Gli EP del mese: marzo 2020

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.

di Antonio Paolo Zucchelli, Stefano Bartolotta, Smoking Area

SETTI – Artico (2020, La Barberia)
Continua l’avventura di Setti che, dopo aver pubblicato il suo ottimo sophomore, Arto, realizzato a ottobre 2018, è ritornato il mese scorso con questo suo nuovo EP. Uscito solo in digitale per la modenese La Barberia Records, il nuovo lavoro è stato registrato in appena 24 ore da Mauro Da Re (Caniggiah) a Tezze (TV) nell’agosto dello scorso anno. Cinque canzoni per quindici minuti che, come al solito, ci regalano dei momenti magici tra bianco e nero e tra malinconia e dolcezza come solo quel piccolo poeta moderno che è Nicola sa scrivere. Dirti Di No apre i giochi con la sua deliziosa chitarra, mentre sono la batteria e i synth a spingere il piede sull’acceleratore, dando un senso di luminosità e spazio al brano; Tu, invece, è una squisita ciliegina indie-pop con le sue chitarrine jangly che ci fanno innamorare sin dal primo ascolto (ottimo anche il ritornello catchy). Idaho mantiene la sua ormai famosa tradizione di chiamare i suoi brani con il nome di uno stato americano: il pezzo si apre molto ricco con fiati, synth, banjo e batteria e poi mantiene una strumentazione decisamente folk (salvo per qualche nuova breve incursione dei synth), mentre i vocals di Setti preferiscono vagare verso territori più pop. Morti ha una sensazione punk ben evidente con quella sua linea di basso eccitante e le sue ottime melodie; il singolo anticipatore Albatros, infine, mostra quella atmosfera triste – a volte forse un po’ surreale –  che ci piace tanto, ma anche la leggerezza riflessiva a cui Setti ci ha sempre abituato. Nicola si evolve ancora una volta, si inventa, prova cose nuove e non si ferma mai, ma ciò che ci piace di più anche in questo caso è la gentilezza dei suoi vocals: intanto per questi pochi minuti ci divertiamo, ci fermiamo un attimo a pensare e godiamo delle sue sempre fresche melodie agrodolci. Grazie Nicola! (Antonio Paolo Zucchelli)
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LATENTE – Le Cose Importanti (2020, You Can’t Records)
La parabola di questa rock band di Trezzo sull’Adda è di quelle che una volta erano comuni, ma che ora sono piuttosto rare nell’epoca della registrazione facile e dello streaming. Formatisi nel 2010, fattisi le ossa in provincia, pubblicati due album a debita distanza (2014 e 2017), ecco che ora arriva un EP nato dal lavoro con un produttore esperto come Davide Lasala, che ha già dimostrato ampiamente di saper dare a chi si affida alle sue mani un suono caldo, profondo e che può nascere solo dopo ore e ore di session estenuanti. Ovviamente, però, se al sound giusto non si accompagnano canzoni all’altezza, qualitativamente ed emotivamente, esce fuori un bel contenitore vuoto, invece i Latente ci mettono un ottimo senso melodico, una serie di testi molto sentiti e che hanno il linguaggio e le immagini giuste per risultare genuini e non retorici e un cantato espressivo e potente come serve sempre in questi casi. I quattro non inventano nulla, ma tirano fuori una serie di gancioni rock ai quali ci si attacca in un attimo e ci si fa trascinare che è un piacere, perché ascoltare melodie che mettono voglia di essere cantate, associate a qualcuno che ti racconta la vita vera, senza maschere né filtri, è sempre stato bello e sempre lo sarà, e troppo spesso si tende a dimenticarlo (Stefano Bartolotta)
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SAVNKO – Epic Arguments (2020, Pitch The Noise Records)
Savnko è un giovanissimo produttore e compositore elettronico, classe 1996, e questo disco e un riassunto musicale che suona come i due anni che Savnko ha passato a Londra, appassionandosi al sampling e ai synth della scena locale. Si tratta di un disco intenso, che suona come chi sta ricurvo su Ableton nella propria cameretta, è un disco che sa di nostalgia, di impegno, è positivo perchè si percepisce l’impegno giovane e fresco, negativo perchè non troppo originale e forse non così digeribile. Un chiaro-scuro elettronico, di alti e bassi che però si fa ben ascoltare, specie in tempi di quarantena (Smoking Area)
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ARIANNA POLI – Grovigli (2020, Sonika Recordings)
Dopo il suo debutto con l’EP Ruggine, che l’ha fatta conoscere e l’ha portata in giro per l’Italia, Arianna Poli è ritornata questo weekend, con un nuovo lavoro sulla breve distanza, Grovigli. Sono tre i brani che compongono il nuovo EP della giovane estense: la nuova prova, uscita solo in formato digitale, si apre con una versione live in studio di Finché Esisto, già presente sulla sua fatica precedente: se l’originale ruggiva con i suoi synth, questa riproposizione è basata sugli arpeggi della sua chitarra (e qualche effetto leggero, presente anche nelle due altre canzoni), mentre la voce della Poli, forte e decisa, rimane al centro di tutto e descrive in maniera adeguata l’emotività dei testi. Si prosegue con Ryanair, l’unico inedito presente su Grovigli. Qui l’approccio della ventenne sembra più soft con la sua chitarra che emana leggerezza a ogni singola nota, mentre Arianna non nasconde la malinconia dei suoi testi, che sognano un viaggio aereo, ma rimangono con i piedi ben per terra nella sua città con tutti i lati positivi e negativi che ciò puo’ portare. In chiusura ecco Quando Tornerai Dall’Estero, cover di Le Luci Della Centrale Elettrica, un cantautore che la Poli ha sempre ammesso di stimare molto. Ovviamente qui mancano gli arrangiamenti del brano di Vasco Brondi, visto che la musicista ferrarese fa solo uso della sua chitarra acustica, ma Arianna sa comunque trasmettere una grande intensità emotiva e un senso poetico dolce-amaro, che in qualche modo è tipico della nostra regione (Emilia-Romagna, appunto). Solo undici minuti, ma piacevoli, che mostrano ancora una volta come ad Arianna le qualità non manchino, nemmeno in questa sua versione più soft e acustica: la Poli, intanto, è al lavoro sul suo primo album e vedremo dove la porterà quella importante tappa, ma per il momento torniamo a schiacciare il tasto play su Grovigli (Antonio Paolo Zucchelli)
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JULIA BARDO – Phase (2020, Wichita)
Singolare percorso per questa cantautrice bresciana, la quale, trasferitasi a Manchester, è riuscita sia a entrare in pianta stabile nella post-punk band Working Men’s Club, pronti a pubblicare il disco di debutto a giugno, che a mettere in piedi questo progetto solista, con la produzione di Henry Carlyle Wade degli Orielles. Con queste quattro canzoni, la Bardo si mette nella scia di colleghe che hanno saputo dare alla propria proposta un’aura da cantautorato classico ma con un suono moderno e che non serve solo come accompagnamento alla melodia vocale, ma che gode di una propria vitalità. In particolare, in soli 14 minuti si esplorano diverse strade, soprattutto per quanto riguarda la voce, l’uso del ritmo e il grado di apertura degli accordi, mantenendo comunque la barra dritta e tenendo salda la compattezza necessaria in una proposta del genere. L’autrice si è avventurata in un percorso già piuttosto battuto oggigiorno, ma lo ha fatto con personalità e con una capacità di variare ed esplorare non comune, realizzando una manciata di canzoni belle, ispirate e coinvolgenti (Stefano Bartolotta)
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SLEAP-E – Mellow (2020, WWNBB)
È tornata anche Sleap-e con un nuovo EP, che segue l’omonimo esordio sulla breve distanza, realizzato in maniera molto DIY nel dicembre 2018. Ad accompagnare la giovanissima e talentuosa Asia Martina Morabito, titolare del progetto, oltre ai vecchi compagni di avventura Francesco Bonora alla batteria e Luca Gruppioni al basso, si sono aggiunti Michele Battaglioli (chitarra) e Marco Jespersen (synth), che, insieme al drummer, fanno parte anche dei Leatherette, altro interessante progetto made in Bologna. Queste new entry sapranno aiutare la Morabito a progredire con il suo suono? Coaudiuvata ancora una volta da Luca Lovisetto e Sam Regan dei Baseball Gregg, che hanno registrato e mixato anche questo nuovo lavoro, e supportata dalla prestigiosa etichetta pesarese We Were Never Being Boring, Asia Martina ci presenta tre nuove canzoni nello spazio di appena una decina di minuti. La malinconia di That’s What You Said apre i giochi: si passa su territori indie-pop che ci riportano alla mente il buon Mac De Marco con quella sua chitarrina leggera e languida e quei synth che rendono le sensazioni melodiche ancora più belle, mentre i sentimenti scorrono fervidi e piuttosto tristi. Comfort Zone, invece, pare molto più rilassata e il tono dei suoi vocals è sempre gentile: anche qui è la chitarra a disegnare la linea melodica principale, a cui si aggiungono un synth scampanellante e qualche beat. Molto fresca la conclusiva You Already Know con gli arpeggi morbidi che accompagnano il tono agrodolce della voce della Morabito. L’entrata dei synth nella seconda parte del brano crea poi un’atmosfera molto ‘80s. Ancora spunti interessanti per Asia Martina e i suoi compagni: questa nuova prova ci è sembrata avere un’apertura più pop rispetto al precedente lavoro – non sappiamo se ciò sia dovuto alla presenza dei due nuovi componenti o al lavoro in cabina di regia dei Baseball Gregg – e sicuramente ci fa pensare in positivo per il futuro di questo progetto (Antonio Paolo Zucchelli)
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