Intervista: Koko

Con il suo primo lavoro solista sotto il nickname Koko, Costanza Delle Rose (Be Forest) ha sorpreso un po’ tutti.
Abbiamo parlato con lei di SHEDDING SKIN di come è nato e del perchè.

IR: Da dove nascono il nome e il progetto di Koko?

CDR: KOKO significa “Notte” nel linguaggio Blackfoot.
Il Progetto, nasce dalla necessità di esprimere, attraverso la musica, il mio IO più sincero e profondo.
E’ un viaggio all’interno di ciò che sono, senza tanti abbellimenti.
Ho sempre voluto cantare, sin da quando ero piccola ed ho sempre amato scrivere.
Leggere i propri pensieri su un foglio di carta è qualcosa che mi fa sentire bene e aver trovato il modo di unire le mie due passioni è stato fondamentale per me.

IR: Il titolo dell’album SHEDDING SKIN è una presa di coscienza o nasconde altri significati?

CDR: Il titolo dell’Album, SHEDDING SKIN e’ arrivato in maniera del tutto naturale.
Mi sono sempre sentita in crescita, ogni periodo della mia vita e’scandito da battiti.
Consapevole del fatto che tutto e’ mutabile mi trovo costantemente a cambiare pelle per adattarmi al cambiamento che ricerco continuamente, nel bene e nel male.
Mi piace definire questo Album come una sorta di piccolo diario, all’interno del quale sono stati cristallizzati i momenti piú importanti degli ultimi anni.

IR: Il singolo I want to be, che avevi proposto come anteprima, come mai è rimasto fuori dall’album?

CDR: I Want To Be è stata scritta e registrata in casa, con i miei coinquilini durante una delle nostre cene. In questo caso il testo è stato scritto di getto da Gianna T (mio amico e artista visivo) e con l’accompagnamento di una chitarra acustica ho interpretato a mio modo le sue parole.
La considero una piccola gemma a parte, solitaria e distante da tutte le altre canzoni dell’album.

Shedding Skin – Cover

IR: Registrare a Londra ti ha aiutato a staccarti dai tuoi progetti precedenti?

CDR: Le altre canzoni sono state registrate a casa del mio amico Jack Milwakee musicista e cantante del gruppo M!R!M in una piccola cameretta. E’ stato bellissimo lavorare a stretto contatto con una persona che stimo e rispetto, registrare basso e chitarra stesa su un letto e le voci dentro un mini armadio buio e insonorizzato. Ho ricercato il più possibile una situazione intima, familiare la stessa in cui sono state create le canzoni che ho scritto”.

IR: Nei brani passi da atmosfere acustiche molto scarne (For a dreamer o See You) a brani molto diversi come Polar Wander(dream pop?). Gli arrangiamenti sono arrivati insieme ai brani o sono cambiati in studio?

CDR: La prima stesura dei brani è stata creata in maniera scarna nella mia camera con basso, chitarra, tastiera e voce.
Dopo aver fatto ascoltare le varie canzoni a Jack Milwakee abbiamo lavorato insieme su come raffinare e dare forma ad ogni singolo pezzo.
Ho chiesto l’aiuto dei miei amici musicisti Danielle e Pearz che hanno inserito il loro tocco magico all’interno dell’Album.
Il risultato è quello che tutti voi potete ascoltare.
E’stato un lavoro di gruppo e di cuore.

IR: Parlami del video, impressionante, di Polar Wander

CDR: Il video di Polar Wander è stato girato alla Grein Tower nel Kent, un luogo magico e onirico.
Il video girato da Matilde Borgherini e Michela Seren è stato registrato in poche ore, è stata una corsa contro il tempo e contro la marea che avanzava.
La torre, infatti si trova in mezzo al mare, raggiungibile solamente quando la marea si ritira.
Non era stato deciso nulla è avvenuto tutto in maniera fluida e naturale, credo che la bellezza del video risieda soprattutto in questo.
I ballerini, Gianna T e Rosita Mariella sono stati capaci di creare l’atmosfera perfetta.

WWNBB#S20 - Polar Wander | KOKO | We Were Never Being Boring Collective
Dal video di Polar Wander

IR: Notte è decisamente il più sperimentale è nato insieme al resto?

CDR: Si, Notte è stata scritta durante il primo lockdown in poco meno di dieci minuti.
E’ una di quelle canzoni che arrivano dalle stelle, come le chiamo io.
Ci sono brani che hanno bisogno di mesi per essere portate a termine, ed altre che escono come un flusso di coscienza incontrollabile, necessario.

IR: Hai dovuto imparare a suonare qualcosa d’altro o diversamente da come facevi prima di iniziare il disco?

CDR: Non ho mai considerato me stessa come una bassista o una cantante, nel senso stretto del termine.
Credo però di essere capace di suonare un pochino di tutto il tanto che basta per creare una canzone, la mia canzone.
In questo album oltre al basso ho suonato la tastiera e la chitarra, lavorato su alcuni suoni di batteria, ho sperimentato e mi sono divertita molto .

IR: La domanda che faccio a tutti i pesaresi che incontro: come mai una città come Pesaro sforna e ha sfornato tanti artisti di area indie? (Maria Antonietta, tu, Ale Baronciani…), vediamo se rispondi come gli altri !

CDR: E’ una domanda che mi è stata fatta talmente tante volte che ho scordato che cosa realmente ne pensi a riguardo. Ad essere sincera, non ho una risposta poetica o filosofica sul perché, in una città come Pesaro, si sviluppino delle realtà musicali e artistiche di vario genere.

Penso semplicemente che nasca da un esigenza, un bisogno di uscire da una routine confortevole e a volte asfissiante.

Crearsi delle alternative al benessere di una città per “vecchi” e volersi mettere in gioco per riuscire a creare una realtà che ci rappresenti, forse…

Per me Pesaro ricopre un aspetto duale, è il posto da cui sono sempre voluta scappare ed allo stesso tempo, il primo luogo a cui penso di voler ritornare.

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