Intervista: Bea Zanin

Con la sua nuova ‘creatura’ Polimnia, Bea Zanin diventa una producer e autrice di musica elettronica.


Ci siamo fatti raccontare come è accaduta questa metamorfosi che l’ha portata dal Violoncello, all’indie pop ai flirt artificiali con l’antica Grecia. Bea ci ha spiegato come sono nate le composizioni di Me-Mo, ep uscito per Salgari Records qualche mese fa.

IR: Da A Torino come va a Polimnia la strada è stata piena di eventi: come sei arrivata a questo nuovo progetto così diverso?

BZ: già quando ho lavorato al mio primo disco ho fatto un lavoro di produzione musicale e di scrittura appoggiandomi ad un altro producer che era Diego Perrone e poi ho iniziato a lavorare in altri ambiti come il teatro che mi ha permesso di approfondire le mie conoscenze nella produzione.
Volevo anche liberarmi dalla figura del produttore artistico che poi determina la direzione sonora del mio lavoro e volevo avvicinarmi il più possibile a quello che avevo nella mia mente. La scelta di dare un altro nome è quella di sottolineare una differenza di percorso e di ambito mi sono allontanata dalla musica pop e ho usato solo musica elettronica, insomma qualcosa di più strano.

E’ stata un’esigenza artistica di crescita fin dal primo disco, che è uscito nel 2016 mi sono domandata che direzione volessi veramente prendere e ho deciso di cambiare.

IR: sembra che la voce sia trattata come uno strumento, funzionale ai suoni che utilizzi nei brani

BZ: sì esatto l’ho trattata come uno strumento tra gli altri, anche se ho in cantiere altri pezzi in cui l’uso della voce è trattata in modo più tradizionale. In Arrivederci Ancora è proprio usata come uno strumento trattandola anche ritmicamente usando dei chop vocali e addirittura in Me-mo uso la voce di qualcun altro.
Avevo l’esigenza di fare qualcosa di musicale, quasi astratto.

IR: nell’EP ci sono diversi remix, come le hai scelte? Le conoscevi già?

BZ: no non le conoscevo (ride ndr). Il tramite è stata l’etichetta Salgari Records che mi ha messo in contatto con alcuni di loro. Ad esempio di Makossa conoscevo i lavori, sono una sua fan! Lui è uno dei maggiori esponenti dell’ italian touch, lavora con sample di musiche tradizionali e lo trovo molto interessante e grazie ai ragazzi di Salgari ha accettato di fare il remix.
Marco Tegui di Bar 25, un’etichetta di Berlino di musica organic e house, è stato contattato da Salgari e ne sono stata felicissima perché mi piacciono i loro lavori. Invece Chalanga è un duo di Torino, anche loro di Salgari Records e li abbiamo coinvolti abbastanza naturalmente nel remix.

IR: Il titolo dell’EP è Me-Mo: che significato ha? Io l’ho letto in due modi: “Ora io” nel senso che hai fatto qualcosa di nuovo e ora sei questo o “qualcosa da ricordare”.

BZ: ah ah ah “Ora io”, bella questa lettura! Me la gioco nelle prossime interviste!

Il titolo è nato durante il lockdown, quando ho lavorato molto sul tema della memoria. Il titolo deriva da uno spettacolo dal nome Polimnia in cui andavo in scena con una radio degli anni 60 in dialogo con delle musiche degli anni 40 e parallelamente sviluppavo la mia versione elettronica. Me-mo è uno dei brani che è uscito da questa residenza artistica, poi rappresentata in aprile.
Invece per la scelta di “Polimnia” il nome viene dalla figlia di Zeus che è la dea della memoria e tutte le altre muse sono sue figlie e lei rappresenta il legame tra l’arte e la memoria. L’idea è quella che non arriviamo dal nulla siamo una rielaborazione del passato e ad esempio in questa traccia c’è un pezzo di una poesia di Prévert “je voudrais tant que tu te souviennes” (io vorrei tanto che tu ti ricordassi) in chi ho messo la parola “mi”, come vedi gira intorno tutto al concetto di memoria.

IR: chi latri avresti voluto o vorresti che remixasse un tuo brano?

BZ: un artista italiano che appartiene a questo mondo musicale che mi piace tantissimo è Populous, che è noto per aver prodotto i primi brani di Miss Keta ma poi ha anche sviluppato una sua estetica molto personale. Se dovessi scegliere qualcuno credo proprio sarebbe lui.

IR: a proposito di Salgari Records, so che siete una sorta di collettivo

BZ: sì esatto, è una realtà nata nel 2018 da Davide Vizio e se inizialmente ne ero coinvolta solo come artista ma ora sto collaborando attivamente aiutandoli ad organizzare eventi e tutte le situazioni collaterali che vanno oltre al mondo dell’etichetta vera e propria. Insomma sono persone con cui passo un sacco di tempo! (ride ndr).

IR: hai dovuto imparare a suonare qualcosa di nuovo per registrare i brani?

BZ: principalmente ho composto al computer usando i programmi per comporre musica elettronica, ma in Arrivederci ho dovuto suonare la calimba che è una specie di guscio con delle lamelle da accordare ed è un casino, più che con un violoncello!
Poi non ho usato solo il computer, al mixing da EZRA in studio mi ha aiutato ad aggiustare alcune cose come il clap che sono veri e non artificiali, poi abbiamo usato anche il moog.

IR: il tuo percorso musicale è iniziato dagli studi classici e ora è arrivato alla musica elettronica: è qualcosa che già avevi o sentivi dagli inizi o è uscito durante il cammino?

BZ: non da subito. Agli inizi ascoltavo solo rock poi man mano è cresciuta la passione per l’elettronica man man mano che scoprivo l’esistenza di programmi per scrivere musica e ho iniziato ad ascoltare ad esempio Aphex Twin e recentemente mi sono accorta che ad un certo punto ascoltavo solo musica elettronica, non più i cantautori e non mi appartenevano più esteticamente soprattutto l’elettronica francese e da questo ho deciso di voler produrre questo tipo di musica, è stata un’escalation di questo tipo.

Polimnia – Arrivederci – Video

IR: un’altra violoncellista che ha un approccio molto sperimentale e spesso si rivolge alla musica elettronica è Daniela Savoldi: la conosci?

BZ: no! Aspetta che la cerco subito… eccola! Poi l’ascolto, non la conosco, interessante! Grazie!

A dire il vero ora più che con il violoncello mi diverto più con il computer (ride ndr), anche se ancora lo amo molto ma adesso la scelta artistica è diversa però in Arrivederci Ancora l’ho inserito e mi piace un sacco il contrasto con l’elettronica, quindi lo strumento c’è ma ora sono concentrata su altro.

IR: l’ep gira intorno a due brani, hai altro pronto o in preparazione? Lo chiedo anche in vista di eventuali live…

BZ: l’idea è fare una serie di singoli e remix, nel mondo dell’elettronica funziona così. Ho pronto altro, li dovrò far uscire, aspetto che questo release vada a compimento e poi farò uscire cose nuove.
Fare uscire pochi pezzi alla volta è un modo di essere continuamente presenti, fare un album richiede spesso molto tempo, un anno, due anni, invece in questo ambito è meglio essere attivi continuamente, in modo costante.
Io per diversi anni non ho pubblicato nulla, e l’assenza pesa. Fare uscire i brani man mano che vengono creati è anche un buon modo per dialogare con le persone.
Per i live ora non è facilissimo, figurati che con il teatro con cui lavoro sono saltate cinque date in Germania. Ora con Salgari faremo una tre giorni insieme ad un collettivo di Torino che si chiama Pietra Tonale e un produttore di Amburgo che si chiama Andi Otto nei Combo di Torino, Milano e Venezia(Combo è una ‘catena di ostelli’ ndr) il 16,17 e 18 dicembre e sicuramente sarà interessante cosa verrà fuori.

IR: Un’argomento che affronto sempre con le artiste è quello del machismo nel mondo della musica. Giorgieness, Adele (altro) me ne hanno parlato diffusamente. Tu l’hai subito o sentito?

BZ: alle volte mi sembra di non essere presa sul serio. L’ambiente è prevalentemente maschile e non aiuta. Ora donne ce ne sono sempre di più ma in proporzione ne emergono ancora troppo poche. Guarda i cartelloni dei festival ad esempio il “primo maggio” dove l’assenza di donne sui palchi era palese.
Il motivo forse è che il lavoro delle donne viene preso in minore considerazione e non viene dato lo stesso valore di quello degli uomini e questo succede a priori. Non è sempre così ma succede.
Io lavoro con uomini per la maggior parte del tempo e so che ce ne sono di diverso tipo ma nella musica spesso è un problema di pregiudizio.

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