Interview – Marchi

Fuori da venerdì 8 aprile il nuovo singolo di Marchi dal titolo La notte. Dopo l’esordio con Gennaio, il cantautore sardo torna con un pezzo dal mood decisamente più ecclettico e disincantato rispetto al precedente, che racconta le ombre e i pensieri ossessivi che seguono la fine di una relazione e che rappresenta un tassello del tutto nuovo che si aggiunge alla costruzione del percorso artistico di Marchi.

Ne abbiamo parlato con l’artista:

Come nasce la figura artistica di Marchi e cosa contraddistingue la sua musica?

Nasce nel 2010 sul palco del Premio Fabrizio De Andrè. Quando mi sono iscritto a quel concorso scrivevo canzoni da qualche anno ma non avevo ancora messo bene a fuoco il desiderio preciso e la possibilità concreta di fare il cantautore. Salire su un palco così importante e tutta l’esperienza in sé mi ha reso più consapevole. Non so se ci sia qualcosa di specifico che contraddistingua le mie canzoni, perché credo sia presto per dirlo. Forse, mi sembra di riservare alle immagini un’attenzione particolare. Mi piace evocarle. Le canzoni le vedo come delle piccole sceneggiature, con frammenti di descrizioni, dialoghi, ellissi… Anche musicalmente mi piace lavorare molto sull’atmosfera e renderla cinematografica. Ci lavoro abbastanza severamente, un po’ come un regista sul set o sul palcoscenico. Qualche volta riesco a condurre la canzone dove vorrei che andasse, altre volte no. Ma ci sta, fa parte del gioco, la musica la vedo come un elemento chimico misterioso, scivoloso, a volte molto disubbidiente. Ci vuol pazienza.

Raccontaci “La notte”: come nasce e come è stata la sua lavorazione?

È nata a Marzo 2020, nel pieno del primo lockdown, e in qualche modo credo sia stata influenzata da quel clima di incertezza e di tristezza che aleggiava ovunque. Parla della fine di una relazione e segue il filo interrotto di una conversazione onirica avvenuta dentro un sogno. Due persone in crisi si parlano e cercano di analizzare errori e responsabilità che li hanno portati ad allontanarsi, a smettere di dialogare, e quindi inevitabilmente a lasciarsi. La stesura del pezzo e la pre-produzione le ho fatto in casa da solo. Per la prima volta ho scritto tutto utilizzando direttamente i synth senza passare per chitarra o pianoforte ed è stato molto bello. Tutto fluiva con molta naturalezza. Poi quest’anno finalmente ho avuto la possibilità di produrlo in quel magnifico studio che Luca Serpenti ha costruito qui a Milano. Grazie al suo tocco magico di producer navigato e a quello preziosissimo di Alexander Woodbury lo abbiamo chiuso in una settimana circa. Ci siamo divertiti molto ad arrangiarlo. 

Cosa ne pensi della scena musicale italiana e come pensi di poterla arricchire?

Non so se posso addirittura arricchirla! Non mi sento un innovatore francamente. Quello che sto cercando di fare è sperimentare prima di tutto con me stesso un pop-rock d’autore meno scontato rispetto a quello nazional-popolare. La speranza è quella di riuscire a recuperare un po’ di grazia dalla musica leggera italiana dei tempi d’oro contaminandola con certi elementi di new wave e alternative rock. Ma non è un programma, cerco solo di restare in contatto con ciò che mi piace ascoltare. Comunque, da qualche anno ormai la scena musicale mi sembra parecchio fertile. Ci sono tutti gli elementi per tornare a fare qualcosa che lasci il segno. Anzi qualcuno lo sta già lasciando. Ma c’è talmente tanto di tutti che non c’è spazio per muoversi. Prima, produzione e distribuzione erano prerogativa di pochi e questo significava una grande scrematura. Ora, grazie alla tecnologia, tutti possiamo occuparci di tutto in piena autonomia. Chiunque, nel bene e soprattutto spesso nel male, ha la possibilità di produrre in modo professionale qualsiasi cosa e di buttarla fuori. E questo è molto bello e molto giusto, ma finisce per intasare il sistema. È difficile prendere posizione. Osservo il fenomeno di cui faccio parte cercando di non farmi condizionare troppo da queste logiche. Quello che mi dispiace sono le visioni sempre meno artistiche e sempre più capitalistiche delle label ma anche degli indipendenti che cercano di emergere.

Quanto sono importanti i social nella riuscita di un progetto musicale?

Non so se siano davvero così importanti come pensiamo, per chi vuole fare musica. Cioè, ci comportiamo tutti come se effettivamente lo fossero, ma poi ci dimentichiamo che alla fine, se una cosa è bella davvero, il modo di arrivare alla gente e di farsi apprezzare lo trova anche senza questa cassa di risonanza spettacolarizzante dei social. Forse sono un purista, ma la domanda da tenere a mente è: vuoi fare musica o vuoi fare spettacolo? Assisto quotidianamente al tentativo disperato di molti artisti emergenti di essere originali, di inventarsi un personaggio, un tipo, un outfit, uno stile. Di emulare qualcosa che ha funzionato. Credo che l’importanza che viene attribuita ai social sia un grande misunderstanding dato dal fatto che si sono fusi (e confusi) i piani tra musica e spettacolo. Io non sono molto bravo, ci provo a usarli anche come mezzi di comunicazione per la musica, ma mi sento un coglione. Devi metterci la faccia, devi crederci, devi dare un’immagine di te vincente, attiva, entusiasta, devi fare esattamente quello che non ti fa sentire a tuo agio. E poi sono estremamente pigro, e siccome la musica per ora non mi dà da mangiare, le energie che ho cerco di impiegarle per fare bene le cose che mi danno soddisfazione, come andare in studio a registrare o girare un bel videoclip, insieme ai miei amici filmmaker. Sto provando a capire se sono in grado di farlo questo mestiere. Mi misuro con le difficoltà volta per volta, mi interrogo se ho realmente qualcosa da dire. Per risponderti brevemente, la riuscita di un progetto credo dipenda da tante variabili incalcolabili e molto spesso superflue, perché a volte basta un colpo di fortuna, o di sfortuna, per cambiare i piani. È pur vero però che non si può andare alla cieca, un obiettivo all’orizzonte lo devi vedere mentre ti muovi per raggiungerlo.

C’è un artista con cui sogni di poter avviare una collaborazione?

Di sogni ne ho tanti e riguardano artisti anche molto distanti dal mio mondo musicale di riferimento! Ad esempio, mi piacerebbe molto scrivere delle canzoni per delle voci pure come quella di Giorgia. Sarebbe incredibile. Oppure, sarebbe davvero pazzesco cantare accompagnato dalla tromba di Paolo Fresu.

Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?

A breve uscirà il videoclip de “La notte”. Dopodiché tornerò in studio per registrare un piccolo EP di tre pezzi, che vorrei pubblicare entro l’autunno.

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