Lady Day: un secondo vinile per finanziare il progetto contro la violenza di genere

Quello di Enzo Onorato e della sua Lilium Produzioni è un progetto davvero ambizioso. Parliamo di Lady Day, un contenitore dentro cui campeggiano produzioni in vinile, festival e concerti, merchandising… e noi ne avevamo parlato segnalandovi il recente concerto a Fabrk di Cagliari. Il tutto per raccogliere fondi da destinare alla creazione di borse lavoro per le vittime di violenza. Oggi parliamo di questo secondo vinile dentro cui troviamo due singoli. Da una parte “L’ennesimo” di Colli e dall’altra “Preghiera” di Ilenia Volpe. A loro rivolgiamo delle domande sperando si celebri a pieno l’invito a spulciare da vicino questo progetto che davvero merita attenzione e soprattutto sostegno.

Intervista a Colli
Come avete sposato questa che considero una missione della Lilium Produzioni?

Con il progetto di Enzo Onorato, ho potuto avere una parte attiva, rispetto al tema della violenza di genere, attraverso la musica che faccio. È un progetto importante, che dà intima importanza a chi lo sposa e che vivo come un disegno di cui ho accettato di tracciare, nel mio piccolo, una breve linea con un pezzo particolarmente adatto.

Ognuna di voi si gioca un brano: scelto secondo quale ragione? Il tema sicuramente… ma ci sono altre letture che avete dato al progetto?
Ho scritto vari brani su temi forti come quello sulla violenza, senza neanche accorgermene nel momento in cui lo facevo. Alla loro rilettura, è sembrato a entrambi che Ennesimo, anche se un po’ criptico, fosse il modo più chiaro (scusate l’ossimoro) per esprimere la mia visione di questo fenomeno. La partecipazione tutta al femminile a Lady Day, poi, è una caratteristica che rafforza la lotta alla violenza di genere e ci unisce: l’altra lettura che dò al progetto è proprio questa unione che fa la flotta!

Il giorno dopo Lady Day: secondo voi oggi serve una canzone a fare protesta o a sensibilizzare il pubblico?
Rispondo da spettatrice prima che da artista, perché è più “il mio”: credo che la sensibilizzazione funzioni sui sensibili i quali, attraverso la musica, possono ampliare la propria sensibilità. Per la distrazione o superficialità, non c’è canzone che tenga. Quindi, la risposta è: forse/in alcuni casi.

Domanda spigolosa: da donne, è pensabile anche ad una lettura un poco eccessiva del fenomeno, come a volerlo rendere mediatico oltre la sua naturale importanza?
No, secondo me, non ci può essere una lettura sproporzionata di fronte a un fenomeno di questa gravità. Se poi devo pensare alle telecamere o i social che smisuratamente entrano nelle case di vittime e spettatori, certo, rimango perplessa per la libertà che si dà a chiunque di dire la propria opinione, anche se improduttiva e finanche distruttiva. Allora tutto diventa massmediale e si trasforma in discorso “sopra citato” che perde il carico effettivo della sua importanza e che diventa merce per talk show.

Da questo titolo ho come l’impressione che il tuo brano parli di gabbie. Sbaglio?
Ho un modo di scrivere che riporta a una certa ciclicità. Forse, in questo senso, può intendersi che io lamenti delle gabbie e il titolo lo testimonia, sì. Poi, la chiave per uscire dalle gabbie c’è. Ed è la consapevolezza, figlia dell’età che avanza e che crea la maturità per aiutare se stessi e dare una mano a chi, quella consapevolezza, tarda a raggiungerla… (credo e spero…). Riconoscere “l’ennesimo” è essere consapevoli di quel puntino viola che ritorna, è saperlo accogliere e ammaestrare… Tanto riguarda noi stessi, non chi ci circonda.

Intervista ad Ilenia Volpe
Come avete sposato questa che considero una missione della Lilium Produzioni?

La chiamata di Enzo è arrivata in un momento della mia vita in cui avevo appena iniziato ad intraprendere il cammino che mi ha portato a sentirmi la donna che sono in questo momento. E in questo processo, la mia attenzione nei confronti della violenza di genere è stata fondamentale.

Ognuna di voi si gioca un brano: scelto secondo quale ragione? Il tema sicuramente… ma ci sono altre letture che avete dato al progetto?
Ho lasciato che scegliesse Enzo, mi sembrava il primo passo verso un pensiero “collettivo”.

Il giorno dopo Lady Day: secondo voi oggi serve una canzone a fare protesta o a sensibilizzare il pubblico?
Non basta una canzone, un concerto o una voce. Servono tanti atti quotidiani, è così che un cittadino fa politica

Domanda spigolosa: da donne, è pensabile anche ad una lettura un poco eccessiva del fenomeno, come a volerlo rendere mediatico oltre la sua naturale importanza?
Ti risponderò il giorno in cui non ci sarà più bisogno di essere femministe.

Più che rabbia, più che resilienza o resistenza. Ha senso parlare invece di rassegnazione? Cioè nella lotta alla violenza, in realtà, dovremmo impegnarci a lottare contro la rassegnazione che si ha nei confronti del fenomeno? Secondo te…
Sentirsi rassegnate di fronte ad una situazione non vuol dire rassegnarsi alla vita. Ci sono tante fasi in un processo di elaborazione, per me il momento tipico è sempre rappresentato dalla rabbia.

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