Interview: La Discoteca

La Discoteca è un progetto new retro wave messo in piedi da Stefano Poletti e Gabriella De Vita. Per ora sono usciti due singoli, e tanto ci è bastato per voler approfondire mandando al duo una serie di domande.

Chi c’è dietro La Discoteca? Chi siete quando non siete La Discoteca?
L’ideazione della band e la scrittura dei brani è di Stefano e Gabriella. Viviamo insieme a Milano, io sono un regista pubblicitario e di videoclip musicali e Gabriella è una creativa e anche una professoressa di Matematica e scienze.

Il video di Andiamo al Blockbuster, il vostro primo singolo, è assurdo. Come è stato realizzato?
Per il video ci siamo rivolti a Florin Renner, un grafico che ha pensato di abbinare quelle immagini alla canzone. Volevamo che il mood richiamasse il sound della canzone ricercando quella malinconia dei colori rosa-azzura degli anni ’80/’90.

Ci raccontante di cosa parla Andiamo al Blockbuster?
Andiamo al Blockbuster racconta la storia d’amore di due ragazze di provincia, in mezzo ai pregiudizi della città. Sullo sfondo il simbolo del conformismo anni’90. Il Blockbuster per l’appunto, destinato però, come tutti i pregiudizi stupidi, a fallire. Il Blockbuster rappresenta la nostalgia di quegli anni, ormai scomparsa ma, ormai, molto radicata nella nostra mente da non poterla scordare.

Nella vostra metafora, cosa rappresentano le videoteche nel 2019 (esistono ancora, giuro!)?
Ce ne sono un paio, abbastanza nascoste, anche a Milano. Ho ancora il lettore VHS e giuro che alcuni film per me hanno senso solo se rivisti con questa fruizione!

Come è stato registrato il brano? Aneddoti dallo studio?
Il brano è stato prodotto da Francesco Rabaglia del Big Pine Creek Studio a Parma. Insieme a lui abbiamo definito il sound del gruppo che man mano che prendeva forma diventava sempre più Retro Wave. Alla fine della prima sessione di mix, abbiamo ripreso in mano tutti i suoni e gli abbiamo dato una sferzata ancora più convinta verso quel sound, togliendo quasi tutte le chitarre e aggiungendo suoni tipici di quell’epoca, ricercandone però un gusto attuale.

Che influenza hanno gli anni Novanta nel vostro progetto? E gli Ottanta?
I veri anni ’80 sono i primi ’90, dove quell’estetica ha raggiunto il suo culmine. Per noi è un tuffo nei ricordi perché in quell’epoca eravamo adolescenti, e a dir la verità, odiavamo un po’ quel sound che però oggi ci fa rivivere sensazioni magiche.

Domanda provocatoria. Non suona tutto un po’ uguale in questa scena infinita di indie italiano di voci, autotune e tastierine? In che modo siete diversi da tutto quanto?
A nostro parere il nostro sound è molto diverso da altre band che vogliono “citare” quell’epoca. Abbiamo fiducia che con i prossimi brani che usciranno si capiranno meglio le nostre peculiarità e la nostra originalità.

Progetti futuri? Come funzioneranno i vostri live?
Il prossimo singolo sii chiama La canzone del caffè e parlerà della semplicità e della bellezza dei gesti quotidiani, come per l’appunto, bersi un buon caffè. Poi seguirà un mini-tour di presentazione del progetto e tante altre canzoni. In live per adesso saremo io e Gabriella con tastiere, voci e basi, e con uno show di visual alle nostre spalle. Sarà uno show, per l’appunto molto visivo che speriamo restituisca tutta la nostra urgenza di gridare melodie soffici e vomitare testi romantici.

Una domanda che non vi ho fatto ma che assolutamente dovrei farvi? Come vorreste che il vostro pubblico si approcciase ai vostri concerti?
Vorremmo ricreare l’atmosfera della discoteca, dove le persone ballano e cantano e si divertono. Ai concerti c’è sempre meno gente che si muove, bene… il nostro compito è quello di riportare la gente a ballare, a saltare, a pogare se necessario. Per questo ci chiamiamo “La Discoteca”.

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