone in chiave acustica piano-centrica tutti i brani pubblicati. Una nuova versione più delicata, che dà più spazio alle parole più che alla produzione di matrice electro-pop del precedente. Una voce che non ha niente da invidiare a quella di Tom Smith degli Editors, in una veste più intimista e decisamente più pop. Bellissimo (Smoking Area)
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