Interview: Kama

Abbiamo approfittato di un recente live milanese di Kama per incontrarlo e parlare con lui del suo ritorno a dieci anni dal disco di debutto. Le risposte mostrano una visione molto lucida e definita della musica da parte di questo artista e si nota chiaramente anche la passione che sta dietro al suo lavoro.

Sei stato assente per tanti anni, poi improvvisamente sei tornato. Queste canzoni nuove sono tutte recenti o alcune sono nate un po’ più di tempo addietro?
Due o tre canzoni sono addirittura post-adolescenziali, come Lettera Dal Mio Mulino, mentre tutte le altre sono nuove, sono state scritte negli ultimi due o tre anni, me la sono presa comoda…

C’è un evento scatenante che ti ha fatto tornare a scrivere?
Il fatto che i miei bambini sono ora sufficientemente grandi per potermi prendere un po’ più di liberta. In realtà, io ho smesso alla fine del tour di Ho Detto A Tua Mamma Che Fumi, che era stato lunghissimo, credo siano state 120 date. Andrea, il mio figlio maggiore, era appena nato e quindi ho deciso che quella lì non doveva e non poteva essere la mia vita, anche perché non avrei più una moglie a questo punto… Mi sono preso un po’ di tempo, avevo cercato di lavorare con Sony in maniera più distaccata e che mi coinvolgesse meno, senza musicisti quindi senza dover tiare in ballo un po’ di cose, però è stata un’esperienza molto negativa per me da un punto di vista artistico, nel senso che non mi ha dato molto, e quindi ho deciso di prendermi un attimo di pausa, poi avevo un sacco di cose da dire.

Secondo me, alcune canzoni di questo disco sono più simili a quello che avevi fatto prima, invece in altre ci ho trovato più differenze rispetto al passato. Sei d’accordo?
Sono d’accordo nel senso che, secondo me, intanto la produzione artistica è più elaborata e meno scanzonata, questa volta ho voluto farla io, quindi prendere in mano proprio tutto, e secondo me ci sono dei pezzi nei quali la produzione artistica è più profonda, più impegnativa anche all’ascolto, più completa, e trovo che alcune canzoni siano più mature. Adesso ho quarant’anni, non sono più un ragazzino, tante cose le scopri, si cresce, anche da un punto di vista cognitivo, intellettuale, filosofico, non lo so, però si cresce.

In realtà una delle canzoni che mi sembravano più mature era proprio Lettera Dal Mio Mulino, invece tu mi hai detti prima che è tra le più vecchie…
Vedrai che, ascoltata con “le orecchie di poi”, cambierà, perché in realtà è stata molto rappresentativa della mia vita, perché tutti i miei amici, quando sono caduti in crisi esistenziali che capitano a tutti noi, hanno preso le parole di quella canzone per esprimere il proprio concetto, poi non è detto che un ragazzino debba scrivere cose poco profonde, anzi, sono convinto che in certi anni in cui approcci, per esempio, la filosofia, approfondisci meglio alcuni argomenti. Ci sono poi altre canzoni, come De Niro o Acqua ad esempio, più legate alla mia vita di oggi e alla mia visione del mondo di oggi.

Stavo giusto per chiederti di Robert De Niro, che non solo trovo diversa da quello che hai fatto prima, ma anche da quello che hai fatto in questo disco, la vedo come una sorta di unicum nel tuo repertorio, soprattutto come suono. La scelta di ripresentarti dopo tanti anni proprio con questa canzone, è voluta? Hai voluto far capire alla gente che non dovevano aspettarsi un’altra Sapore Sapido? Oppure hai scelto quella perché è la più bella?
No, non credo che sia la più bella, assolutamente. Io ho molto rispetto delle canzoni di questo disco, ci tenevo che fossero tutte canzoni non skippabili. Ho scelto De Niro perché è quella in cui dico più cose tutte insieme, un fiume di parole, e volevo ripresentarmi con un po’ delle cose che avevo accumulato in questi anni, con una canzone un po’ rabbiosa, sempre ironica ma un po’ più aggressiva. Avevo tanto da dire, e ne ho ancora, ho proprio voglia di andare in giro a fare concerti e secondo me questa canzone mi rappresenta molto e rappresenta anche la band che ha collaborato al disco, perché in realtà questo disco è stato registrato con una band che ha lavorato dall’inizio, questo è un gruppo.

Per quanto riguarda Acqua, dal punto di vista musicale ci ho sentito i Doves, non so se sono una band che conosci e ascolti.
No, non li ho mai sentiti, proverò a ascoltarli. Acqua è una canzone che parla di amicizia, quella vera, perché nel corso di questi anni ho imparato ad apprezzare davvero tanto il ruolo che le persone, gli individui hanno nella mia vita, e quanto coltivare l’amicizia e dedicarle tempo ripaghi e ti aiuti a sostenerti e ad aprirti strade nuove. Voleva essere un inno a quella dolcezza che è nascosta nell’amicizia, perché spesso essa è abbastanza superficiale, però in realtà anche nei gesti quotidiani c’è l’idea di aprirsi, stringersi e secondo me è fondamentale per stare bene. Ho ritenuto importante che la canzone fosse la prima del disco e ho voluto un arrangiamento un po’ particolare, con la batteria molto serrata che ho scritto io, i ritmi molto incastrati, il basso usato come percussione, la chitarra usata prevalentemente come noise e quasi mai come chitarra suonata, ho deciso di creare una canzone molto intensa, che doveva essere un’apertura che facesse capire che volevo staccarmi un po’ da quell’aspetto scanzonato che in realtà esiste ancora, in canzoni come Chi Ritrova Le Parole o Città Paradiso, che sono più leggere, perché io sono quello lì, non sono diventato un altro, però mi piace l’idea che in qualche modo anche la carriera artistica di un musicista inizi a prendere strade diverse.

Parlando del suono, tu dicevi che questo è il disco di una band. Com’è stato costruito? Hai portato le canzoni e ci avete lavorato insieme?
No, io ho suonato tutto di questo disco, prima di entrare in studio. Io ho uno studio in casa e ho fatto i provini di tutte le parti lì, chitarre, basso, piano, batteria, quindi siamo arrivati in studio coi musicisti che avevano tutte le parti già pronte. Poi, invece, siamo andati a registrare da Davide Lasala, nello Studio EDAC, che è uno studio affezionato alla strumentazione vintage, c’è pochissimo digitale e tantissimo analogico, lo spazio è molto ampio quindi abbiamo potuto registrare il pianoforte bene, così come i wurlitzer e i Fender Rhodes, di elettronica non c’è praticamente nulla. Il suono è molto caldo e le sonorità sono, per questo periodo storico, fuori moda, già in passato i giornalisti mi facevano notare questa tendenza a essere fuori moda, però non mi interessa, io volevo fare un disco suonato e un’altra cosa a cui tengo molto è che le persone che anno a vedere i concerti devono pretendere di trovarsi di fronte a musicisti che sanno suonare, che hanno studiato i suoni, che sono lì perché hanno delle cose da dire col loro strumento. Chi va a vedere un concerto perde del tempo che dedica a te musicista, e deve avere indietro tanta passione e tanto impegno. È fondamentale che il disco e il live siano suonati bene. Dagli anni Settanta in poi, i cantautori del passato si presentavano tutti con dei musicisti eccezionali, invece oggi si improvvisa troppo e questa cosa non fa affatto bene alla musica ed è una delle cose che ha fatto disaffezionare alla musica live e che, dall’altro lato, ci fa apprezzare molto i musicisti stranieri quando vengono qui in Italia, ci danno delle pettinate violente e noi diciamo “ecco, questi sì che sono dei suoni di chitarra” e secondo me, invece, potremmo farlo anche noi. Per esempio, se ti è capitato di ascoltare i Giorgieness, dico finalmente, gente che suona e che spacca, suonano bene, tu vai a vedere un loro concerto e esci che sei pieno, perché ti hanno dato quello che sanno fare, e tu non lo sai fare, lo sanno fare loro.

Questa cosa la si trova anche nei concerti di gruppi storici come Afterhours, Marlene o Verdena.
Tutta gente che suona da paura ed è una questione proprio di rispetto della musica.

Per le nuove leve, purtroppo funziona molto come dici tu.
Io poi capisco che ci possono essere tanti motivi, ad esempio produrre un disco suonato è molto costoso, perché hai anche bisogno di certi spazi e di certe attrezzature.

Però ad esempio mi hanno detto che è molto bello il live di Motta, rimanendo sulle cose nuove, io ancora non l’ho visto.
Nemmeno io, ho visto qualche video e comunque lui è molto bravo ed è un musicista polistrumentista, quindi sicuramente il live sarà di altissima qualità e anche dal disco, si sente che ha tante cose da dire. Io comunque non ho niente in contrario a questo filone che vede spesso Cantaluppi come produttore, con questi suoni anni Ottanta, sono cose anche divertenti, solo che non mi rappresenta e non me la sento di abbracciarlo, è la moda di oggi ma non mi interessa. Volevo che il disco fosse suonato e ci abbiamo messo tanta fatica e cose che fanno perdere molto tempo come i nastri, però alla fine lo trovo molto caldo e accogliente.

Dal punto di vista delle armonie, sia vocali che tra voci e strumenti, ho notato un forte influenza dei Beatles, non so se sei d’accordo.
Ci sono cresciuto con loro, e comunque questa cosa me l’ha fatta notare anche Stefano Rocco e, alla fine, la mia risposta è che, se proprio vogliamo vedere, è tutta la musica contemporanea di un certo tipo a essere passata sul Vangelo dei Beatles. Loro hanno attraversato quasi tutte le fasi della musica di adesso, come sperimentazioni, utilizzo degli strumenti e delle armonie, sono stati i capiscuola di quasi tutte le innovazioni. Sono il mio pane quotidiano, li conosco benissimo, li ho studiati a fondo e li adoro. Poi penso che siano solo influenze, non credo che ci sia alcun plagio, l’influenza c’è, tantissimo, io li amo e li adoro.

Adesso nel live fai solo le canzoni di questo disco o riprendi anche cose dal passato?
Se non faccio Ostello Comunale, la gente si arrabbia, quindi quella mi tocca farla, ma direi anche Sapore Sapido e altri due o tre pezzi, perché è bello farli.

Dobbiamo aspettare altri dieci anni per cose nuove di Kama? I figli ormai sono cresciuti…
Dieci anni no, però la cosa che io prometto è che non farò un disco fino a quando non avrò un numero sufficiente di canzoni che meritino tutte di essere ascoltate. Non metterò mai riempitivi nei dischi, questa è la promessa che mi sento di fare a chi perde del tempo ad ascoltarmi. Questa cosa della qualità secondo me è fondamentale, poi io mediamente sono abbastanza creativo, ma in ogni caso è fondamentale che un disco sia tutto da ascoltare e tutto di qualità. Comunque dieci anni no, speriamo di no.

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