Interview: MARTÆ

Abbiamo intervistato Marta Boraso, titolare del progetto Martæ, una delle più interessanti uscite di questa seconda metà dell’anno.
L’EP L’ultima volta è uscito a metà giugno e ci è piaciuto subito, così non ci siamo fatti scappare l’occasione di fare qualche domanda alla giovane cantautrice veneziana.

IR: Quali dei brani del tuo EP (L’ultima volta ndi) hai composto per primo e quale per ultimo?
M: il primo è stato Voglio che è un pezzo nato tanto tempo fa e poi ha preso tante altre sembianze, mentre l’ultimo è stato Polvere di Zaffiri, finito poco prima di andare a registrare. Se senti bene ha delle influenze country che fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di considerare.

IR: e quale dei brani senti più vicina a come sei ora?
M: penso Venere, è il brano che mi è rimasto ‘vicino’ per più tempo e ora riascoltandolo preferisco.

IR: le composizioni sono fatte solo con la chitarra o ti aiuti con altri strumenti?
M: dipende, non c’è una regola. Alcune volte parto dal testo e provo a suonarci sopra o nella maggior parte dei casi il contrario e comunque sempre con la chitarra. Qualche volta che ho provato a comporre al pianoforte ma lo so suonare poco, quindi è stato solo per mettere giù due accordi giusto per iniziare, poi cerco la melodia e infine il testo.

IR: pensi dipenda dalla tua storia da studentessa di chitarra classica il tuo modo di lavorare?
M: sì penso che l’impronta sia quella! Anche se inverto le parti se serve (ridiamo ndi).

IR: in alcune date sei stata accompagnata da qualche musicista, come li hai scelti?
M: ho scelto in base all’occasione conosco molti musicisti della zona di Venezia e ho chiamato chi mi poteva aiutare. Alcuni sono quelli che hanno registrato con me i pezzi dell’EP, altri li ho conosciuti in conservatorio e altri li ho conosciuti suonando. Comunque la formazione non è fissa, cambia di volta in volta.


IR: riesci facilmente a trovare delle date per suonare?
M: nella mia zona non ho molta difficoltà a trovare delle serate, mentre ad esempio a Milano o nelle altri grandi città, non essendo della zona, è più difficile. Ho visto che va molto per conoscenze quindi se sei agli inizi non è facile uscire dalla propria zona.

IR: visti i tuoi studi, cosa ti spinge ad orientarti verso una musica non ‘classica’, quasi pop? Penso che l’approccio sia diverso.
M: in realtà non è neanche una scelta, le porto avanti tutte e due come una sorta di binario parallelo. Sono partite assieme, totalmente a caso e non si scontrano: una più libera e di cuore e l’altra più tecnica, virtuosistica e difficile. In questo disco si sentono alcune melodie che arrivano dalla classica e si inseriscono nella musica moderna in modo del tutto naturale quasi senza pensarci. Poi si vedrà, io spero di portarle avanti entrambe.

IR: te lo chiedevo perché lo studio di uno strumento classico è totalizzante, anche a livello mentale.
M: sì è vero ma se si vuole il tempo lo si trova per tutto! (ridiamo ndi) .

IR: Hai detto di ispirarti a Levante, Maria Antonietta e Giorgieness, le apprezzi di più dal punto di vista del canto, del suono o dell’attitudine che hanno?
M: prediligo soprattutto il modo in cui parlano, riescono ad esprimersi senza cadere nella banalità, diciamo che prima di scrivere cerco di capire come loro fanno funzionare le cose, in quello sono bravissime.

IR: segui anche la musica straniera? Ci sono delle cantanti che ti ispirano più di altre?
M: ascolto molta musica diversa, più uomini devo confessare, come Jack Savoretti o gli Snarky Puppy. Di donne mi piace Billie Eilish o Dua Lipa ma sono molto ‘per canzone’ che per artista in toto.

IR: in questi ultimi anni il mondo musicale ha rivelato molte voci femminili anche dal lato ‘politico’ del termine come Adele Nigro, tu hai avuto sentore del differente trattamento rispetto ai ragazzi durante i live?
M: nella mia ancora breve esperienza è successo solo che cercassero di darmi una mano perché sono nuova del ‘mestiere’ non per sminuire le mie capacità in quanto donna. Finora ho sempre trovato gente gentile e rispettosa. Da un certo punto di vista il pregiudizio un minimo c’è questo si sente anche se nella mia esperienza nessuno è venuto a dirmi cose del tipo : “sei una donna non ce la farai mai” o cose del genere.

IR: sì certo ma spesso si sente di promoter che sembrano più interessati ad altro che all’aspetto musicale.
M: ah ma quello è ovvio!

IR: ma è una cosa pessima!
M: eh ma bisogna essere realisti, succede ovunque.

IR: trovare una casa discografica è stato complicato?
M: in realtà no. Ho conosciuto Davide (La Sala ndi) in una serata in cui suonava dalle mie parti e poi ci siamo scritti e confrontati e da qui è partita l’idea di registrare l’EP. È stata una cosa genuina, non ho dovuto cercare troppo. Da una sorta di amicizia è nata l’idea di andare in studio.

IR: quando ci sarà l’occasione di sentirti dal vivo? È previsto un ‘esordio su lunga distanza’?
M: ad oggi non sappiamo ancora bene come muoverci, stiamo cercando di capire quali pezzi inserire, quando… è tutto ancora da decidere. Per i live a settembre dovrei ricominciare, ma aspetto ancora qualche conferma.

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