Esclusiva: Brenneke racconta 10 curiosità su Da Dove Proviene Il Rumore

Da fan della prima ora di Brenneke, vi avevamo puntualmente annunciato l’uscita del suo “disco nuovo di canzoni vecchie” intitolato Da Dove Proviene Il Rumore. Ora, Edoardo ha scelto noi per raccontare in esclusiva 10 curiosità legate a questa raccolta di canzoni. Noi ne siamo onorati e ospitiamo molto volentieri ciò che l’autore ha scritto.

Zero è la prima canzone in assoluto che abbia mai scritto pensando che l’avrei voluta cantare io. Anche per questo appare due volte. Venivo da un’esperienza di gruppo come chitarrista e da lì a poco sarei entrato in un altro. Tuttavia già volevo dedicarmi alle mie cose. All’inizio era una roba in stile CCCP, lo stretto indispensabile per cavarsela senza saper cantare. La versione acustica che potete sentire è stata realizzata per un format dei ragazzi di Never Was Radio. Sono stati tra i primi a credere in me e sono tra i miei amici più cari.

Camden fu scritta a partire da una serie di immagini che mi ero appuntato durante un viaggio a Londra con amici nel 2009. Dopo un primo abbozzo di base era rimasta nel cassetto. Solo l’anno dopo, in seguito ad un altro viaggio a Londra, trovai la voglia di finirla. Ne registrai una versione che aveva qualcosa di talmente speciale che sono sempre stato restio nel rifarla meglio. La trovate così come fu realizzata. Dal vivo talvolta è durata anche un quarto d’ora.

La Pioggia fu scritta e registrata in un giorno solamente nel 2010. Era dicembre, pioveva e non è che fossi di ottimo umore. Forse era anche domenica. La sera precedente dovevo aver avuto qualche delusione sentimentale di cui non ricordo, ma quel giorno ascoltavo parecchio About Today dei The National e credo che qualcosa sia filtrato nella canzone. Fino ad un concerto nel 2019 al Tambourine di Seregno non era mai stata suonata dal vivo e, tra i miei pezzi, è il preferito in assoluto (da anni) dalla mia tastierista Lilo.

– Non ho nessunissimo ricordo di quando scrissi e registrai Tunnel. Niente, nulla cosmico, il vuoto assoluto, ma credo che la genesi e la registrazione avvennero anche in questo caso in un giorno solamente. Se non mi sbaglio era una specie di esercizio ispirato un po’ al surrealismo e alla metrica di alcuni pezzi veloci dei REM tipo These Days, però acustica. Il pezzo lo pubblicai su Myspace come altre prima, ma quasi me ne dimenticai. Anni dopo integrai però il finale in una canzone del mio primo disco, di nome Se Io Fossi Di Gesso.

Le Cose Lucenti, che appare live, è un’altra delle primissime canzoni da me scritte, tra il 2009 e il 2010. Curiosamente, nonostante mi piacesse parecchio, non la inclusi nel mio primo EP del 2013. Nella prima pubblicazione aveva una strofa completamente diversa e un coretto di sottofondo dal sapore un po’ anni Cinquanta, che per fortuna poi è sparito.

– La cover di Bomba O Non Bomba ha una storia particolare. Andò così. Nel 2013 fui contattato da Yed Viganò, musicista di Varese che all’epoca conoscevo poco e che in seguito sarebbe entrato nel Belize. Stava cercando adepti per creare un collettivo discografico indipendente varesino. Ci capimmo al volo e inventammo insieme anche il nome del progetto (VarCo, Varese Collettivo). Tra gli impegni di tutti l’idea purtroppo non decollò. Ma Yed ebbe il tempo di chiedere a tanti musicisti amici di presentargli una cover di un brano italiano a scelta per una compilation di presentazione, che alla fine non uscì. Scelsi questo pezzo di Venditti e lo realizzai.

Ragnatele era originariamente contenuta in Brenneke EP. Quel piccolo disco di 3 canzoni fu recensito alla sua uscita da una giornalista musicale che pur non disdegnando le canzoni massacrò la mia voce. Dico davvero, mi distrusse, non lasciandomi praticamente nessuno spiraglio futuro. La recensione finiva con «Edoardo ripensaci». E’ una fortuna che avessi già fatto il mio primo concerto, se no forse non escludo che non avrei mai trovato il coraggio di salire sul palco.

Itaca inizialmente era un pezzo interamente strumentale che avevo creato per darmi presto o tardi all’elettronica malinconica. Si chiamava Another Mistake, prima o poi ne pubblicherò la versione originale. Successivamente, credo fosse il 2016, le aggiunsi delle parole e divenne una canzone di nome Quattro, che è stata totalmente riscritta quest’anno fino a diventare Itaca. Di Quattro esiste anche una versione realizzata insieme a Davide Ferrario, già produttore di Franco Battiato e Max Pezzali. Forse prima o poi potrei riesumare anche questa.

– Le ultime 3 canzoni sono tratte da un concerto di quest’anno al Circolo Gagarin di Busto Arsizio. E’ un luogo che amo moltissimo, prima di tutto perché l’ho visto nascere, secondo perché tra i fondatori c’è il mio amico e mentore Francesco Tosi, ossia il fonico che ha realizzato con me tutto Vademecum Del Perfetto Me e le chitarre di Nessuno Lo Deve Sapere. In quel posto anni fa ho fatto il primo sold out della mia vita. Era appena uscito Vademecum e il locale era aperto da pochissimo. Nemmeno c’era ancora il palco. Ero convinto che quella sera sarebbero venuti al massimo una ventina di amici: vennero tipo in 160 e una cinquantina di persone dovettero rimanere fuori.

– Le chitarre della nuova versione di Lasciarsi Alle Spalle sono state tutte interamente registrate con la mia prima chitarra elettrica, una Epiphone SG con la quale se non mi sbaglio non avevo mai registrato nulla su nessun mio disco. Ridarle vita è stata la chiusura di un cerchio. Ha qualche piccolo difetto ma è una delle mie chitarre preferite.

BONUS:

– Alcuni, chi mi segue da tempo, mi hanno fatto notare che in questa compilation manca almeno un pezzo molto rappresentativo del mio percorso negli anni, molto eseguito dal vivo in ogni forma. E’ vero, la grande assente esiste. Ma sapete, in fondo un po’ di appetito ve lo dovevo lasciare no?

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