Intervista – Federico Cacciatori

E’ da tempo che seguiamo l’operato di Federico Cacciatori, musicista e compositore che nelle ultime settimane è tornato a farsi sentire (e in modo profondamente inedito) con la pubblicazione di un brano che respira sonorità fortemente elettroniche, offrendo all’ascoltatore lo spiraglio giusto per prendere consapevolezza di una realtà che la tecnologia pare aver sempre più ridotto ad una dimensione “virtuale”. Abbiamo fatto qualche chiacchiera con lui:

Bentornato su Indieroccia Federico, è più di un anno che non ci sentiamo. L’ultima volta, stavamo raccontando il tuo primo EP, oggi invece pubblichi un singolo dal retrogusto fortemente elettronico… ti va di fare un riassunto ai nostri lettori di ciò che è successo dalla nostra ultima chiacchierata?

Dopo “Moments From space”, non ho mai smesso di scrivere musica; c’è stato solo un periodo veramente breve in cui ho scritto poco e niente… La mia idea dopo l’EP era quella di rappresentare in musica non solo una parte della mia visione immaginaria al di fuori dell’ordinario, ma anche una mia visione della realtà. Da questo è nata “Veste di colori”, un brano che si differenzia dal lato di me più onirico che è presente nel “Viaggio spaziale”che parla specialmente di un vissuto in prima persona, di una situazione relativamente scomoda che ha suscitato in me una forte rabbia da sfogare prima o poi, ed è nata “Veste di colori”. Dopo quel Maggio ricco di tante soddisfazioni e un’estate calda e torbida, vengo inghiottito dalla routine, che  mi ha fatto perdere il tempo da dedicare al mio strumento, ma non solo, era un periodo determinato da una forte confusione generale nella mia testa. “Punti Fermi” mi sembrava il modo per ritrovarmi, una sorta di boa in mezzo ad un mare veramente troppo mosso. Dopo aver ritrovato vita in tutto quello che facevo sia nel campo musicale che al di fuori. In un giorno qualunque, in quaranta minuti di treno ecco che mi metto a canticchiare una melodia, la registro prontamente con il telefono arrivo a casa, mi infilo nel mio “Home Studio”  ed inizio a scrivere. Avevo già in testa da tempo di raccontare in canzone il mio modo di vedere e vivere questo mondo digitale che forse oggi ci sfugge un po’ troppo di mano, ecco che nasce “Mondo Virtuale”.

“Veste di colori” prima e “Punti Fermi” poi sembravano già aver messo in chiaro l’importanza che dai a certi valori fondamentali. Ecco, quali sono questi valori?

Dal punto di vista compositivo, i miei valori variano veramente di continuo, tanto per citarmi “mi vesto continuamente di nuovi colori”, e i miei “Punti Fermi” li vedo come un molo per un marinaio che naviga e naviga senza realmente una meta, o quantomeno senza porsi il dubbio di quale viaggio “musicale” intraprendere. Credo che sia molto difficile riconoscere dei valori fondamentali nella musica che scrivo, proprio perché a volte do più importanza ad un elemento musicale piuttosto che ad un altro, o magari do importanza più ad uno strumento rispetto ad un altro. Trovo molto piacevole il fatto che molte persone facciano fatica nell’associare la mia musica ad un determinato “scatolone” o genere musicale.

“Punti Fermi”, tra l’altro, si accompagnava anche di un “logo” che ben presto è diventato piuttosto virale nella tua cerchia di fan… ci racconti com’è nata l’idea?

Sembra scontato da dire, ma l’idea era quella di rappresentare dei punti ovviamente, ma come si può mettere in evidenza il fatto che questi punti rimangano fermi? In un video è relativamente semplice, basta tenere un “Punto Fermo” e far muovere lo sfondo, attraverso le immagini è molto difficile da riprodurre. Descrivendo bene alla mia grafica la storia del brano, è nato spontaneamente questo simbolo, caratterizzato da un cerchio più grande, che è stato preso e modellato nella forma di una bussola, e al centro di esso, si trovano dei punti che sono una sorta di sollecitazione a trovare dei propri “Punti Fermi “ per chi non li avesse, e un’allusione riferita a quelli che già li hanno. 

Oggi, invece, torni con “Mondo Virtuale”. Devo dire che qui in redazione ci ha colpito la scelta di prendere una direzione che pare essere improntata apertamente alla dance. Come hai lavorato al brano?

Come dicevo prima, la melodia del ritornello è nata in maniera molto spontanea, sono partito da quella per poi costruirci sopra un intero discorso musicale che rappresentasse, in qualche modo, un’alienazione da questo mondo virtuale; la parte iniziale è molto indefinita, l’unica cosa “Nitida” in quel punto sono le percussioni elettroniche, ed i sintetizzatori suonati e impostati in maniera del tutto sfrenata e senza controllo; l’idea infatti era quella di far rimanere un po’ col fiato sospeso chi ascolta, poi arriva la strofa dove tutto si stabilizza, dove una breve melodia ripetuta diverse volte sfocia in un un groove che fa da ponte verso il ritornello dove così dal nulla spunta la melodia principale che, secondo il mio parere, conduce al movimento, al ballo, e devo dire che la ballabilità è un carattere di cui non ho mai tenuto conto così tanto come in questo brano. La struttura del brano l’ho scritta in pochissimo tempo e le registrazioni invece sono state molto più impegnative, perché sono dovuto passare dalle idee canticchiate registrate col telefono in maniera brutale, ad una vera e propria scelta di suoni, che per fortuna è stata molto immediata, ho utilizzato rispetto al passato diverse apparecchiature analogiche, divertendomi in modo molto accentuato con esse, un po’ anche spinto dal titolo e dal messaggio contenuto nel brano.

E’ tutto molto poco digitale nonostante gli strumenti prevalentemente siano quasi tutti elettronici, escluso la batteria e i clap registrati in una scalinata di un palazzo.

“Mondo Virtuale”,poi, racconta anche la dimensione dell’alienazione tecnologica, e il distacco dal reale che rischia di diventare, per tanti, trappola pericolosa. Hai vissuto sulla tua pelle quest’esperienza? Quali pensi siano i rischi più grandi della tecnologia oggi?

Dopo “Punti Fermi” c’è stato un periodo in cui mi sono reso conto che ero in un “trip intergalattico social” molto rilevante, però l’importante è rendersene conto in tempo, mi sono “disintossicato” molto velocemente grazie alle mie camminate nel bosco, quando cammino nel bosco è un po’ come quando mi metto a scrivere canzoni, non so dove vado, ma da qualche parte andrò.

I rischi più grandi della tecnologia oggi sono molteplici, credo che tra i più importanti ci siano sicuramente il fatto di perdere il contatto con la realtà, quando sento parlare di “realtà aumentata”, un po’ mi infastidisco, potevano chiamarla in tutt’altro modo, ma hanno deciso di utilizzare proprio questo termine, realtà e soprattutto aumentata, ma in fin dei conti non aumenta niente alla realtà.

Credo in generale che il rischio della tecnologia oggi è che possa diventare padrona di noi stessi, e soprattutto creare una forte dipendenza che specialmente nei bambini porta all’isolamento, alla mancanza di sensazioni, positive o negative che siano, che in qualche modo ti fanno crescere, ti formano, ma soprattutto fanno parte della vita.

Vedo una generazione che non parla, ma che è in grado di sentire e di farsi sentire attraverso appunto la tecnologia, che per tanti non ha più un fine, è un mezzo ed è un mezzo molto potente e pericoloso.

Chiudiamo con una domanda sul videoclip: il video è molto efficace ed aiuta a raccontare ciò che il brano sottende. C’è qualche aneddoto divertente legato alle riprese del video che ti va di raccontarci?

Assolutamente sì, è stata una” trashata” girare per i vicoli della mia città, con il visore e con una cassa bluetooth nascosta con la musica a palla per ballare. Ma il balletto è la risposta ad una domanda che mi ponevo prima di ragionare  sulla storia del video, la tecnologia potrà farci perdere tutto, ma non potrà mai far perdere la voglia di divertirsi, di ballare all’aria aperta, di respirare i profumi dei cibi che provengono dalle case camminando in un piccolo vicolo di una piccola città.

Credo di essere negato per il ballo, ma diciamo che mi sono lasciato trasportare dalla musica in un mondo del tutto inaspettato, quello Virtuale, chissà se nel mondo reale sarò mai in grado di riprodurre un ballo del genere, o almeno con la stessa energia che avevo durante le riprese del videoclip… Lo scopriremo solo col tempo.

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