News + intervista The sensitive club – The sensitives è il primo singolo


E’ uno scorcio di luce quel lampo che irradia il cielo notturno; un fuoco che arde propagnado il suo calore: The sensitives è il primo singolo di The sensitive club, progetto di Ben Moro voce e chitarra della band punk Garage Elizabeth The Second. Ci muoviamo in un ambiente post rock contaminato da sfumature shoegaze ad alto contenuto emozionale.
Abbiamo contatto Ben Moro per approfondire questo nuovo progetto. Ecco il videoclip del singolo e a seguire una breve intervista
.

Ciao! Allora, come e quando è nato questo tuo progetto?
Ciao e grazie mille per aver pensato a me, è un piacere incontrarvi.
Il Sensitive Club è nato concettualmente qualche anno fa. Avevo un sacco di canzoni che aspettavano il
momento giusto per essere tirate fuori dal cassetto. E quale miglior momento se non una pandemia? Così tra il 2020 e 2021 visto il tempo a disposizione ne ho approfittato, e mi sono messo a rivedere qualche pezzo abbozzato e alla fine è nato il Sensitive Club.

The sensitive club è un nome molto interessante, dicci di più!
Credo che alcune persone riescano a sviluppare una sorta di connessione sensoriale, parlo in particolare modo di quelle molto sensibili ed emotive. Ho incontrato molte persone nella mia vita, ma solo con poche ho stretto un legame così forte da risultare quasi simbiotico dove la comunicazione a volte è quasi telepatica. Ho sempre avuto una grande ammirazione per le persone sensibili , ci vuole veramente un gran coraggio ad esserlo in un mondo come il nostro, da qui nasce l’idea del nome.
I fragili, gli insicuri, i più sensibili, tutti racchiusi in questa sorta di club immaginario nel quale ci si capisce con uno sguardo e si parla con le emozioni, chiamato appunto il Sensitive Club.

Quali sono state le principali influenze – musicali e non – che hai avuto?
Credo che inconsciamente mi abbia influenzato un po’ tutta la musica che ho ascoltato fin da ragazzino.Sono sempre stato attratto dalle melodie malinconiche e dai “muri di suono” che combinati assieme rendono tutto così incredibilmente etereo ed emozionale, anche se devo dire che ho sempre avuto una forte attrazione per il riverbero in generale, quindi sicuramente la scena Shoegaze, nata alla fine degli anni ’80, ha contribuito al suono del Sensitive Club.

Immagino che comporre dei pezzi da solo sia diverso che concepirli quando si fa parte di un gruppo. Quali sono i lati positivi e quali quelli negativi di suonare da solo o in un gruppo?
Esattamente, è sicuramente molto diverso. Scrivendo pezzi da solo esce il lato artistico ed espressivo al cento per cento. Nel mio caso, quando scrivo una canzone, mi piace lasciare andare la mente senza cercare di fare qualcosa che possa essere catalogato o simile ad un pezzo che ho scritto in precedenza , mi concentro sulle emozioni, mi esprimo così, mi riesce abbastanza facile .
In una band invece conta l’amalgama dei componenti dal punto di vista del songwriting , e la cosa veramente interessante è quello che esce come risultato dalle varie contaminazioni dei membri della band. Forse si scende un po’ più a compromessi, perché una band è una sorta di convivenza artistica bella e buona. Ho scelto anche per questo un percorso da solista. In realtà avendo sempre suonato in alcune band, volevo semplicemente vedere cosa succedeva se lasciavo andare tutto di pancia senza scendere a compromessi, e devo dire che mi piace.

Quali saranno gli sviluppi di questo progetto? Cosa dobbiamo aspettarci? Un ep? Un disco?
Credo ci saranno sicuramente delle collaborazioni interessanti. Il secondo singolo avrà un ospite d’eccezione, con il quale ho collaborato qualche mese fa. L’idea per il momento e quella dell’autoproduzione brano per brano oltre a quella di registrare più materiale possibile e rilasciare un primo EP, lavorando su altri brani già confezionati con i quali arrivare ad un vero e proprio disco. Di sicuro scrivere molte canzoni , molte altre.


Lasciamoci con una canzone! Vai!
Una delle canzoni di una tristezza disarmante ma che mi fa venire le farfalle allo stomaco è “Head in The Wall” di Ethel Cain, provare per credere.

Grazie! E in bocca al lupo!
Grazie a voi per avermi dato la possibilità di raccontarmi e viva il lupo.
Un abbraccio e alla prossima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *