Roccia Ruvida: Gino Magurno

I gruppi alternativi di oggi mi fanno letteralmente cagare…” eccola una frase cardine di questo singolo che il producer e autore Gino Magurno inserisce in quello che è un lancio davvero privo di cliché, regole ed “educazione” di stile. Di certo la sa lunga il nostro dato che fa musica anche ad alti livelli di produzione da tanti anni. La schiera di nomi con cui ha lavorato la dice lunga. Ma alla fine le polemiche su questo mondo discografico, a quanto pare, si riciclano e si vomitano sul tavolo da gioco sempre uguali, sempre quelle e sempre immobili nel loro splendore. Che poi l’accusa di poca originalità c’è sempre ma io mi domando e dico: pensate davvero che i grandi siano stati così originali? Da Dylan a Pino Daniele? Io penso che la risposta sia PERSONALITÀ e non ORIGINALITÀ. E alla fine dei giochi: questo singolo “Preferisco Rovazzi”, pensi sia davvero così originale? Di sicuro non la manda a dire…ascoltiamolo con attenzione. E poi, mio caro Gino, per rispondere alle tue parole: io il brano l’ho capito e tu hai capito il senso delle domande sceme e fuori margine? A quanto pare direi proprio di si. Santa voce dell’esperienza!!!

Partiamo dal video. Un lavoro assai amatoriale. Ora mi dirai ovviamente che è voluto no? Con l’arte si giustifica tutto non è vero?
L’arte lasciamola stare, non c’entra nulla con il mio video ma neanche con la maggior parte dei video in circolazione. L’unica forma d’arte che vedo in giro è un bel sedere seminudo che balla. Detto ciò, oggi in Italia sono pochi gli artisti che, per la loro storia e la qualità delle canzoni, possono permettersi di prendersi sul serio. Detesto quelli, alcuni addirittura alle prime armi, che si presentano nei video con quelle facce da poeti maledetti che ti aspetti testi di spessore o ricerca musicale e poi li senti vomitare solo banalità. Per questo per me la parola d’ordine è stata non prendersi sul serio, anche se scrivo canzoni da quarant’anni, sono uno sconosciuto e non mi andava di presentarmi con un video serio, come si sarebbe potuto giustamente permettere, per esempio, Battiato. Così ho scelto di farne uno divertente, almeno così è stato per noi che lo abbiamo girato, puntando tutto sulla simpatia del mio amico Giancarlo Valentino, che tra l’altro vanta parti in film con Pieraccioni e Beppe Fiorello, di mio fratello Antonio e del mio amico Giorgio Barbieri, con Ludovica Cacace, nella parte della truccatrice, fidanzata di mio figlio Dario che ha fatto le riprese rigorosamente col telefonino.

Che poi Rovazzi come ogni altro prodotto commerciale…che ha da essere invidiato? Non sarà mica una comoda via per farsi notare?
Probabilmente non hai ascoltato il testo di “Preferisco Rovazzi”, non c’è alcuna invidia nei confronti di Rovazzi. Il senso della canzone sta tutto nel testo ed in particolare nelle frasi “i gruppi alternativi di oggi mi fanno letteralmente cagare” e “ in questo allucinante delirio non ho dubbi preferisco Rovazzi / almeno non si prende sul serio e non prende per il culo i ragazzi”. Credevo fosse chiaro.

E siccome sono sicuro che avrai risposto di no ti chiedo: quanti grandissimi artisti ci sono che però non finisco in televisione perché in fondo troppo di contenuto? Perchè non prendere loro? Sarà che con loro si fa poco rumore? E allora non è una via comoda per farsi notare?
Ho scelto Rovazzi perché, tra i personaggi noti al grosso pubblico, è quello più massacrato dalla critica. Davvero non capisco perché se sei un critico musicale devi parlare male di Rovazzi e parlare bene di gruppi cosiddetti alternativi che comunque fanno musica pop! Io invece, senza dubbi, preferisco Rovazzi. Certo, se al posto di Rovazzi avessi messo un nome sconosciuto, tu per primo non avresti capito il senso della canzone. Beh a ripensarci … col senno di poi … neanche con Rovazzi l’hai capito!

Di sicuro non la mandi a dire eh? Davvero così degradata è la scena indie di oggi?
Assolutamente si! È in atto una reazione a catena. Molti giovani artisti, ma anche molte etichette indie, credono che la ricetta sia adeguarsi a ciò che si ascolta, cioè fanno l’equazione : scrivo una canzone, per esempio come la fanno i Modà , già a loro volta brutta copia dei Negramaro, e passo anche io in radio. Ma non è così. Alle spalle di questi artisti ci sono la Sugar ed Rtl. L’universo indie sta perdendo la sua identità di alternativa alla cosiddetta musica ufficiale.
Penso che gli artisti che vogliano proporre in prima persona la propria musica dovrebbero spegnere i media ufficiali e mettersi ad ascoltare quei gruppi, ahimè in maggioranza inglesi o americani, che fanno ricerca e da li trovare idee da rielaborare in modo personale per crearsi una propria strada originale. Il percorso è duro e lungo ma è l’unico che col tempo, con il lavoro e con un po’ di fortuna, può dare risultati duraturi. Proprio quando il sound e il linguaggio sembrano difficili, strani, addirittura ostici, vuol dire che si ha qualcosa di nuovo in mano. PFM, Banco, NCCP, Bennato, Daniele, Battiato, Alma Megretta, tanto per fare qualche nome, non hanno insegnato niente?

E la tua canzone assai amatoriale cosa pensi possa restituire ad una scena che fa schifo (a detta tua ovviamente)?
Ecco, il punto è proprio questo, io non ho la presunzione di dare alcun contributo a nessuna scena musicale, io faccio l’autore da quarant’anni e continuerò a farlo. Ho scritto “Preferisco Rovazzi” perché credo in quello che ho scritto e un discografico coraggioso, Luigi Piergiovanni della Interbeat, ha voluto pubblicarla e così è nato un progetto album dal titolo “Veemenza senile”. Per quanto riguarda la parola “amatoriale”, che vedo ti sta molto a cuore, io mi sono sentito sempre un dilettante, perché mi diletto a fare musica, amatoriale perché fatta con amore, con passione. È sempre stato il mio credo, anche quando ho avuto la fortuna di scrivere per Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Loredana Bertè, Vox Populi, Tony Cercola, Pietra Montecorvino, L’Altroparlante e tanti altri. Forse tu sei stato abituato a vederlo come un aggettivo dispregiativo, per me invece è un valore aggiunto.

Come sempre chiudiamo l’intervista abbassando l’ascia di guerra e tornando seri. Vorrei porre il focus su Gino Magurno che da producer di grandi nomi scende in campo in prima persona. Tra ironia e verità oggi la scena indie è davvero discutibile. E non solo quella INDIE. Cosa rappresenta Rovazzi come progetto e come prodotto artistico e/o di consumo? In fondo a cosa dovremmo tendere e cosa invece stiamo diventando?
Lo trovo autentico, autoironico, ben rappresenta la realtà che ci circonda, è al passo con i tempi per quanto riguarda linguaggio e sonorità. Inoltre non si vende per artista, quindi non è un prodotto artistico ma un prodotto di consumo, così come tutti quelli che si propongono, con la differenza che lui lo dichiara apertamente. Sicuramente in questo panorama musicale, dove tutti si scopiazzano, è originale, e non mi sembra poco. La musica oggi è governata dai talent che producono in serie artisti con lo stampino, dai network radiofonici che li passano, dal mondo indie che cerca di produrre la stessa musica senza però avere i mezzi per promuoverla. Più degrado di così!!! Le etichette indie, secondo me, dovrebbero produrre solo artisti che sono lontani dagli standard che ho appena detto, altrimenti non hanno senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.