Interview: Matteo Carmignani

MATTEO CARMIGNANI nasce a Vinci (FI) dove inizia il suo percorso musicale come cantante chitarrista. Nei primi anni Novanta fonda gli Alkimia, rock band dalle influenze rock and new wave della provincia fiorentina, nella quale oltre a esserne il cantante, scrive sia testi che melodie; fin dagli esordi ha sempre proposto musica originale cantata in italiano. Di recente, ha pubblicato il suo disco d’esordio solista dal titolo Le Curve Del Buio. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.

  1. Come mai il titolo “Le Curve Del Buio”?
    Il titolo “Le curve del buio” è la rappresentazione visiva del mio percorso e dei brani del disco, un viaggio introspettivo, tortuoso, in un posto dove spesso si evita di tornare, dentro di noi. Lo snodarsi di una curva è la raffigurazione reale dell’introspezione attraverso la memoria. Il buio rappresenta il terreno inesplorato delle nostre esperienze vissute e dove ci troviamo quando abbiamo a che fare con noi stessi e con il nostro passato e i nostri stati emotivi.
  1. Esordire nel 2020 è cosa piuttosto strana. Come sta andando?
    Di sicuro è un anno complesso, nel quale la percezione della realtà come la conoscevamo sembra lontana anni luce… Il disco con il video de “Il posto al sole” sarebbero dovuti uscire lo scorso febbraio, poi il dilagare della pandemia mi ha inevitabilmente costretto a cambiare i piani. Ho quindi deciso di aspettare e far passare l’estate, programmando l’uscita alla fine di ottobre. Mi sono però ritrovato nella stessa situazione ma ho deciso di andare avanti lo stesso. Sto scrivendo nuove canzoni e sto lavorando ai brani per poter proporre appena possibile situazioni dal vivo. Allo stesso tempo sto preparando le copertine e il progetto grafico per l’uscita dei CD e vinile per il nuovo anno.
  1. In che modo questo disco rappresenta un punto di svolta?ù
    Quando avevo 25 anni e suonavo con la mia band, usavo un linguaggio più sfrontato accompagnato da tanta energia e da una rock band che spaccava, volevamo mangiare il mondo e quel periodo era bellissimo e il mondo si faceva davvero mangiare dalla musica. Con la maturità di oggi, ho dato alla mia musica un’identità sicuramente più precisa riuscendo ad avere una scrittura che mi appartiene e nella quale mi ritrovo. Questo mi sta stimolando a continuare a scrivere e a farlo in maniera leggera, senza dovermi confrontare con niente se non con me stesso, come una nave senza zavorre che viene guidata dalla corrente e dal vento che arriva da tante direzioni.
  1. Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
    Ho ascoltato molte cose contrapposte tra loro, e le mie scelte sono variate abbastanza negli anni. Sono nato con la musica anni 70 italiana e anglofona, quella delle band che hanno creato generi musicali e di songwriters che hanno mosso generazioni di persone. Sono cresciuto con i cantautori come Guccini, De André, De Gregori, Luigi Tenco, ma anche Neil Young, Bob Dylan, Nick Cave. A memoria il primo disco che ho comprato La voce del Padrone di Franco Battiato, lo sentii in radio e mi fulminò, subito dopo Aqualung dei Jethro Tull.

    La musica mi ha sempre acceso luci che mi hanno spinto ad avvicinarmi a cose diverse, ascoltavo i dischi di mia mamma, Gabriella Ferri, Roberto Vecchioni e poi in mettevo su le cassette dei Massive Attack, Depeche Mode, Pink Floyd, Bruce Springsteen, dei Led Zeppeling, Brian Eno, Jim Croce, Deep Purple. Ho adorato i The Doors e Jim Morrison, era artista e voce unica che ascolto ancora oggi trovandci ancora tanto da capire. Amo i Portishead e tutto il sound ’90 di Bristol, Bjork, Beck, e poi i The Beatles, David Bowie, PJ Harvey, Tindersticks, Starsailor, Lou Reed, Jeff Buckley, Tricky… fanno parte di un pezzo della mia vita a cui sono legatissimo. Negli ultimi anni ascolto spesso Archive, Cigarette After Sex, Low, M83, Of monsters and men, Tom York, adoro Mazzy Star, Turin Brakes, I’Am Kloot, Emma Ruth Rundle, Joy Wants Eternity, The Evpatoria Report, e tanto post rock…
  1. Esiste una scena musicale toscana? Chi ne fa parte?
    Ultimamente ho avuto poche occasioni per tornare in Toscana e seguire ciò che sta accadendo musicalmente. Sono fuori da scene in generale, seguo solo quello che mi piace. Posso comunque dirti che c’è stata eccome, io musicalmente sono cresciuto negli anni più belli della scena new-wave di Firenze negli anni ’80 e ’90, il rock italiano è nato li. Adesso in Toscana come in tutta Italia i locali prediligono le cover band. I cantautori e le stesse band di progetti inediti hanno pochissime opportunità per farsi sentire, è un limite enorme per la diffusione di nuovi artisti.
  1. La domanda che non ti ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?
    Mi sarebbe piaciuto rispondere alla domanda su l’uso dei sensi nei testi dei brani… In molte canzoni, infatti, accosto le emozioni ai profumi che restano o quelli che non ci sono più, al sapore, al gusto come appagamento o al sentire inteso come tatto… Le canzoni hanno molte dimensioni, così come le persone…siamo fatti di sapore, di odori di pelli ruvide e lisce, di profumi che si attaccano addosso, e le canzoni per me devono avere queste capacità “multidimensionali e sensoriali”, perché la vita è fatta di sentire, a tutti i livelli…

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