Roccia Ruvida: Adriano Tarullo

“Forse qualcuno l’ha sentito…scricchiolare sotto la gamba di un tavolo barcollante”. Ecco come risponde Adriano Tarullo quando gli chiedo se secondo lui la somma giuria del Tenco l’ha sentito questo suo nuovo disco. Io l’ho sentito e non è che mi faccia strappare via i capelli ma devo riconoscere che dentro c’è tanta sostanza. Ci sono gli attributi per così dire, ci sono musicisti suonati, c’è il vero mestiere…e fatto anche bene direi. Poi che io abbia altri gusti musicali quello è un fatto che a voi non deve riguardare. Storie di presunta normalità ha carattere…e lo capisco soprattutto da come risponde al gioco questo cantastorie Abruzzese. Che poi alla fine le due cose non possono prescindere: un Artista è anche un uomo formato nell’anima e nelle intenzioni. E guarda tu il caso: ne trovi molti di più – di veri Artisti secondo questa definizione – in chi viene costantemente ignorato che in quelli che fanno bella mostra sul palco. Al Tenco poi vince Claudio Lolli. Ed io sono sicuro che uno come lui direbbe: hmmm ok. Intanto anche Adriano Tarullo, cantautore ormai di anni, cerca una via di fuga e un modo per difendersi da questa immonda indifferenza che alla fine…dai un poco…diciamocelo…fa rodere il culo!!!!

Un ragazzino al primo disco gira su media nazionali, tv e giornali, tour estivo che non finisce più e soprattutto candidato come miglior disco dell’anno. Tu che invece suoni da una vita e che scrivi cose sincere da quando forse eri alto così resti a casa…quanto ti rode? Cosa diresti a sto ragazzetto? Invidia o beneplacito verso una qualche democrazia?
Beh…se penso a quanto erano ragazzini i Beatles non dovrei spaventarmi. Non so a chi ti riferisci nel particolare, forse non è il nuovo John Lennon. Il rodimento è un patimento, quindi è una cosa che non vale la pena coltivare. Quello che gli chiederei è come ha fatto ad arrivare a tutto questo. Cos’è scattato? Chi ha conosciuto? Nel bel mezzo di questa democrazia dell’auditel non mi verrebbe da chiedere come si scrivono le belle canzoni ma non è detto che si possa imparare qualcosa anche da un ragazzino. In un’intervista Alex Britti si lamentava poiché le persone non lo riconosco come musicista ma molto di più come personaggio famoso. L’idea di successo è da non sottovalutare. Per me sarebbe un successo fare il mestiere del musicista con dignità. Essere famosi ha i suoi vantaggi ma ha anche molti lati oscuri.

Ma secondo te i giurati del Tenco l’hanno ascoltato il tuo disco?
Forse qualcuno l’ha sentito…scricchiolare sotto la gamba di un tavolo barcollante. Se mi metto nei panni di un giurato mi rendo conto della difficoltà nel dover ascoltare un’enorme quantità di dischi che escono nell’intero anno. È chiaro che vengono presi in considerazione i nomi più conosciuti. Non essendo tale mi rendo conto di non essere alla pari ma non ho nemmeno questa pretesa. Però sono sicuro che il meglio della canzone d’autore non sia ben rappresentata, specialmente oggi in cui questa non ha un’attenzione particolare da parte dei media. Si corre più il rischio di prendere in considerazione un buon album di canzoni pop.

Cambiamo argomento. Dal rock al blues passando per il pop mentre il resto del mondo suona con i computer e poco altro. Cos’è, vuoi essere il paladino della morale e della purezza?
Sono un amante della musica e di chi nel tempo l’ha resa immortale. Non mi sento di dover buttare nel cesso un passato glorioso solo per arrivare ad altre destinazioni, per il gusto esclusivo del nuovo. Credo invece che la buona musica vada suonata e per farlo ci vogliono degli strumenti. Mi raccontava un mio amico che, nei vari anni in cui ha lavorato in crociera, nelle navi italiani era concesso di tutto mentre in quelle statunitensi non era permesso portare dei pc sul palco. Gli spettatori avrebbero avuto qualche perplessità. Questo denota un rispetto per il musicista. È vero che un bravo musicista può creare musica al computer ma credo sia difficile suonarlo o almeno è difficile farsi credere di fronte un pubblico attento. Quando sento delle basi registrate nei concerti di cantanti blasonati io mi sento personalmente mancare di rispetto, in particolar modo se ho pagato il biglietto costoso. Poi ognuno sceglie la propria musica ed è libero di farla e di ascoltare quello che vuole. Piuttosto nella domanda non sono molto convinto di una cosa e cioè che io faccia pop. Io identifico nel pop le scritture in cui amore fa rima con cuore, le melodie sono ben studiate per un ascolto molto facile e i temi trattati sono disimpegnati. Ora… non compongo opere mozartiane ma dedico un considerevole tempo per la creazione di parti strumentali. Nelle mie canzoni trovi temi abbastanza ostici, poco radiofonici per niente pop: ho scritto addirittura una canzone sul funerale! Ecco è proprio questa la differenza: puoi usare i suoni che vuoi, dipende dai tuoi gusti; l’importante è non fermarsi alla banalità, al retorico. Puoi anche suonare un disco con una chitarra acustica ma se ti limiti a fare il chitarrista da spiaggia non puoi meritare il mio interesse.

E poi devo dire il vero: in rete c’è un bellissimo video disegnato a mano. Ma perché solo 900 visualizzazioni? Stai antipatico a qualcuno?
Una buona risposta da paraculo sarebbe quella in cui dichiaro che faccio musica molto di nicchia e non posso aspettarmi milioni di visualizzazioni. Tieni conto che ci sono video in cui l’autore, pur di raggiungere una quantità spropositata di visualizzazioni, si frantuma l’osso del collo buttandosi dal tetto di una casa. Ma ci sono anche video musicali che raggiungono le migliaia di ascolti senza fare ciò. Quindi immagino che dovrei fare una promozione più dedicata per Youtube. O forse la mia musica non è tutta questa delizia. O forse è il contrario, faccio poco l’antipatico e questo non paga. Nel prossimo video mi metto a insultare tutti!

Ma alla fine, dopo tanto raccolto…serve fare ancora il musicista e impegnarsi a scrivere robe che non arriva a nessuno?
La domanda è lecita. Devo ammettere che quando suono e davanti a me ho un pubblico dal capello brizzolato mi rassereno. È come se un pubblico che ha percepito la musica passata riesca a comprendere meglio quello che ci metto dentro in quello suono. Devo dire però che la musica, se suonata bene, viene percepita anche da chi non è un cultore. La vera difficoltà è quella di trovare degli spazi adeguati dove proporre musica e valorizzare il lavoro del musicista. Prima si suonava di più e con altre cifre. Quello che mi sento di dire è che fare il musicista e scrivere canzoni è un’attività che ha un suo valore di grande appagamento, innanzitutto per se stessi. È una necessità che deve essere esaudita a prescindere dalle questioni economiche. Il mio dubbio, ora come ora, è se serve spendere molte energie per realizzare dischi, quando quelle energie potrebbero, sempre in campo musicale, essere utili per fare altro. Adeguarsi alle mode è un atto che, per il momento, non è per me concepibile. Avanti per la mia strada anche se non arrivo a tutti.

Come al solito chiudiamo l’intervista mettendo a terra l’ascia di guerra. In realtà ho voluto stuzzicarti per bene perché è proprio vero: la scrittura di un artista dovrebbe essere tutelata come patrimonio di cultura e di bellezza. E nella tua carriera non proprio di primo pelo, tu di bellezza ne hai restituita tanto. E questo disco – che ho trovato davvero maturo – gioca carte forse troppo culturali e poco di moda. Ed è lo stesso effetto che si ha quando un artista divenuto famoso tanto tempo fa, grande di esperienza e di cultura, pubblica oggi un disco: deve lottare con una comunicazione modaiola di altri linguaggi e alla fine perde inesorabilmente. Sei cosciente che un’opera come “Cenere di stelle” se fosse stata cantata da De Greogori sarebbe un brano che farebbe “storia”? Come ti salvi da questa violenza intellettuale?
Guccini ha lasciato perdere dicendo che non è più tempo per i cantautori. Almeno quelli come li intendeva lui. De Gregori pubblicando un disco in cui proponeva le sue canzoni in un altra veste si lamentava del fatto che, nonostante avesse scritto tante altre canzoni, tutti volessero sempre ascoltare le solite hit. Se oggi io scrivo “La donna cannone” probabilmente finirebbe moribonda nel vasto oceano del web. Siamo in un momento particolare in cui non c’è una dovuta attenzione verso una certa musica. Mancano i dovuti filtri mediatici, siamo prigionieri dell’auditel. Gli stessi contenuti del web rispecchiano le tendenze televisive. Il cavallo di battaglia della televisione di stato è Tale e quale show: un programma musicale che ci suggerisce che è meglio essere la copia di qualcuno, anzi, la brutta copia ma veramente brutta. C’è un appiattimento generale in cui tutti possono accedere a tutto senza la dovuta esperienza. Bada bene, questo non vuol dire che chi non riesce è per forza un genio incompreso. Tranquillamente potrei essere anch’io di questa schiera. Non sopravvalutiamoci, per carità! Purtroppo c’è una tendenza a santificare il volto noto e a tralasciare la qualità musicale. Il colmo di tutto ciò è che la musica fa parte della vita quotidiana, interessa tutti ma tutti non sono interessati alla musica. La situazione non è poi cambiata tantissimo, certo un po’ sì, nel peggio forse, ma considera che nei concerti dei Beatles loro non riuscivano a sentire cosa stessero suonando perché erano sovrastati dalle urla delle ragazze che, con poco interesse per la musica, erano andate al concerto per vedere il mito, per toccarlo. Come salvarsi? Trovare in mezzo a tutta questa indifferenza delle piccole soddisfazioni per sentirsi vivo. Capitano delle buone occasioni in cui suonare. Capita, come è successo l’ultima volta a me dopo l’ultimo concerto, che un uomo con le lacrime agli occhi mi ha ringraziato per le emozioni che ha provato. Piccole grandi soddisfazioni. “E a culo tutto il resto”.

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