Interview: Diserto

Diserto. Sembra esser saltato fuori dal nulla. Una manciata di like su Facebook, un solo singolo sulle piattaforme digitali e quasi nessuna info che circola online. No, non pensate a Liberato, pensate solo a un misterioso personaggio che non è bene a conoscenza di cosa fare, di cosa funziona e cosa no, che ha una bella capacità di scrittura e un’immensa cultura generale, e qualcosa da dire. Non sappiamo che faccia abbia, quali siano i suoi piani per il futuro e gli abbiamo chiesto di parlarcene. Ne è venuto fuori che potrebbe essere un genio, o completamente pazzo.
Scopri
qui il primo singolo L’Ora Del Confronto.

Insomma, chi è Diserto? Un nuovo rapper di cui non riusciremo a scoprire niente di niente?P Perchè la scelta di non mostrarti al pubblico? Sei effettivamente un rapper?

Diciamo che sono una via di mezzo. Mi affascinano le potenzialità espressive del genere, il grande spazio lasciato al testo e la sua centralità, ma sono completamente lontano da quell’immaginario. Prendo in prestito solo gli elementi che più mi fanno comodo, non mi interessano i tecnicismi, gli incastri o la velocità. Anche perché sono cose che non so fare, ovviamente! Comunque non mi identifico molto nel rap, il mio gusto musicale si è formato con altri ascolti.
La scelta di non mostrarmi al pubblico non ha niente a che vedere con strategie di marketing o giochini simili. Penso che al momento non abbia senso che la mia faccia compaia nei video o nei contenuti legati alla mia musica perché semplicemente non è necessario. Poi già di mio sono fuori dal mondo dei social network, non mi è mai venuto naturale condividere con il web miei scatti o informazioni legate al mio privato. Perché alla gente dovrebbe interessare? Preferisco di gran lunga ricevere e condividere foto di gattini, alcuni sono molto obesi.

Bisogna fare distinzione tra rapper e cantautori?

Secondo me no, sono entrambi generi in cui il testo ha un ruolo chiave. Tendiamo a considerare il cantautorato più nobile per via della sua grande tradizione, quando anche lui sa regalarci spazzatura esattamente come il rap. Fatto sta che i cantautori vengono molto spesso sopravvalutati mentre nel rap accade l’esatto contrario. Alcuni rapper scrivono testi incredibilmente belli ma passano completamente inosservati perché associati a uno stereotipo di pose, droghe e vestiti firmati. Non dico che questo tipo di rap stereotipato non esista, ma non rappresenta l’unica realtà.

I tuoi testi sono molto criptici, stratificati, poco chiari. È un po’ come se non volessi davvero far arrivare ai tuoi ascoltatori ciò che vuoi comunicare, un po’ come tutto il resto del progetto.

Sono dell’idea che più si lascia spazio di interpretazione all’ascoltatore più il testo acquisti varietà e verità. A ogni ascolto l’ascoltatore troverà significati sempre nuovi e fra 10 anni avrà modo di guardare il brano da un’altra prospettiva e ricucirselo nuovamente addosso. Una canzone con più vite è una canzone più viva. Ovviamente cerco di non scrivere testi senza senso, credo/spero che le tematiche di fondo risultino chiare. Al massimo nei prossimi video lascerò un numero di telefono in sovraimpressione per maggiori info o chiarimenti.

Sia L’Ora Del Confronto che Guerra parlano in fondo di conflitti (giusto?) sarà così per tutta la tua produzione?

Il conflitto è il cuore di una storia. Nel mio modo di vedere le cose finché ci saranno canzoni ci saranno anche conflitti e viceversa. Per quanto riguarda il futuro della mia produzione non ti saprei proprio dire, cercherò di spostare il conflitto in terreni sempre nuovi per evitare di ripetermi. A meno che non mi diano una barcata di soldi per pubblicizzare il cornetto Algida e allora tutto questo discorso del conflitto potremo anche metterlo da parte. L’unico conflitto sarebbe resistere al gusto inconfondibile di cornetto Algida! (mi sto già esercitando e vedo che funziona)

Qual è la tua formazione musicale? Hai cambiato gusti musicali nel corso della tua vita?

Ho preso lezioni di chitarra quando ero adolescente, il resto l’ho imparato da autodidatta. Nella mia vita ho ascoltato moltissimi generi musicali. Non direi di averli cambiati, più o meno si sono integrati tra di loro in maniera costruttiva. Col tempo ho imparato ad apprezzare generi più complessi senza disdegnare i primi ascolti, per quanto imbarazzanti fossero. Anche le tamarrate più assurde custodiscono in sè una loro poesia, basta riuscire a vederla. È un concetto molto alla Piccolo Principe ma è vero. Comunque sono partito come tutti da Cristina D’avena (è inevitabile) per poi passare alle poppate preadolescenziali. È stata la guida di Rolling Stone ai 500 album più belli della storia a indirizzare e affinare un po’ il mio ascolto.

Sei amico o sei in contatto con altri musicisti, quali?

Sono completamente fuori dal circuito musicale, non ho progetti passati o paralleli con altri musicisti. Questo è un progetto che parte da zero in tutti i sensi. Per ora le mie collaborazioni si limitano ai tecnici del suono per i master.

Cosa dobbiamo aspettarci da Diserto per il 2019?

Di sicuro farò uscire altri pezzi, non conosco ancora le tempistiche ma usciranno, ci sto già lavorando. Sto comunque aspettando la telefonata per il cornetto Algida, se non è quest’estate è la prossima, me lo sento.

Ci fai una playlist di dieci brani che ti hanno influenzato?

Certo! Mi raccomando, non sono in ordine di importanza! Non vorrei ricevere telefonate di offesa da parte di nessuno di loro, specialmente da quelli morti.
The Stranger song (Leonard Cohen)
The Motel (David Bowie)
Preghiera in gennaio (Fabrizio De Andrè)
Soma (The Smashing Pumpkins)
S.S dei naufragati (Vinicio Capossela)
New York City Serenade (Bruce Springsteen)
Sotto prescrizione del Dott. Huxley (Verdena)
Like spinning plates (Radiohead)
Heroin (The Velvet Underground)
The minute of decay (Marilyn Manson)

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