Roccia ruvida: Vallanzaska

“Noi abbiamo fatto un disco per fare proprio un disco, per raccontare 14 storie, direi viaggi. Compratelo!”
Schietti, sinceri e senza mezze misure questi Vallanzaska… ma anche di pochissime parole. Forse al gioco duro è lecito passare alla difensiva uscendo poco allo scoperto. E quindi ci hanno restituito davvero poco gusto nel fare domande cattive e malsane e di certo noi giriamo il dito nella piaga pensando con malizia che in fondo non sapevano troppo cosa rispondere quando gli ho sbattuto in faccia il mostro ispiratore degli Elio e le Storie Tese. L’ironia è un’arma delicata che i nostri dimostrano di usare con intelligenza ma ahimè i cliché sono assai rispecchiati, forse troppo, forse si poteva evitare. E questo arriva di sicuro all’ascoltate medio, quello della superficie, quello che di musica sa parlare come io so parlare della nazionale irlandese di calcio a 5. Nel nuovo disco dei Vallanzaska c’è così tanto altro che suderà la pelle a stargli dietro… se solo però cacciassero gli attributi anche nel rispondere…

Ok basta mettiamola subito in caciara. ‪Elio e Le Storie Tese‬ esistono già. Ci sono tantissimi momenti che sembra proprio non vi interessi. Avete aderito a quello stile davvero tanto. Cos’è, troppo facile copiare che inventare o c’è qualche altra bella risposta per archiviare un’impressione così imbecille?
Quando c’è un gruppo creativo come ‪Elio e le Storie Tese‬ che interpreta lo stile demenziale o dell’ironia, tutti gli altri stanno dietro. Poi però non direi che ci assomigliamo come un tempo, anche se rimangono gli interpreti migliori di quell’ironia così magica che sembrano sempre che parlino solo a te.

La società italiana sembra il teatro dell’assurdo. Facile oramai fare denuncia… la fanno tutti. Basta svegliarsi la mattina per prendere ispirazione. Pure voi ne fate… però? Ci deve stare un però…
Eh, però conta anche come la fai, la denuncia.

Come attirare l’attenzione partendo dal titolo… “Orso Giallo”. Ha funzionato questa formula per innescare la curiosità?
Si, vuole essere proprio una copertina strana, come pensiamo sia il disco e il suo titolo, poi ho disegnato quest’orso giallo sapendo che avremmo chiamato così il disco ed è venuta una cosa stylosa. Eh si, innesca un po’ di curiosità.

In genere serve essere ironici quando non si ha il coraggio di dire qualcosa. Ci facciamo una risata, risultiamo simpatici e se qualcuno si offende stavamo sempre scherzando. Non è così?
Si, è un po’ così ma solo quando si parla dell’individuo, mentre per una band è diverso. Per i Vallanzaska è un linguaggio, e proprio nell’”Orso giallo” abbiamo anche inserito due canzoni che di ironico non hanno niente, come “Butterfly” e “Sei qui”. Lì non andava usata l’ironia e non l’abbiamo messa, ma sono nel cd dei ‪Vallanzaska‬.


Come di consueto abbassiamo l’ascia di guerra e torniamo seri per davvero. “Orso Giallo” mescola ironia, teatro e dura analisi di un paese che non funziona per molti aspetti. Si è vero, si sorride e tanto dietro le liriche si questa forma canzone ma c’è tanto altro da riflettere. Voi che ormai siete veterani della forma teatro e denuncia, serve ancora cantare questi messaggi? In altre parole, una canzone oggi sortisce un effetto importante, una reazione, una partecipazione in chi l’ascolta? O davvero la mediocrità degli ascolti si sofferma alla melodia e alle battute di spirito?
Mi piacciono tutte le domande! Credo che gli ascolti di un disco siano un po’ superficiali ma non per la mediocrità degli ascoltatori, quanto per la quantità di materiale anche interessante che viene continuamente sfornato. Noi abbiamo fatto un disco per fare proprio un disco, per raccontare 14 storie, direi viaggi. Compratelo!

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