Interview: Oana

Abbiamo intervistato Oana, atipica artista classe 1992 che ha fatto il classico e lavora nei bar. Il 15 dicembre è uscito Dentro e Fuori, un brano che è un benvenuto, una premessa, un primo assaggio di uno dei progetti più interessanti della scena pop indipendente. Un ritratto di un mondo dove si balla, nonostante tutto, fino al massimo, tra oscurità e tormenti.   

  1. Ciao Oana. Abbiamo iniziato a conoscerti con Dentro e fuori. Hai mai avuto progetti musicali precedenti? Come ti sei avvicinata all’idea di fare musica in prima persona?

Ho fatto tutto con molta latenza in realtà.

Terminato il liceo ho cominciato a lavorare per pagarmi le lezioni private prima e il conservatorio dopo e chiaramente la strumentazione. In tutto questo c’era una grandissima urgenza comunicativa, ma ancora una debole e confusa “proprietà di linguaggio”, l’unica valvola erano le Jam sessions e le classi di musica d’insieme. Poi nel 2018 sfido la sorte e cerco di mettere in piedi una band, “oana.lf”, registriamo qualcosa, qualcosa pubblichiamo qualcosa no, duriamo troppo poco e mi predo le colpe, sono troppo abituata a fare tutto da sola per essere una leader.

  1. Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?

Vorrei fare un’intervista solo su questo! Ascolto musica realmente 24 h al giorno (a parte quando lavoro alla mia). Sicuramente l’artista che più mi ha incoraggiata, amplificando in me il desiderio di libertà comunicativa è stato Moses Sumney (che ho avuto la fortuna di sentire a Milano quando ancora era poco conosciuto qui, me ne vanterò per sempre).

Di contemporanei mi sento di citare anche James Blake, Labrinth.

Qualcosa che non vi aspettereste… Bossa nova? Se parlo di ascolti divento logorroica, mi freno qui.

  1. Esordire alla fine di questo anno così complicato. Come mai? In qualche modo questo Dentro e Fuori è la colonna sonora perfetta per quest’anno?

No, Dentro e Fuori è stata scritta molto prima. La verità è che il disco era già pronto a inizio anno, abbiamo aspettato tempi migliori, poi sapete com’è andata. Quindi la decisione di esordire ora è dettata soltanto dalla necessità di andare avanti.

Rifletto solo ora sul fatto che Dentro e Fuori possa essere uno slogan del 2020 ahahha, in realtà parlo di ben’ altro.

  1. Cosa ti ha insegnato, artisticamente parlando, il 2020?

Che l’arte va curata, che ha bisogno di attenzioni, di dedizione e di tempo. Infatti, queste chiusure per me non sono state così male, ho avuto modo di scrivere, produrre, e raccogliere idee ma anche leggere o che ne so guardare film, MECENATE DOVE SEI?

  1. Come sei entrata in contatto con Mr. Blackstar?

Con la famosa band di cui vi parlavo, cercavamo uno studio a Milano dove poter registrare altri brani. Contattiamo anche il Blackstar, giriamo loro delle demo vecchie. Scatta la scintilla. I brani non li registriamo mai perché il progetto prende una direzione diversa. Mr Blackstar ed io entriamo in sintonia e iniziamo a lavorare ai brani nuovi, nasce Fiori del Male, che ascolterete presto.

  1. La domanda che non ti ho fatto, ma che avrei assolutamente dovuto?

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