Intervista: Massimo Martellotta

Da pochi giorni Massimo Martellotta ha pubblicato il nuovo progetto Proiezione Privata, frutto delle session in solo. Un “video disco” a termine che vuole ridare la dignità che merita alla musica e a chi la fa ribatando i concetti di fruizione come ci spiega nella chiaccherata che abbiamo fatto con lui.
L’album fino al 18 maggio è disponibile via Bandcamp.

IR: diversi tuoi colleghi sono contrari all’esplosione dei live in streaming spesso poco professionali e approssimativi, fatti dal salotto o dalla camera da letto mentre altri li vedono come un’occasione di intrattenimento e visibilità. Tutto questo totalmente free invece la tua scelta, con questo progetto, è fuori dagli schemi.

MM: non è una scelta in contrapposizione alle dirette e neanche vuole essere un critica. Penso sia giusto che ognuno reagisca come meglio crede alla situazione in cui siamo: da quello che si chiude completamente e ne trae beneficio, a chi ne soffre e a quelli che hanno creato una rete di concerti a supporto dei locali e nelle intenzioni la trovo una buona idea.

La mia riflessione è un po’ diversa, credo che le dirette online portate avanti per un po’ di tempo, con la la rete che non permette di avere una qualità paragonabile ad altri contenuti registrati con più attenzione: facendo più take, usando il microfono e l’attrezzatura giusta siano molto inferiore. Per quello che ho visto io, rimane un effetto momentaneo, effimero ma niente di più. Non dico sia sbagliato ma non credo sia il modo migliore per intrattenere. Da questa riflessionesono partito pensando a quale altra maniera potevo proporre il materiale che avevo.
Era materiale che avevo registrato negli ultimi mesi come faccio sempre, non è un ‘figlio della pandemia’ nel senso che se non ci fosse stata questa musica esisterebbe lo stesso.

IR: quindi come musicista la tua vita non è cambiata molto.

MM: no continuo a fare le stesse cose e a parte il discorso dei concerti che è una cosa che comunque manca e non poco. In questo momento di crisi, di difficoltà è possibile creare opportunità, anche importanti e mi sono domandato: cosa posso fare per dare attenzione alla mia musica? Cosa posso fare qualcosa che si adatti a questo periodo e in linea con il mio pensiero? La risposta è questa idea, questo progetto che vuole rimanere coerente a me stesso e rispettare il pubblico.

IR: quindi i brani non sono figli delle One man sessions, sono più recenti.

MM: sono recenti, erano brani che avevo da parte e volevo far uscire, altrimenti finivo per accumularli e tra due mesi mi sarei trovato con altri cinque dischi da pubblicare, insomma mi conosco (ridiamo ndr). Li ho composti negli ultimi due mesi nello studio che ho in casa, che insieme allo studio esterno sono gli spazi dove lavoro. La domanda più grossa era come pubblicarlo per non farlo sembrare l’ennesimo “out now” o una cosa veloce buttata lì giusto per il periodo e attirare l’attenzione. Da qui è nata l’idea di fare il contrario: invece di darlo disponibile a tutti ho provato a “chiudere la porta” e rendere l’album disponibile a pagamento, in modo che se qualcuno vuoleva affacciarsi veramente doveva compiere una scelta.

IR: finora la risposta come è stata?

MM: ho visto che già diversi colleghi, amici e fan mi hanno contattato con una velocità sorprendente sposando l’idea dietro al progetto cioè che la musica è importante e ne abbiamo bisogno, soprattutto in quarantena, ma deve esserci anche rispetto per chi la crea! Non è gratis crearla e c’è un progetto e un impegno non indifferente dietro. La provocazione è quella di scegliere chi ascolterà questa musica. Chi vorrà assistere a questo progetto deve farlo perché ha veramente la curiosità e la voglia di scoprire qualcosa di nuovo e godere di un’esperienza unica.

IR: una “Proiezione privata” in tutti i sensi.

MM: sì infatti! Se ti interessa prendi il tuo biglietto, ti siedi al tuo posto e ti godi lo spettacolo che è sia visivo che musicale. L’idea poi di metterla a tempo, infatti rimane tutto disponibile fino al 18 maggio, poi non lo sarà più proprio come uno spettacolo unico, che passata la data, il prossimo tour se vuoi mantenere il parallelismo con i live, se ci rarà, sarà diverso.

IR: una sorta di esclusiva

MM: l’intenzione è quella di dare alla musica un’aura di esclusività, di magia, di qualcosa di speciale. Il solo fatto che devi andartela a cercare, pagare e goderti lo spettacolo e che non arriva in mezzo a mille altri gratuiti e di bassa fattura è esclusivo e unico.

IR: come sono i video? Nello stile dei tuoi che posti sui social o prodotti?

MM: è diverso. Sui social posto ogni tanto dei video sia per promozione sia perché mi piace l’idea di far vedere come lavoro. Questi di Proiezione privata sono video più organici, prodotti e sono parte di un progetto. Sono inscatolati insieme alla musica e a scadenza, questa è la vera differenza.

IR: c’è una storia o un filo conduttore dietro ai video?

MM: sono cinque video pensati per essere visti uno dietro l’altro, impostati come se si fosse al cinema. In pratica si compra il disco via bandcamp e ti arriva il link con la password per vedere i video. Diverse persone hanno scelto di sentire prima i brani poi guardarsi i video e mi hanno detto che si erano immaginati altre cose, insomma si erano fatti dei loro film (ridiamo ndr). I video sono molto focalizzati su quello che succede in studio, sono fatti da me. In parte era tutto nato durante il tour che ho fatto da solo che mi è servito per capire che vedere quello che facevo serviva al pubblico per coinvolgersi maggiormente.
Vedere tutto quello che suono, come mi muovo, come ottengo certi suoni permette di allargare il pubblico anche “non addetto ai lavori”. Altrimenti si rischierebbe di avere solo amici e musicisti interessati a quello che faccio!

IR: in un primo momento pensavo avessi realizzato una sorta di cortometraggi come i Nordic Giants per esempio

MM: no sono proprio private, fatte nel mio studio, in casa mia ma pensate con respiro cinematografico, che con i Calibro 35, ho esplorato. L’ho concepito proprio come una proiezione privata, per pochi fortunati o se vuoi per pochi che ci credono veramente. Un documento visivo del lavoro dietro ai brani. Ho utilizzato un filtro, semplice ma efficace per farmi vedere e non vedere durante i video.
Il consiglio che do sempre è di prendersi il tempo necessario per vedere tutto assieme, in tranquillità, in modo da godere del progetto nella sua completezza, esattamente come l’ho pensato. Poi si può scegliere se sentire prima la musica e poi vedere i video, naturalmente la scelta è libera, anche se consiglio la prima opzione.

IR: Parlando della strumentazione hai usato qualcosa che prima non hai mai suonato?

MM: una delle novità è che alcuni brani le ho fatti e rifatti ma non ho sovrapposto nulla, a differenza degli altri dischi, in cui ad esempio la batteria era suonata e sovraincisa e nei video si vede bene. Qui suono tutto in tempo reale e ho reintrodotto la chitarra che avevo lasciato un po’ indietro. Io lo vedo come un ibrido tra Ry Cooder e i Boards of Canada con diverse parti di groove.

IR: con questo progetto potresti aprire una nuova strada, una che rispetti sia la musica, chi la fa e il pubblico. Oltre all’innovazione tecnologica di una piattaforma che di fatto non esiste.

MM: sì in effetti mi sono trovato davanti ad un’idea senza che ci fosse una piattaforma unica per realizzarla. Vendere semplicemente della musica su bandcamp è una cosa comune, ma che sia esclusivo, a pagamento e a termine è un formato che ancora non c’è.

Prima di pubblicare tutto ne ho parlato un esperto di information technology e web marketing cercando di capire se l’idea che avevo fosse una follia o potesse funzionare. E’ stato subito d’accordo sul fatto che fosse innovativa e mi ha dato fiducia. Io spero diventi, nel mio piccolissimo, uno spunto per realizzare dei progetti artistici che non siano dei live o delle emulazioni di un concerto.

IR: e c’è la data di scadenza

MM: sì questo lo vedo proprio come un parallelo dei live. Se partecipi ad un evento live sai che potrai parteciparvi sono per un certo periodo e non oltre e comunque se rivedi un artista in un tour successivo non è la stessa cosa quindi pagando un biglietto scegli di partecipare ad un evento esclusivo, unico e limitato nel tempo. E’ come creare una tensione positiva per aumentare l’attenzione e attirare solo chi è veramente interessato al progetto.

IR: ti sei posto un certo obbiettivo, economico e di numero di sottoscrizioni, per dire che il progetto abbia funzionato?

MM: in realtà no, ma mi sono strutturato come gli altri progetti: sono solo, non ho ufficio stampa e ho cercato di intercettare la fetta di quelli che mi seguono più da vicino. Da questi primi giorni ho già un buon riscontro: feddback di giornalisti, qualche intervista prenotata, un paio di interventi domani si instagram, uno con Rumore e l’altro con l’esperto ‘guru’ dell’IT di cui parlavo prima Giuseppe Mayer. Economicamente sono già rientrato delle spese, cosa non ovvia e soprattutto in così poco tempo!

Ma ripeto l’importante che il pubblico si sensibilizzi parlando e finalmente discutendo, dell’idea, dietro al progetto. La musica è il mezzo, se vuoi, per arrivare a parlare di qualcosa di importante oltre la musica stessa cioè trovare la chiave per ridare alla musica questa sensazione di esclusività e di valore che uno ha quando va ad un concerto. Oltre che per la musica si va anche per l’evento, disponibile sono per un tempo limitato e non ripetibile. Non è certo la sostituzione del live è il modo di fruirne che è differente. Penso sia inutile fare dei finti concerti addirittura su un palco ma senza pubblico. Quello che propongo è un modo differente di fare dischi, dei ‘video dischi’ con l’artista che ha la possibilità di esprimersi e lo spettatore ha la sensazione di esclusività, è questa l’idea che mi piace e a conti fatti sta funzionando.

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