Interview: Respiro

I Respiro sono un duo pugliese formato da Lara Ingrosso e Francesco Del Prete. Dopo la pubblicazione del loro nuovo album dal titolo UnPOPositivo: un pop d’autore arricchito dal violino, dal multipad e da sequenze di elettronica. Più di recente, hanno pubblicato il video del loro ultimo singolo estratto dal titolo Abissi che tratta un tema particolarissimo, e non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di parlarne con loro.

In definitiva, di cosa parla Abissi?
Abissi parla di legami tra genitori e figli destinati a fallire, che non possono essere aggiustati. È una presa di coscienza forte, come dire “Ci abbiamo provato ma non abbiamo potere su quello che ci è accaduto, quindi prendiamo strade diverse”.

Non ci si sente troppo esposti ad affrontare, in modo autobiografico, una tematica così delicata come il distacco dai propri genitori?
Non è facile separarsi volontariamente da un genitore, lo si fa perché gli eventi lo rendono necessario, nel tentativo di proteggerci.

L. Scriverci su una canzone è stata una terapia, una sorta di rituale psicomagico per liberarmi dai miei pensieri senza accusare o puntare il dito contro nessuno, perché non è quello il messaggio.

Com’è stato lavorare con Carmine Tundo? In che modo ha “cambiato” il brano?
L. Carmine non ha cambiato il brano, ci è entrato dentro in punta di piedi, con una delicatezza di cui lui soltanto è capace e con la sua strofa e la sua voce ha aggiunto a questi “Abissi“ una sfumatura che era lì ma che cercavo di ignorare.

Qualche aneddoto dallo studio?
F. Su questo brano in particolare posso dire che Lara ha impiegato del tempo prima di cantare la take giusta, continuava ad andare e a venire dallo studio. Ad un certo punto credo abbia capito di dover essere completamente onesta e che per farlo era necessario riaprire il suo vaso di Pandora… è tornata a trovare alcuni posti a cui è molto legata, poi è arrivata in studio e ci ha fatto piangere.

La vostra è un’estetica molto precisa, che si avvicina in qualche modo a quella dei film di fantascienza degli anni Sessanta. Sbaglio? Come vi vedete?
Sì, quello è uno dei nostri punti di riferimento. Per la nostra estetica ci lasciamo ispirare da fonti differenti. Il punto di partenza è la POP-Art, quella di Roy Lichtenstein in particolare e poi a quella si combinano la nostra passione per i fumetti senza limiti di natura geografica e per le ambientazioni cinematografiche futuristiche e allo stesso tempo vintage dei film di fantascienza anni ’60.

Sì, quello è uno dei nostri punti di riferimento. Per la nostra estetica ci lasciamo ispirare da fonti differenti. Il punto di partenza è la POP-Art, quella di Roy Lichtenstein in particolare e poi a quella si combinano la nostra passione per i fumetti senza limiti di natura geografica e per le ambientazioni cinematografiche futuristiche e allo stesso tempo vintage dei film di fantascienza anni ’60.

Al momento stiamo iniziando ad essere contaminati dal linguaggio estetico anni ’80 e questo si sentirà anche nel nuovo disco.

Ci sono altre band che per mood o genere si avvicinano a quello che fate voi?
Possiamo parlare di reference più che altro e quindi potremmo parlare per certi aspetti di Caparezza, per altri dei 99 Posse, anche se nella produzione cerchiamo di avvicinarci alla scuola alternative hip-hop americana. “Abissi” è una parentesi all’interno di un disco dal sound in realtà molto differente.

La domanda che non vi ho fatto ma che avrei dovuto farvi?
Con la domanda sull’estetica hai sicuramente quadrato il cerchio, però le domande non fatte conserviamole per la musica che deve ancora venire. 😉

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