Bianconi e Baby K: se mi concentro, il Brasile lo invento

Il 2022, per chi segue la musica che trattiamo solitamente, si è aperto con la reinterpretazione di Playa di Baby K da parte di Francesco Bianconi e della stessa autrice del brano. Una versione destinata inevitabilmente a far discutere e a dividere i fan, anche quelli più accaniti del musicista di Montepulciano (su quelli di Baby K, non ho tutta questa conoscenza, ma presumo che non siano portati ad apprezzare, e infatti non c’è traccia sui suoi social di questa nuova uscita discografica). Non starò certo qui a discutere di gusti personali, ma utilizzerò questo spazio per potare all’attenzione un collegamento, secondo me evidente, tra questo rifacimento e una delle canzoni storiche dei Baustelle.

Chi segue i Bau da lungo tempo avrà subito capito dal titolo a che brano mi riferisco, per tutti gli altri sto parlando di Cin Cin, apertura del secondo disco La Moda Del Lento, uno dei lavori più controversi a nome Baustelle, realizzato in un’epoca nella quale le dinamiche interne alla band erano molto diverse da quelle legate agli album che hanno portato Francesco, Rachele, Claudio e chi li ha accompagnati al grande successo. Molti anni dopo, Bianconi aveva fatto su Facebook un track by track in cui diceva ciò che realmente pensava di ogni singola canzone, mettendo in chiaro che alcune le apprezzava ancora, mentre altre le avrebbe fatte in modo completamente diverso, potendo. Ammetto che non ricordo cosa disse di Cin Cin, ma, secondo me, il fatto che una canzone come Playa l’abbia così colpito da immaginarla subito rifatta in un modo che somiglia molto a quel brano potrebbe voler dire che i concetti espressi in Cin Cin gli siano rimasti dentro, e che ora abbia finalmente trovato un modo per buttarli nuovamente fuori.

Due sono, in particolare, i momenti che mi vengono in mente per giustificare questo collegamento da me immaginato: uno è quello che, appunto, ho usato come titolo dell’articolo, e l’altro è il passaggio iniziale della canzone “alla nostra grazia nello scrivere versi senza forza”. Diciamocelo: nella sua versione originale, Playa è un insieme di versi senza forza, e manca totalmente anche di grazia, ma così com’è stata rifatta ora, succede che la grazia che la caratterizza dà essa stessa una certa forza a versi che, originariamente, non ne avevano. Ecco, magari non a tutti (“prendo uno spicchio di luna e lo metto nella sangria” dozzinale era e dozzinale è rimasto), ma se proviamo a isolare alcuni di questi versi e ad aprire il nostro cuore, non possiamo non rimanerne colpiti. “In capo al mondo che ci vado a fare se tu vai via, tanto l’unica destinazione è ovunque tu sia”, o “con te tutta la notte, sei già nella testa”, o anche “e allora dimmi com’è che si fa a nuotare se ho bisogno di te in questo mare” non saranno dei vertici assoluti del cantautorato, ma il modo in cui sono cantati e concretizzati dal punto di vista melodico fa sì che lascino il segno, e in generale la canzone ha un’atmosfera suadente a avvolgente, nonché molto più user friendly del disco dello stesso Bianconi, un po’ pesante per molti palati. Tra l’altro stupisce l’espressività vocale proprio di Baby K, che siamo abituati ad ascoltare nei suoi sciatti tormentoni estivi con una voce stridula e petulante, mentre qui è insospettabilmente vellutata ed efficace.

In definitiva, Bianconi si è concentrato e, dopo quasi vent’anni, il Brasile l’ha nuovamente inventato, certo un Brasile lontano dalle immagini di spiagge affollate, sambodromi e culi al vento, bensì un Brasile introspettivo, un po’ come quello di un’altra canzone di La Moda Del Lento, ovvero Mademoiselle Boyfriend, nel quale non si chiede che la possibilità di stare con la persona amata lontani d tutti. E, a pensarci bene, il Brasile di Playa è lo stadio successivo di quello di Mademoiselle Boyfriend, perché lì si esprime il desiderio di cui sopra, ovvero di innamorarsi di cose più importanti ed essere felici, e qui tutto ciò è realtà e non più semplice desiderio.

Tutto ciò l’ho scritto per dire che questa operazione messa in piedi da Francesco può piacere o non piacere, ma che certamente le va riconosciuto di essere il frutto di un background e di un vissuto e non di un mero calcolo discografico o commerciale. Si sarà capito che io sono tra quelli a cui piace a tutti i livelli e l’ho già ascoltata diverse volte. Ora ho tanta curiosità per tutto il nuovo disco di cui il Nostro ha parlato, ma questa prima anticipazione mi fa già immaginare che anche le altre canzoni mi faranno frullare tante idee nel cervello. Non vedo l’ora.

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