Interview: Lucio Corsi

Il nuovo album Cosa Faremo Da Grandi è uscito da pochissimo. Acclamato dalla critica e viste le vendite delle prime uscite live anche dal pubblico, abbiamo sentito Lucio Corsi per parlare della sua ultima opera, di Milano e del podere in campagna.

IR: Piacere Raffaele.

LC: Piacere Lucio.

IR: Sei emozionato per il nuovo album?

LC: Sì sono contento.

IR: È venuto come te lo aspettavi o saresti andato avanti ancora per un po’?

LC: No era il momento giusto sono contento è come  l’ho pensato all’inizio e  ha seguito la via che volevo, son felice.

IR: Per prima cosa volevo sapere: visto che tu vieni da una bellissima zona grossetese e ho saputo che vivi a Milano e sentitocosa dici in Freccia bianca in cui parli dello star da soli in una grande città, come ti trovi?

LC: dipende dall’abitudine. Sono cresciuto in un podere in campagna, la mia famiglia vive là ancora e ho uno studio dove registro. E’ una questione di abitudine, son cresciuto in mezzo agli alberi che fan ombra e non i pali della luce quindi proprio il contrario. Perciò quando sono venuto a Milano il cambiamento è stato grosso, anche se sono affezionato a questo tipo di qualità della vita, preferisco avere un bel paesaggio intorno che tante cose da fare. Ecco non ci vivrei in maniera stabile, non ce la farei per questioni di abitudine.
Poi ogni luogo hai i suoi pro e contro e non rimpiango di essere venuto a Milano dopo il liceo e di essere rimasto qua ed è importante per la musica e non posso sputare nel piatto dove mangio.

IR: gli arrangiamenti di questo album sono più complessi degli altri perché hai trovato necessario aprirti a soluzioni più complesse?

LC: È venuto naturale. Nel Bestiario musicale, il concept album sugli animali di due anni fa, avevo pensato ad un tipo di arrangiamento che si adattasse a qual tipo di mondo raccontato, perciò avevo seguito quella via. Avevo registrato tutto in Maremma da solo e arrangiato tutto lì.
Invece ora, con queste canzoni nuove, non volevo ripetermi nella forma del concept album, volevo fosse un disco classico dove ogni canzone parlasse di una sua storia, con un suo personaggio e di mondi differenti. Sono nate canzoni diverse tra loro sia di età che di abitudini, ovvero di arrangiamenti infatti se senti Onde è più marimba e contrabbasso mentre Freccia Bianca ha le chitarre distorte. Finalmente ho avuto l’occasione per mettere un tipo di suono al quale sono affezionato, che è quello delle ballads e del glam degli anni 70 o anche dei cantautori come Graziani. Mi sono un po’ sbizzarito in quella direzione, che è una passione che porto dietro da anni e son felice di averlo portato nel disco è una cosa che non avevo fatto .

IR: mi ha colpito anche Senza titolo sembra molto legata al folk americano.

LC: Il testo è davanti a tutto ciò su cui si regge la canzone, seguita dalla chitarra.

RC: Un suono più vicino a uno americano che a uno italiano.

LC: quella è per una questione di amore che ho per quel tipo di musica: Dylan, The Band, insieme a una serie di nomi del folk americano di cui sono un grande appassionato.

Anche quello è un esempio: Senza titolo non c’entra niente con l’arrangiamento di Cosa faremo da grandi, sono molto felice amo che sia un disco vario di sonorità, da un pezzo all’altro cambia, potrebbero essere  pezzi di dischi differenti e invece sono nello stesso e di questa cosa ne sono molto soddisfatto.
Ci sono dischi come quelli di Randy Newman che cambiano di brano in brano, sembrano mondi diversi dalla prima alla seconda traccia, lo ritengo incredibile e questa cosa è bellissima, la trovo molto creativa, molto bella molto libera.

IR: proprio il contrario del concept album che avevi usato le altre volte

LC: esatto era proprio per distaccarsi da quello, per non ripetere, mi annoia rifare determinate cose. È bello poter far altro e no fissarsi su una cosa che hai fatto un po’ prima

IR: Penso sempre che artista è artista perché evolve, non che rimane dov’è.

LC: esatto perché è la cosa è molto difficile farla, però quando la fai ti dà soddisfazione, è bello, spesso non riesce, non è detto che riesca ad evolversi però è bene provarci perché è una questione personale, provarci ti da più stimoli invece che fermarti altrimenti muori!

IR: Invece un altro brano che mi ha colpito è la Ragazza trasparente che è pieno di archi, sembra quasi musica classica con la voce sopra: anche li hai voluto sperimentare?

LC: li mi ha dato una gran mano Francesco Bianconi, io ho fatto questa linea di carchi che mi ha aiutato a dividere in quartetto e aveva chiamato un quartetto a riprodurlo in studio, è stato grande, mi ha aiutato un sacco. Volevamo chiudere il disco con una cosa un po’ più orchestrale.

IR: hai registrato dalle tue parti e sei venuto nello studio di Cooper(Antonio Cooper Cupertino ndr) solo per mixare?

LC: allora ci tengo a dire che l’abbiamo arrangiata in tre (io, Francesco e Cooper) anche perché in studio è fondamentale ciò che fai lì e il tipo di suono che dai alle varie parti ai vari strumenti. È stato fondamentale l’intervento di Cooper ma in generale in tre ci siamo trovati molto bene, è stato molto bello lavorare con loro. In Maremma ho fatto solo i provini poi il tutto è passato da Milano: prima a casa di Francesco e poi da Cooper in studio.

IR: invece per quanto riguarda l’immagine, il modo di vestirsi e di porsi in pubblico: so che ha molta importanza per te.

LC: in questi casi amo citare Paolo Conte ne La Verde Milonga che dice: “un musicista prima di salire sul palco si mette le scarpe e i vestiti migliori perchè sul palco avviene un appuntamento tra il musicista e la canzone” capisci? non con il pubblico ed è bello riuscire a metterlo in pratica. Amo pensare ai dischi non solo come una serie di canzoni che vivono nello stesso palazzo ma amo dare la stessa importanza alla copertina del disco che ai brani stessi. Ma non solo! mi preoccupo di come saranno portati dal vivo le canzoni, con che vestito mi presenterò. E’ molto stimolante curarsi di tutto questo al 100%.
Con il Bestiario portavo in giro le canzoni con la tunica perchè pensavo fosse ilmodo migliore per presentarle. Fa parte del disco anche quello.
Ma considera che le copertine sono quadri veri, fatti da mia madre, che esistono. Mi piace questa idea di completezza.
Conta anche che, anche se non sono mai stato appassionato di moda, ho un mio gusto dato dalla scoperta che feci in adolescenza guardando Velvet Goldmine o David Bowie e il mondo glam, è quella la mia estetica non la moda.
Ma pensa a Renato Zero, quando appare e appariva sul palco sembrava una divinità, oggi il cantante più è una persona comune con cui andresti a mangiare una pizza meglio è ben visto e per me è molto triste. Enfatizzare il lato estetico è anche magico se vuoi.

IR: ma se ti si incontra in giro come ti vede vestito ? Glam?

LC: no no figurati! Se ho qualcosa dei trucchi del giorno prima , come lo smalto è perchè rimane dalla seduta di trucco. Se vado a comprare il pane sono vestito come tutti gli altri! (ridiamo ndr)

IR: parlando del tour di supporto dei Baustelle, molti ti hanno trovato fuori luogo, musicalmente parlando anche se riconoscono il valore di quello che si sentiva.

LC: beh ero solo voce e chitarra, con le mie canzoni del Bestiario, non c’era paragone con quello che avrebbero sentito dopo. I brani erano centrati su apparizioni notturne sussurrate. Ora ho cercato di evolvere verso altri suoni e quando suonerò queste saranno ancora più “rock n roll”. Dipende dal progetto che porti in giro.

IR: a parte comporre in Toscana, c’è un posto in particolare in cui ti piace cercare l’ispirazione?

LC: in Maremma ho questo studio dove ho l’organo, il pianoforte e un po’ di strumenti che mi sono preso nel tempo e quello è il posto migliore. Fuori hai gli ulivi, nient’altro, quello è il posto migliore. Posso suonare di notte e fare quello che mi pare.

IR: indendevo più dal punto di vista dell’ispirazione: se hai un brano che non riesci a finire o cherchi qualche spunto…

LC: quello no, credo poco nell’ispirazione. A quelli che dicono che stanno scrivendo poco perchè aspettano l’ispirazione, non credo. Quando inizi a scrivere o suonare, ti devi metter lì e farlo finchè non finisci. Mio pabre faceva le borse di cuoio e non avrebbe potuto fabbricarne se si metteva a pensare troppo.
E’ lo stesso con i quadri, più ne fai più trovi un tuo metodo per lavorare e tutto quello che produci dalla mattina alla sera non può essere gettato nella spazzatura. Se hai qualcosa di semilavorato lo salvi in un archivio e poi lo rielabori, lo smonti e lo rimonti finchè non sei soddisfatto.

IR: ma hai un metodo preciso?

LC: ci sono i giorni in cui lavoro e produco cose soddisfacenti e altri che scelgo di non toccare nulla. Sai quando finisci un disco pensi già al prossimo, a cosa vorresti fare, alle idee da sviluppare dopo il tour e cose del genere.

IR: tornando ai live: sarà un tour con la band

LC: Sì certo, non vedo l’ora!

IR: anche noi!
per me a posto le dò un 27 accetta?

LC: ah ah ah sì sì lo accetto!

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