Interview: Leda

Pulviscolo è il nuovo singolo e video dei Leda, band con sonorità 90s in bella evidenza, soprattutto nell’ultimo disco “Memorie dal futuro”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questa band che si definisce “un esperimento”, leggete qui sotto cosa ci hanno raccontato.

Ciao ragazzi, mi presentate la band? Chi sono i Leda?

Ciao! I Leda sono un esperimento in cui ci siamo avventurati a fine 2017 per continuare l’attività live del secondo album da solista di Serena. Tra noi ci stimavamo già come singoli musicisti e ci siamo in qualche modo rincorsi fino a che non ci siamo ritrovati in sala prove. Dopo una prima fase, dove abbiamo suonato i brani dell’album “Di imperfezione”, abbiamo subito iniziato ad improvvisare quelle che sarebbero poi diventate le tracce ufficiali di “Memorie dal futuro”.

Alla batteria c’è Fabrizio Baioni (Cirro, Bruxa, Drunken Butterfly, Il teatro degli orrori, Marina Rei), al basso c’è Mirko Fermani (Juno Verne), alla chitarra Enrico Vitali (Disorder, Serena Abrami, Bankey Moon) e alla voce e al synth Serena Abrami (progetto omonimo, Bankey Moon).

Parliamo di “Pulviscolo”, l’ultimo singolo e video. Che cosa mi potete dire di questo brano?

Pulviscolo è nata da un arpeggio di chitarra a cui basso e batteria si sono aggiunti in maniera del tutto naturale durante un’improvvisazione in sala prove. E’ nata poi una linea vocale, per la quale abbiamo adattato una poesia di Francesco Ferracuti, scrittore ed amico che ha collaborato in diversi testi. 

Per quanto riguarda il video, abbiamo avuto la fortuna di conoscere i ragazzi della Caos Crew, un team di professionisti con competenze varie nel campo della grafica e del film making. La loro professionalità unita alla loro umanità e passione, ha fatto sì che nascesse la sceneggiatura di Pulviscolo, il brano che più li aveva colpiti. Anche qui si è arrivati alla sua realizzazione in maniera del tutto naturale, girare il video con loro è stato davvero divertente!

Quali sono le vostre influenze?

Le nostre influenze sono molte, sia come band che come singoli. Sicuramente nelle 11 tracce si possono ascoltare degli echi che arrivano dalla scena musicale italiana degli anni ’90. Come non citare i C.S.I., i Marlene Kuntz, gli Scisma, i Disciplinatha, gli Üstmamò e tanti altri anche meno conosciuti. Detto questo, c’è sicuramente una forte influenza di band straniere che amiamo, Pixies, Sonic Youth, Nirvana, R.E.M., Radiohead, Smiths, Cure, passando per PJ Harvey, Chelsea Wolfe, QOTSA, Feist, A Perfect Circle, Mark Lanegan solo per citarne una minima parte. Ascoltiamo sempre tanta musica e ci poniamo come una “spugna” che assorbe quello che più ci rappresenta in quel preciso momento delle nostre vite.

“Memorie dal futuro” è l’ultimo disco, con suoni molto 90s. Come vi trovate in quest’epoca tutta synth e cuori infranti?

Sicuramente è difficile la nostra proposta in quest’epoca di progetti pensati a tavolino come non mai, però è la stessa musica che facciamo che ci “protegge” e non badiamo troppo a quello che fanno gli altri. Purtroppo in Italia più che in altre parti del mondo, si fa molto caso al genere e a quello che va di moda. Basta ascoltare una qualsiasi stazione radio statunitense o inglese per capire invece che lì c’è spazio per tutti a prescindere dal genere. Per cui l’anomalia non siamo noi e ci conviviamo abbastanza bene! Anzi, ci aiuta a capire ancora meglio cosa non vogliamo suonare (risate)

Siete sostanzialmente quattro autori di canzoni riuniti in una sola band. Come sono gli equilibri interni?

Gli equilibri interni sono stabili; a volte discutiamo come è giusto che sia, ma fin da subito si è creata un’alchimia artistica e umana che ci piace molto!

Rispettiamo molto le peculiarità sonore di ognuno di noi e ogni volta che si scrive insieme cerchiamo di esaltarle al massimo. Tutto è condiviso, non ci sono situazioni dittatoriali o a senso unico.

Ci raccontate come suonano i Leda dal vivo?

Sicuramente in maniera onesta e viscerale, ci piace molto il live e speriamo sempre che questo passi al nostro pubblico. Ci divertiamo parecchio e cerchiamo sempre di dare il massimo anche con un pubblico non attento.

Qual è la domanda che non vi ho fatto ma che avrei dovuto?

Nessuna, ci hai chiesto tutto ciò che bastava. A troppe parole, preferiamo sia la musica a parlare.

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