Interview: Kumomi

Vene di Canntona feat. Vespro è di fatto la prima release della nuova etichetta milanese dallo strano nome Kumomi che nasce dall’unione delle esperienze di Francesco Caprai (già celebre nell’underground con lo pseudonimo di OMAKE come produttore e direttore artistico), Daniele Piccoli e Arianna Puccio. A loro dire, in Kumomi c’è la musica prima di tutto, prima di qualsiasi strategia di comunicazione o investimento. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro in questo strano periodo di quarantena!

Ciao ragazzi, grazie mille per aver accettato quest’intervista. Come succede che tre giovani professionisti decidono di fondare una propria realtà? Cosa cercate di fare di diverso da quanto già c’è in giro?

FRANCESCO: succede che dopo quasi dieci anni in questa industria avevo voglia di fare un’etichetta indipendente. Era un po’ il sogno che avevo a 14 anni quando vidi nascere La Tempesta. Volevo fare quella cosa lì. Mi ci sono voluti 20 anni ma eccoci qua. Cosa cerchiamo di fare di diverso? Creare qualcosa che duri nel tempo. Oggi tutto dura davvero un attimo, anche e forse soprattutto nella musica. Vogliamo avere una progettualità e una visione. E vogliamo portare sotto gli occhi di più persone possibili artisti che lo meritano, non in quanto cloni di qualcosa che già funziona ma perché loro per noi possono funzionare, e possono farlo per motivi diversi dagli altri.

DANIELE: In un mondo in cui ogni giorno veniamo travolti da un oceano di contenuti, di qualità o meno, per noi è fondamentale rimettere al centro l’artista ed essere per lui/lei non una semplice etichetta ma un valore aggiunto per la sua musica. E questo lo vogliamo raggiungere con la progettualità e la passione che mettiamo nel nostro lavoro, e con l’identità forte che stiamo creando attorno al progetto Kumomi.

Avete voglia di snocciolarci un po’ di influenze, non per forza musicali, che ci facciano capire qual è la direzione di Kumomi? (siete liberissimi di segnalarci delle immagini)

FRANCESCO: dal punto di vista discografico, come avrai capito sono un po’ un nostalgico. Ricordo 20 anni fa i concerti punk e hardcore delle band della Tube Records, dove al banchetto del merch trovavi non solo i dischi della band che stava suonando, ma anche quelli degli altri gruppi dell’etichetta. Era una figata! Ecco, questo tipo di mentalità (ovviamente in modi che non possono che essere diversi) cerco con tutte le mie forze di portarla avanti anche due decenni dopo, senza restare ancorati al passato ovviamente. Ad esempio ricordo che quando sono usciti i Brockhampton ho avuto l’impressione di essere davanti alla cosa più punk che stessi vedendo da anni a questa parte.

ARIANNA: Conosco Francesco da un po’ di tempo e quando mi ha chiamato per propormi di fare parte di Kumomi la prima cosa che mi ha colpito è l’idea chiara che c’era nella sua testa dell’identità che l’etichetta doveva avere. Mi è stato chiaro fin da subito come avrei lavorato al concept estetico che poi ho creato. Volevo che fosse qualcosa lontano dall’estetica classica delle etichette, che non fosse solo un portfolio di dischi e shooting, ma che avesse una sua identità. Kumomi è una di quelle parole giapponesi che rimandano a concetti, non a una traduzione, il concetto di stare sulle nuvole, di guardare oltre. Tutto il concept è giocato da una parte sull’arte, la forza comunicativa dei quadri e quanto l’arte, sopratutto quella passata, sia in grado di essere attuale anche oggi; dall’altra sullo sguardo, guardare oltre o guardare attraverso alle cose e non fermarsi alle apparenze. Non avevo delle reference vere e proprie, ho solo preso i libri di arte di mio nonno, che amava dipingere, e ci ho costruito su quella che per me è Kumomi, una “casa per le idee”.

È vero che c’è più musica che ascoltatori?

DANIELE: Il mercato è in crescita, l’industria musicale in generale è in crescita e sì, c’è tantissima musica, così tanta che spesso è anche difficile orientarsi nell’oceano di novità e uscite quotidiane.

FRANCESCO: C’è più musica, e ci sono più ascoltatori. C’è più musica perché adesso può registrare in casa dal cellulare un pezzo e vederlo su Spotify il giorno dopo in mezzo a dischi registrati con un milione di dollari di budget nel ’73. Però, rispetto a qualche tempo fa, sono anche aumentati gli ascoltatori. I numeri dei live e degli streaming lo dimostrano. La FIMI ha dovuto cambiare le regole per le certificazioni perché il numero di chi faceva disco d’oro oggi era divenuto una buffonata, e ci sono gli artisti che tutti conosciamo che sono passati in 3 anni da fare i circoli arci a fare tour da 10.000 paganti a sera. Poi ovviamente, questo straripare di musica da ogni parte fa sì che tutto venga ascoltato con poca attenzione. Il discorso è lungo, mi fermo qua che altrimenti parliamo un’ora.

In che modo Canntona e Vespro sono simili e in che cosa sono diversi?

FRANCESCO: Sono simili nell’essere due ragazzi che hanno voglia di farsi sentire, non esclusivamente relativo al crescere dei loro numeri su Spotify o sui social. Vogliono proporre qualcosa che non è la fotocopia di qualcos’altro. Di diverso hanno ad esempio l’approccio artistico, che su Canntona è molto più incentrato sulla scrittura, mentre per Vespro più sulla componente melodica.

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Kumomi?

FRANCESCO: Di incontrarci dal vivo. Quando questa paradossale situazione finirà, la nostra intenzione è quella di essere presenti sul territorio e entrare in contatto dal vivo con le persone, guardandoci negli occhi e capire che vogliamo la stessa cosa: musica bella, nuova, che abbia nella sua essenza già il suo fine ultimo, dove il successo economico e la notorietà sono conseguenze e non obiettivi.

DANIELE: La dimensione dal vivo, in tutte le sue accezioni, è sicuramente quella con cui siamo più impazienti di confrontarci. Tutta la situazione attuale ha ovviamente ribaltato i nostri piani, ma abbiamo comunque tante idee in testa e non vediamo l’ora di poterle mettere in campo.

La domanda che non vi ho fatto ma che avrei dovuto?

FRANCESCO: “Che genere fa Kumomi”? Per ribadire che non saremo mai delimitati agli stili musicali, ma alla musica con stile. In futuro vorrei avere artisti jazz, di musica elettronica, band screamo. Non sappiamo come si evolverà artisticamente Kumomi, e questa è la cosa più bella che ci sia.

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