Interview: Irene Brigitte

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Irene Brigitte, cantautrice triestina che ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Prio, un termine siciliano dal suono buffo che identifica “una sorta di allegria”, o anche quell’euforia illusoria, quell’andamento di sentimenti fortissimi che ci tiene sospesi quando siamo innamorati.

Del brano lei dice A volte ci illudiamo di saperlo, ma quell’allegria (in siciliano “prio“) è frutto di un misterioso gioco di specchi. Come in una danza che ancora non conosciamo, impariamo passi nuovi che – nel bene e nel male – lasciano il segno.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Ciao Irene e benvenuta. Partiamo dalle presentazioni per rompere il ghiaccio: chi è Irene Brigitte? 

Grazie a voi della “chiacchierata”. I nomi che porto sono due, come due sono le passioni per nutro per il cantautorato e per la musica barocca. Le unisce la voce e la ricerca di un linguaggio che valorizzi le parole ma ciò che sta tra le righe.  

Parliamo invece del tuo background musicale. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirata? Ci sono state delle influenze che non ci aspetteremmo lungo il tuo percorso? 

C’è molto rock, con una preferenza per quello più alternativo, ma anche l’incontro con l’entechno mousiki greca e la sua libertà nel seguire la poesia invece che la struttura classica della canzone. Forse il fil rouge è proprio questo continuo desconfinamento per mettersi a servizio della canzone, conoscere le regole ma prendersi la libertà di interpretarle. Per questo stimo artisti camaleontici come My Brightest Diamond e Becca Stevens ma anche i nostri Battiato e La rappresentante di lista. 

Sappiamo che hai avuto modo di esibirti anche all’estero, in particolare hai fatto un intero concerto per la radio portoghese The Gig Club. Come è nata questa collaborazione? Qual è il tuo legame con il Portogallo? 

Stretto direi, in quanto vivo a Porto da settembre. Il trasferimento qui è stato per motivi di studio, sto conoscendo meglio il repertorio antico lusitano, ma la portata dell’esperienza si sta trasformando. Vivere la pandemia in un costante confronto tra le modalità di informazione e di elaborazione della stessa in Portogallo e in Italia, mi ha fatto mettere a fuoco su caratteristiche culturali che in qualche modo provengono dalle storie specifiche dei due paesi. E questo si sente anche nelle rispettive musiche.  

Prio fa riferimento ad una parola siciliana che identifica “una sorta di allegria”. Nonostante questo il sound di questo pezzo rimanda a sensazioni malinconiche, molto legate alla nostalgia. Hai voglia di parlarci meglio di questo connubio? 

È un po’ come nella vita, non siamo mai una cosa sola. Quando da bambini ci divertiamo a saltare sui materassi, sempre più in alto, fino a volare, c’è anche il momento in cui questo gioco finisce. Un po’ come in amore. Ma una sensazione non esclude l’altra, e anche se siamo tristi perché i “grandi” ci hanno fatto smettere, l’allegria che nasce in quei salti resta intatta.   

E invece per quanto riguarda il tuo processo creativo? Come nasce un tuo brano? 

Come tutte le nascite, una non è mai uguale all’altra. Ci sono quelle che hanno bisogno di più tempo e quelle che escono senza preavviso. Per “Prio” è stata la seconda, ero seduta sotto gli splendidi portici della Basilica Palladiana e mi è tornato in mente il profilo di una persona. Da lì sono seguite rapide le parole, che hanno portato altre immagini. A casa poi, dopo una conversazione, è arrivata anche la musica, che a sua volta ha richiesto altre parole. Insomma, a volte sembra quasi che le canzoni abbiano vita propria.  

Come hai trascorso questi ultimi mesi di quarantena e com’è stato il tuo rapporto con la musica in questo periodo?  

La musica è stata la disciplina che mi ha permesso di vivere questo periodo a tratti quasi monastico con serenità. La pratica, la ricerca, l’auto-percezione, sono tutti elementi che aiutano a espandere le quattro pareti di una stanza e portano quotidianamente novità e sfide. Naturalmente nulla può fare per la rabbia che scatenano storie come quella di George Floyd ma anche della nostra Italia che, mentre gli occhi erano puntati altrove, si preparava a vendere due fregate militari all’Egitto, nonostante le indagini in corso sull’omicidio di Giulio Regeni.  

A quando un album? 

Qualche mese, sento che è davvero giunto il momento di pubblicarlo. Ho sempre dato la priorità ai concerti e alla ricerca, ma sento l’esigenza di fermare su file almeno un po’ delle tante canzoni che mi circolano in testa. La difficoltà sta sempre nel cucire il vestito che meglio le esalti, ossia il lavoro di produzione, ma l’esperienza con Alessandro Giorgiutti (Abba Zabba) per “Prio” mi ha insegnato molto e mi fa ben sperare.   

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