Interview: Youvoid

Dopo l’ep d’esordio, esce Aware, primo disco della band bolognese Youvoid (IRMA Records). Un album estremamente intimo, profondo, fortemente emozionale. Volevamo conoscere meglio il gruppo e saperne di più della loro musica, così abbiamo rivolto loro alcune domande. Ci ha risposto Lydia Pisani

Youvoid nascono nell’estate del 2011 a Bologna, e all’inizio sono solo Lydia e Fabio. Registrate il primo EP, Nowehere, nel 2013. Solo successivamente, tra il 2013 e il 2014 si aggiungono Pierfrancesco e Alessandro. Avete sentito l’esigenza di trovare altri due componenti del gruppo?

In realtà l’esigenza di trovare un bassista nacque quasi subito perché volevamo dare maggior corpo alle linee di basso che caratterizzano il genere che facciamo. Così nel 2012 entrò a far parte del gruppo come bassista Enrico Capalbo (ora suona nei Soren Larsen); Enrico lavorava già nello studio di registrazione Fonoprint come fonico e fu lui a registrare Nowhere. Provammo dopo ad inserire un’altra chitarra (nell’ep la suonai io), perché volevo concentrarmi sullo studio della voce.

Aware giunge dopo un lungo periodo di gestazione. Mi accorgo che c’è una cura quasi maniacale per i dettagli, nulla è lasciato al caso E’ per questo che c’è voluto così tanto tempo per la sua nascita?

In realtà il motivo della lunga gestazione, non è stato causato dalla ricerca dei suoni, ma è stato l’inverso: abbiamo cambiato formazione ben due volte e intanto abbiamo avuto il tempo di lavorare bene sul materiale che nasceva. Prima di arrivare al disco, sentivamo l’esigenza di essere stabili come band.

Rispetto al vostro EP, c’è un filo conduttore? Credete ci sia stata una crescita, uno sviluppo?

Certo, Aware è una sorta di passaggio conseguente all’ep. In realtà alcuni pezzi, come The Tower e Feeble sono nati nello stesso periodo dei brani dell’ep e i pezzi successivi sono stati una ricerca consapevole di uno sviluppo sia dei suoni elettronici che della nostra vena acustica. Per quanto riguarda i contenuti, Aware è la prosecuzione di Nowhere nel senso concettuale ma anche di esperienze vissute. La musica è, in entrambi i dischi, un processo che ha rispecchiato un lavoro interiore.

I pezzi di Aware narrano di tematiche esistenzialiste, molto intimiste e profonde. Quali sono i sentimenti dominanti nel disco?

I sentimenti dominanti sono la malinconia per qualcosa che “si sente” e che a volte sfugge, un pizzico di follia visionaria ed una sorta di compassione che segue la presa di coscienza della natura umana, sempre in bilico tra sogno, realtà e necessità di dare un senso alla propria esistenza.

I’m not Free è forse il brano che mi è piaciuto di più, sia per le atmosfere che per il testo. Ci dite qualcosa di più?

“I’m not Free” nacque un giorno in cui riflettevo sui miei rapporti interpersonali, partendo dal rapporto uomo/donna e alle situazioni classiche di incomprensione che si creano quando i sentimenti sono in ballo. Poi però, mi accorsi che il problema, per quel che mi riguardava in quel momento, era più profondo: non era relativo “all’ altro”, al confronto con l’altro. Sentii che non ero libera fino in fondo e arrivai a intuire che la libertà che a volte vorremmo vivere nella nostra vita è spesso condizionata dai nostri sogni e forse dalla nostra stessa Anima che a sua volta è costretta in un corpo fisico e nei limiti dello spazio tempo. I’m not Free parla di una nostalgia per una libertà assoluta, scevra da qualunque condizionamento e che quindi non è attuabile completamente, se non in un mondo visionario o praticando meditazione.

Per quanto riguarda i suoni, non può che notarsi che la voce è sempre in primo piano e al contempo c’è una forte presenza dell’elettronica (anche se non manca il lato acustico). Io, forse sarò stata azzardata, ma ho parlato della vostra musica come un mix tra Bjork (penso al modo in cui Lydia canta in Aware), Portishead e Massive attack (soprattutto nei brani più trip-hop). Voi cosa ne pensate?

Abbiamo ascoltato molto soprattutto i Massive Attack e i Portishead e ti ringraziamo per questo paragone, anche se non ci sentiamo assolutamente alla loro altezza, anzi..la cosa ci imbarazza un po’ perché ancora abbiamo tantissimo da imparare! La scelta della voce in primo piano nacque con l’ep Nowhere e fu proposta da Michele Postpischl degli Ofeliadorme (che ha mixato sia Ep che il disco). All’inizio io non ero d’accordo. In realtà questa scelta mi aiutò a concentrarmi meglio sulla voce e a far in modo che diventasse, insieme alla voce di Fabio (che canta e controcanta tutti i brani tranne The Tower), uno degli strumenti principali della nostra musica. Detta così sembra ovvio ma data la scelta di essere il più minimali possibili, era necessario focalizzare gli assi portanti del nostro sound e la voce ed il basso sono i principali. Infatti io tendo a scrivere le linee vocali sulla linea di basso, non sulla chitarra, che ha un ruolo importane negli arrangiamenti ma non è mai ritmica.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Tante…troppe, dato che ascoltiamo musica da quando eravamo bambini! Fabio ad esempio adora le colonne sonore di film anni ‘90, mentre io, Alessandro e Pierfrancesco veniamo dal post rock, dal noise, dalla wave anni ’80, dal grunge. Crescendo si cambiano spesso preferenze, quindi è impossibile elencare tutto, diciamo che abbiamo ascoltato molta musica made in Uk e Usa e parte del cantautorato italiano (da De Andrè a Cesare Basile) ma anche i Marlene Kuntz, CCCP e Afterhours (durante l’adolescenza).

Se aveste la possibilità di collaborare con un artista o un gruppo (italiano e/o internazionale) chi scegliereste?

Ognuno di noi sceglierebbe un artista diverso: Fabio i Radiohead o Danny Elfman, Pierfrancesco Steve Wilson, Alessandro Natasha Khan (Bath for lashes) ed io sono in fissa con la musica sacra, quindi la mistica visionaria Hildegard Von Bingen purtroppo deceduta da secoli..ma ce ne sono altri. Per quanto riguarda le band italiane, ci piacerebbe collaborare con quelle di Bologna che già conosciamo la nostra città è davvero piena di talenti!

Forse è un po’ prematuro chiederlo, ma quali sono i vostri progetti futuri?

Fabio ha già composto i primi quattro pezzi del prossimo Lp su cui stiamo iniziando i lavori proprio adesso. Intanto in cantiere c’è un altro video tratto da uno dei brani del disco, ma non vi diciamo quale, sarà una sorpresa.

 

 

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