Intervista: Adele Altro

Pochi giorni fa è uscito Tentativo, primo lavoro solista di Adele Altro (Any Other), un “esperimento”, 7 brani strumentali che sono state le musiche composte per Limoni, il podcast di Internazionale sul G8 di Genova uscito poco meno di un anno fa.
Abbiamo chiesto ad Adele come è nato questo progetto e a cosa pensa possa portare e ovviamente, da bravi fan, di Any Other.

IR: Le musica di Tentativo sono state usate per il podcast Limoni di Internazionale: gli autori ti hanno dato qualche indicazione su come volevano le musiche o oppure sei andata a ruota libera?

AA: Sì ho parlato con Johnatan (Zenti ndi) che ha coordinato il lavoro del podcast, per capire un po’ che cosa dovessi fare. Tutto molto a grandi linee ma parlandone sono emerse le varie aree tematiche che sarebbero state trattate e a cosa sarebbero servite le musiche. Ad esempio serviva qualcosa per i momenti più descrittivi o altro per i più narrativi, cose di questo tipo.
Di fatto, è stato questa è l’unica cosa che mi ha indirizzata, perché poi ho dovuto fare io.
Le musiche le ho scritte non sul podcast già registrato, un approccio del tipo : “Facciamolo e vediamo se può avere senso, fortunatamente ne ha avuto.

IR: riguardo all’argomento trattato nel podcast, i fatti del G8 di Genova del 2001, quando è successo eri piccola, quindi hai dovuto leggerne a posteriori senza averlo vissuto in ‘diretta’.

AA: Io ero piccola, avevo 7 anni e chiaramente sono quelle cose di cui senti parlare, però non ti rendi conto e comunque non te ne frega neanche troppo finché poi, crescendo bene o male, soprattutto iniziando a frequentare certi ambienti, impari e scopri.

Forse ho vissuto più gli effetti di quello che è successo in ogni caso ho dovuto approfondire l’argomento molto di più di quanto avevo fatto finora, recuperando dei pezzi che mi mancavano e usando i materiali che sono stati raccolti per il podcast. Ovviamente anche tramite altri tipi di risorse: documentari, film e internet.

E’ stato abbastanza “necessario” devo dire.

IR: per quanto riguarda gli strumenti hai suonato tutto tu: sax, chitarra, tastiere, sampler…

AA: sì anche per motivi “contingenti” al fatto di avere una scadenza, che è una cosa che tendenzialmente non ho mai quando lavoro alle mie cose, per cui ho tempi biblici e nessuno che mi dà una deadline. Invece in questo caso ho dovuto fare tutto in tempi prestabiliti.

IR: in che studio hai registrato?

AA: ho registrato nello studio che abbiamo io e Marco Giudici qua a Milano anche se di fatto era come essere a casa.

IR: come hai scelto i titoli dei brani? Mi ricordo che Pat Metheny alcune volte metteva come titolo il tempo del brano non ispirandogli molto di più… (ridiamo ndi)

AA: eh non è facile, un po’ dipende da titolo a titolo: Apertura, che è l’ultimo pezzo del disco di fatto si chiama così sia perché è il pezzo che dà un minimo di senso al tutto, sia perché è molto banalmente era la sigla del podcast quindi è venuto naturale che si chiamasse così.

In generale gli altri titoli ho cercato di immaginarli un po’ prendendo ispirazione da che cosa mi facevano venire in mente pensando sempre alla vicenda del G8.

Ad esempio immaginavo la questione dello scappare, della fuga e del fermarsi e guardarsi indietro. Quindi titoli che ho scelto erano evocativi rispetto a quello che sentivo.

 IR: invece cosa mi dici della copertina del ‘disco’? è un disegno che ti è piaciuto oppure hai richiesto come farlo?

AA: no, in realtà io non avevo idea di cosa mettere quindi ho chiesto a Jacopo Lietti di occuparsi della parte grafica e ha trovato questa illustrazione e a me è piaciuta tantissimo: questa pianta un po’ sfigata, che in se è bella ma un po’ rotta e non è precisa o perfetta, quindi dà l’idea del link che si poteva creare tra le due cose: qualcosa di assolutamente non perfetto però che funziona.

IR: dal punto di vista musicale hai ascoltato qualcosa per ispirarti? Ad esempio compositori contemporanei come Olafur Arnalds, Nils Frahm o Max Ritcher?

AA: di musica senza parole ce n’è un sacco, veramente un mondo. Ma devo dire che negli ultimi anni, probabilmente complice anche il fatto di passare molto più tempo in casa ho ascoltato musica molto più raccolta, più ambient, minimalista.
Anche colonne sonore, tutto molto distante da quello che ho fatto.

Ad esempio ascolto tanto Joe Hisaishi che è il compositore delle musiche dello Studio Ghibli oltre che per videogiochi. Ultimamente mi ha colpito il disco di un artista, si chiama M.Sage, americano, anche lui fa ambient, ma con gli strumenti acustici è una cosa un po’ strana ma affascinante.

IR: invece ho letto che le release di questo lavoro saranno solo online e in cassetta

AA: sì un po’ per il minutaggio, sono 16 minuti e un po’ perché comunque il formato cassetta mi piace infatti mi fa strano chiamarlo disco.

Se senti bene i brani sono sono scomponibili, nel senso che sono cioè composti in modo tale che determinati layer possano funzionare autonomamente dagli altri. Questo l’ho fatto perché lo dovevo pensare come colonna sonora e volevo che i brani potessero essere accorpati in differenti modi.

Pensa che sono sedici minuti di musica spalmati su podcast di una decina di ore quindi dovevano essere possibili diversi incastri.

IR: pensi di portare live questi brani?

AA: portare live questo lavoro io francamente non lo escludo, è sicuramente qualcosa che nell’immediato futuro non farei, ma perché banalmente non posso andare a fare 20 minuti di musica! (ridiamo ndi)

Poi sarebbe piuttosto complesso suonare dal vivo anche queste cose. Non so tipo suonare il sax su una base, non so, ci devo pensare bene.

Per il momento la volevo far uscire perché ci tenevo, però magari prima o poi lo farò.

IR: domanda d’obbligo: quando ci fai uscire un’altro disco di Any Other?(ridiamo ndr)

AA: guarda quando non lo so, ma appunto perché io ho dei tempi lunghissimi, i primi due dischi hanno un intervallo di tre anni e dal secondo sono passati quattro anni. Non so quando, però spero non tra moltissimo, non mi sono messa fretta in questi anni, perché pensare di fare uscire un disco e non poterlo portare in giro, non mi piace.

Sto ancora un attimo cercando di capire “se faccio uscire un disco riesco a fare un tour si deve?”

IR: ma dai qualcosa di pronto ci sarà già

AA: sì certo, non è che non ho fatto niente per quattro anni, ci sto lavorando. Sinceramente ho anche tanto bisogno di tornare un po’ ai fatti miei.

IR: magari canti anche in italiano? (ridiamo ndr)

AA: ma no! (ridiamo ndi)

IR: so che però ora sei in studio

AA: sto facendo un po’ di dischi di altre persone ho voluto anche provare a fare produzione.

Dopo il tour di Colapesce e Dimartino in cui ero coinvolta in una cosa super organizzata ho iniziato a seguire un paio di band non emergenti ma sicuramente molto indipendenti e stiamo registrando.

IR: Ma se coinvolta a livello musicale o produzione?

AA: Produzione, avevo voglia anche di provare a vedere come me la cavavo, perché volevo provare ad essere autonoma in questa dimensione, visto che finora ho sempre coprodotto e non ho mai fatto tutto da sola e sembra andar bene.
Ora siamo in fase di chiusura di due dischi e sto anche lavorando ad un LP di una ragazza che ancora non ha fatto uscire nulla e sono contenta di come sta uscendo.

IR: quando ho intervistato Serena Altavilla ricordo è stata contenta di lavorare con te

AA: sì, lei spacca e peccato che non riesca a suonare tanto, nel senso che rimane sempre nell’ambito locale, non facile uscire dalla Toscana, non so perché, ma vedo che è così. Però il disco è molto bello e anche complesso, o più che complesso anzi diciamo molto raffinato, quindi paradossalmente è anche più difficile riuscire a portarlo in giro.

IR: un’altra artista che è stata molto brava è Koko, Costanza dei Be Forest.

AA: oh sì bellissimo, purtroppo dal vivo non sono riuscita ancora a vederla, spero di riuscirci quest’estate.

IR: impressiona il fatto che una persona così delicata abbia così tanta energia.

AA: sì è stupenda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.