Interview: Edwige

Edwige è l’alterego di Emanuela Mereu, instancabile fotografa, videomaker, blogger e tante altre cose della scena milanese. Di origini sarde, dopo un primo singolo più spensierato dal titolo Limonamore, firma un nuovo brano che descrive Milano con gli occhi di chi è appena arrivato, con la voglia di conoscere gente nuova ma dovendo sempre fare i conti con i propri sentimenti. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei.

Presenti il tuo progetto a chi ancora non ti conosce? Progetti musicali precedenti?
Ciao a tutti, io sono Edwige e vivo a Milano (anche se sono sarda); non mi piace parlare tanto di progetto, perché alla fine sono io. Edwige è il mio terzo nome, e quando ho deciso di dar voce alle cose che scrivevo ho riflettuto tanto, perchè i miei testi sono sempre autobiografici e parlano dei miei vissuti, senza usare filtri. E’ partito tutto quando ho scritto per gioco Limonamore a Vittorio, era per un suo flirt. Poche ore dopo avergli mandato il testo, lui ci aveva scolpito sopra la composizione. Con Vittorio ci siamo conosciuti così, su un gruppo whatsapp, ad un aperitivo che organizzavo a Roma. Limonamore è uscita tanti mesi dopo, dopo un lungo periodo di riflessione sul come farla uscire e con quale progetto. Alla fine, una notte, mentre cercavo di addormentarvi, ho pensato alle identità dei miei tre nomi (Emanuela Benedetta Edwige) e ho pensato che Edwige ancora non avesse una identità, e adesso eccola qui. Non ho progetti precedenti, ma solo progetti futuri su cui sto lavorando. Uno di questi è articolo.76. sto cercando di costruire un collettivo di dj donne con lo scopo di portare nei locali un po’ di musica anni 70/80. E un progetto super secret di cui non posso spoilerare ancora nulla.

Rispetto al tuo debut Limonamore, possiamo dire che qui c’è una bella dose di malinconia in più? Che cos’è cambiato dal primo singolo? Che cosa cambierà?
Si, mentre con limonamore, abbiamo giocato sul mio lato ironico. Dejasempre, invece, è una canzone più matura. Prima di lei, ne ho scritte molte altre. Ma questa ha decisamente è più malinconica. Quando l’ho scritta, è partito tutto dalla frase (Ogni volta che io ti vedrò, vestita così avrò un déjàvu per sempre) che ho detto ad una mia amica mentre camminavamo all’università, perché avevo realmente appena avuto un déjàvu di quel momento. Poi è nato tutto il resto, la parte “rap” l’ho scritta in studio, mancava qualcosa. E secondo me quel punto lì, descrive tutto. Quello su cui stiamo cercando di lavorare a livello di produzione musicale e testuale è proprio sul contrasto, tra ironia e malinconia, ed è anche quello che abbiamo fatto con Dejasempre, infatti si sviluppa su due livelli, un ritornello più spensierato e le strofe colme di vita vissuta e malinconia. Dejasempre è uno scontro con me stessa e con l’altro. Parla del mio arrivo a milano e del disagio di perdersi e ritrovarsi da soli in un monolocale, parla di un incontro importante. Comunque , secondo me, quello che cambierà sarà più a livello di scrittura, sto lavorando tanto sullo stile per affinarlo e per renderlo sempre più “trash-elegante”

Qual è la tua formazione musicale? C’è qualcosa nei tuoi ascolti che non ci aspetteremmo?
La mia formazione musicale è composta da me, che scrivo i testi, Vittorio che li compone e Giovanni Carnazza che li abbellisce con la produzione. Sul live set ci sto iniziando a lavorare, fino ad ora mi son esibita con Angela Iris alla chitarra e alla tastiera, accompagnata dalle basi. (Sui live a Milano) oppure con Vittorio Belvisi con la chitarra e l’autotune. (Sui live romani).

L’uso dell’autotune ti avvicina alla scena trap, da cui sembrano essere completamente assenti le donne (magari ci buttiamo dentro Myss Keta). Come mai secondo te?
L’uso dell’autotune è una cosa che mi diverte molto. (Lo uso anche quando presento i concerti degli altri). Comunque, per quanto riguarda la scena trap, qualche donna c’è,  (Chadia per esempio) e secondo me stanno iniziando ad uscire ora, perché diciamo, che a livello di mercato, mentre quello maschile è ormai saturo, quello femminile sta iniziando ora ad emergere. Un’altra artista secondo me molto forte sulla trap, è  Madame. Bisogna un po’ andarsele a cercare e spaccano quelle poche che ci sono.

In Dejasempre parli di una ragazza che ti si è fissata nella testa, e che ogni volta che rivedi vestita come in quel primo momento, vivi un dejavu. Ci racconti qualcosa in più di lei?
Diciamo che lei ora non fa più parte della mia vita, ma è stata una storia importante, tanti dei testi che ho scritto hanno molto di lei. E’ stata un po’ la musa ispiratrice di tutto e le voglio bene. (Non è quella del video, tranquilli) Poi la questione del déjàvu riflette molto il mio arrivo a Milano.

Ci racconti come è stato girato il video? Gli occhiali alla fine li hai comprati?
Per quanto riguarda il video, le parti iniziali e finali  sono riprese che avevamo fatto per Limonamore, ma che ci stavano benissimo in Dejasempre. E son state girate da Marta Di stasi, mentre le parti centrali, son state girate “La ragazza dai capelli rossi”, (ornella cannavacciuolo) che ha curato insieme a me la fotografia del video, mentre le parti al rocket, son state fatte da me, tanto tempo fa, proprio nel primo periodo a Milano, quando sperimentavo il videomaking e la fotografia. Gli occhiali… alla fine, ci sto ancora pensando se comprarli. 

Cosa c’è nel futuro di Edwige?
Nel futuro di Edwige, c’è Edwige. Scherzo. Spero un bel futuro e con un album, le tracce ci sono e ci stiamo lavorando. Ho già il titolo (ma ancora non ve lo dico) Ma vi spoilero già che dopo Dejasempre uscirà un altro pezzo, su cui stiamo già lavorando.

Come è andata la tua data al Rocket Bar?
E’ stato molto divertente, ho respirato una bella atmosfera. Abbiamo cantato almeno 5/6 volte dejasempre. (ahahah)

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