Interview: Giungla

Ci siamo sentiti con Giungla (aka Emanuela Drei) in occasione dell’uscita di Turbolence, il suo ultimo EP uscito per Factory Flaws, per farci spiegare come sono nati i brani, il passato e il futuro del progetto che ormai ha iniziato cinque anni fa.

IR: Nei primi anni della tua ‘formazione’ sei stata prima voce e chitarra di Heike
Has The Giggles
e poi bassista di His Clancyness, infine solista. E’ stata sofferta
la decisione di non avere un gruppo o più semplice o naturale del previsto?
G: All’inizio avevo in mente di formare una band, ma dopo un po’ ho sentito che non stavo
trovando le persone giuste per condividere un percorso e non volevo turnisti.
Così ho buttato via molto materiale e ho ridotto tutte le idee all’osso ragionando su come
poterle portare live da sola. In un certo senso il live per me è stato uno strumento anche
per capire come fare le cose in fase di registrazione. Decidere di salire su un palco senza
filtri e senza la “protezione” di una band, mi ha dato modo conoscermi meglio come
performer e di capire i miei limiti e le mie forze. È stato un processo naturale, forse non
semplice, ma decisamente un salto nel vuoto di cui avevo bisogno in quel momento.

IR: I primi brani come Giungla hanno la chitarra come protagonista, poi hai
deviato su un suono molto differente pieno di campionatori e beat, ora sembri
tornata sui tuoi passi, quasi un equilibrio(penso a Jump ad esempio). Sei
d’accordo?
G: Mi interessa da sempre trovare una sorta di equilibrio. Molto spesso per scrivere utilizzo
altri strumenti come synth, basso, sampler, e anche i miei ascolti sono molto vari e in
realtà davvero poco “rock” (nel senso più classico); penso che quello che faccio sia una
sorta di modo personale di tradurre una mia certa idea di “pop”, ma anche con la chitarra.

IR: In Turbulence i brani sembrano più sofferti che in quelli precedenti, sono stati
ispirati da momenti diversi o figli di uno stesso periodo?
G: I brani di Turbulence sono nati quasi tutti in momenti diversi, ma effettivamente se in
passato avevo legato certi pezzi a delle immagini visive abbastanza precise in questo caso
ci rivedo più un’idea di movimento, qualcosa di inafferrabile, una sorta di consapevolezza
di dover lasciare che le cose abbiano un loro corso senza poterle controllare.
Tra l’altro anche quello che è successo intorno a noi in questo ultimo periodo mi ha dato
modo di leggere i brani in questo senso.

IR: Jessica Winter come l’hai conosciuta e come sei riuscita a coinvolgerla?
G: Ho conosciuto Jess un paio di anni fa mentre mi trovavo a Londra per un periodo a
lavorare a nuova musica. Alcune persone ci hanno presentate e ci siamo sentite subito
molto vicine musicalmente.
Ci siamo trovate nel suo home studio per provare a scrivere qualcosa insieme e partendo
solo da un piano e una chitarra mezza scordata è nata Little Problem.
Amo la sua sensibilità sia come songwriter che come producer, penso sia tra le artiste UK
più interessanti attualmente e sono onorata di aver scritto questo pezzo con lei.

IR: C’è qualcuno che avresti voluto collaborare ma non sei riuscita a coinvolgere?
G: In realtà è stato un anno in cui mi sono buttata in collaborazioni di diverso tipo e tra
queste un’altra artista inglese che amo mi ha chiesto di lavorare ad un suo pezzo dandomi
carta bianca. Al momento questa canzone per varie vicissitudini non ha ancora visto la
luce, ma spero potrà succedere presto. Ovviamente per scaramanzia non dirò di chi si
tratta!

IR: Incidi per un’etichetta, la Factory Flaws, completamente digitale, non credi
nei formati fisici?
G: Purtroppo temo sia il momento ad essere forse forzatamente molto “digitale” e soprattutto
non semplicissimo per chi non ha a disposizione grandi budget. In ogni caso, il mio primo
EP “Camo”, sempre uscito per Factory Flaws, era uscito su vinile.
La copertina di “Turbulence EP” è un quadro della pittrice Sophie Westerlind, quindi vorrei
rendere fisica anche quest’ultima uscita non appena sarà possibile, per onorare al meglio
questa collaborazione con lei.

IR: Give Up è il brano che mi piace di più, cosa volevi trasmettere?
G: Give Up l’ho scritta molto di getto in un momento in cui ero un po’ disillusa, in particolare
per alcune dinamiche del mondo musicale ed i suoi alti e bassi.
Parla del fatto che a volte il giudizio degli altri possa riuscire a farti cambiare idea su cosa
sia importante per te, su come farti sentire e addirittura su di te. È un pezzo di amore/odio
per ricordarsi di ascoltarsi di più.
Con il tempo questo pezzo è diventato un po’ il mio “cavallo di battaglia” dal vivo, quando
la suono scendo in mezzo al pubblico ed è uno dei momenti del live dove mi diverto di più.


IR: C’è stato qualche brano che è stato più facile/difficile registrare di altri?
G: Se ci ripenso mi viene in mente che per Turbulence in studio alla fine, con Giorgio Pesenti
(degli Iside) che l’ha prodotta, abbiamo preferito tenere le voci fatte per la demo. Non
pensavo minimamente sarebbero state definitive e forse proprio per questo erano le take
giuste. È sempre un po’ magico quando succedono queste cose senza nemmeno
accorgersene.


IR: In cosa ti ha aiutato la produzione di Andrew Savours ?
G: Andy lungo la sua carriera si è occupato dei dischi di band come The Kills e Yeah Yeah
Yeahs perciò prima di tutto sapevo che con lui il mio sound di chitarra sarebbe stato in
buone mani. La parte di recording delle chitarre è stata molto stimolante e mi ha aiutata
molto a prendere delle scelte precise in termini di suono e quindi spero anche a crescere
come chitarrista.
In generale poi credo sia riuscito perfettamente a trovare una direzione diretta e unica per
tre pezzi che a livello di scrittura forse non erano facilmente assimilabili.


IR: Hai partecipato a diversi festival come SXSW o il Great Escape, cosa ti hanno
lasciato queste esperienze?
G: Queste esperienze mi hanno dato modo di viaggiare, scoprire posti incredibili, conoscere
persone, oltre che far parte di una line up che includeva alcuni dei miei artisti preferiti. Ma
soprattutto mi hanno lasciato la certezza che l’unica via sia continuare sempre a guardare
a quello che c’è fuori con curiosità e sentirsi parte di un tutto.


IR: Per le prossime date live sarai sola con la tua strumentazione o avrai qualche
aiuto?
G: Nei prossimi live elettrici sarò sempre accompagnata da un batterista, quindi anche se il
pubblico dovrà stare seduto e distante spero che almeno arriverà il doppio del volume.

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